Talenti dei bambini

I talenti dei bambini: come aiutarli a scoprire cosa vogliono fare da grandi

Di Alessia Calzolari
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04 Ottobre 2017
Lo psicologo e psicoterapeuta Davide Algeri spiega come interpretare, sviluppare e stimolare i talenti e le passioni dei nostri figli
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«Mamma, da grande farò il pompiere», «Papà, io sarò un dottore dei cani e dei gatti», «Amore del nonno, cosa vuoi fare da grande?», «Farò la parrucchiera, proprio come te zia», quanto è bello fantasticare su tutte le meravigliose sfide che affronteranno i bimbi per diventare grandi e trovare la loro strada?

 

Il punto è come fare a trovare il percorso più giusto per il nostro bambino, quello in cui riesce meglio e ha più talento. Perché, se non ci sono dubbi che ogni bimbo ha una dota particolare e specifica, non sempre è facile riconoscerla o aiutarlo ad individuarla e a rafforzarla.

 

Lo psicologo e psicoterapeuta Davide Algeri spiega come provare a capire e come incentivare le passioni dei più piccoli, affinché, chissà, non diventino veramente un lavoro: noi grandi lo sappiamo bene, fare il proprio mestiere con passione e amore è tra le cose più belle del mondo. Non vogliamo lo stesso per i nostri bambini?

 

 

Lucia vuole costruire case da grande, cosa significa?

 

«Se un bambino o una bambina mostrano particolare predilezione per un mestiere, probabilmente significa che potrebbe essere portato/a a farlo meglio degli altri», spiega il dott. Algeri. Questo vuol dire che, possibilmente, Lucia potrebbe diventare un bravissimo ingegnere edile o un architetto creativo e geniale. Definire il talento è complesso, si tratta di una serie di caratteristiche, in parte dovute a predisposizioni naturali, in parte a fattori ambientali, che si definiscono pian piano tra l’infanzia e l’adolescenza.

 

 

Talento: quando ti scovo?

 

«È possibile rilevare il talento sin da piccoli, tendenzialmente – e questo vale soprattutto per lo sport – sin da quando sono in grado di poter iniziare svolgere un’attività (e di solito lo sport, appunto, è una delle prime che si propone)», ma lo stesso si può dire della musica, dell’arte o delle inclinazioni per mestieri più lontani dalle occupazioni tipiche dei bambini. Lo psicologo però, ci ricorda che «non ci sono regole fisse su quando si manifesterà un talento, una passione o una particolare inclinazione, ci sono bambini precoci e altri meno».

 

Come tirare fuori le passioni

 

«Per aiutare i bambini a scoprire una passione è importante proporre stimoli diversi e di tipo differente nella fase dello sviluppo, che non significa riempire le agende di piccoli (e adulti, di conseguenza) di appuntamenti, sport e corsi diversi». Se il bimbo è interessato al mondo del calcio, lo si può iscrivere ad una squadra, regalargli il cannocchiale se vuole fare l’astronomo, portarlo a vedere una mostra – e ormai le visite guidate per bambini stanno diventando sempre più stimolanti – oppure regalargli un libro sulla scoperta della città di Troia se appassionato di storia antica e archeologia.

 

 

Mamma voleva fare la ballerina

 

Il dott. Algeri ci avvisa però: «Fate attenzione a incentivare le richieste dei vostri figli e seguire le loro propensioni, non le vostre. Non riversate su di loro le vostre ambizioni frustrate, sperando che i vostri bambini facciano ciò che voi non avete fatto». È vero che i figli vengono introdotti ad hobby, sport, attività e passioni dai genitori che, almeno inizialmente, scelgono per loro, e questo di per sé non è un male, «lo diventa, se si radicalizza in una strada senza uscita. Anche perché – continua il dott. Algeri – fino ai 12-13 anni è difficile che un ragazzino abbia le idee chiare su cosa voglia fare da grande, perché non ha avuto ancora modo di sperimentare le diverse opportunità che la vita può offrire e, quindi, può essere utile fornirgli spunti da cui partire per provare e capire dove si sente più a suo agio e tirare fuori il proprio talento proprio lì». L’importante, insomma, è riconoscere quando il bisogno è personale del genitore e non del ragazzo.

 

Saper fare non significa amare

 

Qual è la migliore strategia da mettere in campo se riconosciamo che il nostro bambino ha una particolare dote, è particolarmente bravo o portato per una determinata materia o pratica? «Va benissimo esortare il bambino, almeno un po’, ma senza mai obbligare. Il bambino e poi il ragazzo deve aver modo di seguire la sua natura. Il rischio che si potrebbe correre, infatti, sarebbe quello di allevare un talento, ma depresso. Pensiamoci, conosciamo moltissimi esempi di personaggi famosi che sono campioni del loro campo, ma, dal punto di vista personale, sono problematici. Bisogna sempre chiedersi cosa si vuole per i propri figli: un talento patologico o un sano talento?».

 

Talento fa rima con amore

 

Più che di talento, sarebbe, quindi opportuno parlare di passioni probabilmente. Oltre al talento, infatti, deve esserci la volontà di eccellere in quel campo e amare la materia per cui si è particolarmente portati. «Se c’è un talento questo prima o poi si esprime, alla fine la persona è sempre portata verso quella determinata cosa».

E se il piccolo o la piccola di casa amano giocare a basket, ma non centrano il canestro neanche per sbaglio? «Se un bambino non è particolarmente portato per quella attività che dice di voler intraprendere da grande, lasciatelo fare. I bambini, di solito se ne accorgono da soli e cambiano strada. Magari potreste proporre delle alternative e il bimbo potrebbe scoprire che, dopo averle provate, ci si adatta meglio che non a quella in cui non eccelle particolarmente. Partire dal fornirgli stimoli affini, ma senza mai fossilizzarsi, proporre attività sempre diverse e magari anche poco note può essere una valida strategia. Resta, però, sempre valido il consiglio di non riempire mai troppo i pomeriggi e le settimane».

 

 

Strumenti pratici per incentivare una passione a crescere

 

Mamme, papà, nonni, zii e grandi di riferimento, per aiutare il piccolo di casa ad approfondire un tema, a scoprirne sempre di più e a migliorare, facendo crescere una piccola passione, proponetegli attività inerenti all’ambito scelto. Questo significa fargli fare (e vedere) lo sport del cuore oppure portarlo a vedere mostre, regalare libri adatti all’età, ma anche portarlo a concerti o facendogli ascoltare musica, mettendogli a disposizione carta e colori per disegnare e materiale per essere creativo.

Capita, però, a volte che nostro figlio sia appassionato e un portento in un’attività – come ad esempio il canto lirico – di cui noi genitori non sappiamo niente, non abbiamo mai visto un’opera in vita nostra. «Indubbiamente chi ha un background affine alla passione del proprio bambino è avvantaggiato. Se, però, non si hanno gli strumenti per accompagnare il bambino – spiega il dott. Algeri – ci si può aiutare con i libri, ne esistono anche solo con immagini per i più piccolini, giochi educativi che abbiano come tema centrale l’interesse del bambino».

 

Per approfondire

 

Il dott. Algeri consiglia alcuni testi per aiutare grandi e piccoli a saperne di più sul talento. Il primo è “Quaderno d’esercizi per scoprire i propri talenti nascosti” (di X. C. De Saint Cyr e J. Augagneur, Vallardi A. editore): un piccolo libercolo che aiuta a stanare sogni e propensioni. “Piccolo genio! Scopri il talento che c’è in te” (di A. Pellai e B. Tamborini, De Agostini), invece si raccontano le vite – o meglio, l’infanzia – di personaggi straordinari, appartenenti ai campi più diversi, per imparare che per il proprio talento bisogna anche lavorare duramente.

Per i grandi che non temono la letteratura scientifica il testo da cui poter partire è: Olszewski-Kubilius P. (2008) The Role of the Family in Talent Development. In: Pfeiffer S.I. (eds) Handbook of Giftedness in Children. Springer, Boston, MA.