Regole e non comandi per gli adolescenti

Figli adolescenti: diamo loro regole e non comandi

Di Zelia Pastore
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25 luglio 2019
Con l’aiuto di una consulente pedagogica, Laura Petrini, vediamo come affrontare al meglio l’adolescenza dei figli dando loro una bussola per imparare ad orientarsi nel mondo: le regole

Non più bambini ma non ancora adulti fatti e finiti, “sempre attaccati al cellulare” (come li definiscono spesso mamma e papà) ma anche davanti ad un mondo che, mai come in quest’epoca, è in continua e rapidissima evoluzione: essere adolescenti oggi non è un mestiere semplice, ma fare i loro genitori non è da meno. “Non ascolta” e “non ubbidisce” sono due delle frasi più ricorrenti con cui vengono descritti i ragazzi: cerchiamo di capire come stabilire un rapporto tra generazioni il più costruttivo possibile, attraverso chiare regole e non comandi autoritari.

 

 

REGOLE PER GLI ADOLESCENTI: FACCIAMO LE MOSSE GIUSTE

 

I ragazzi di oggi sono più complicati di quelli di una volta? « Non sono gli adolescenti moderni ad essere più “difficili”, semmai la fragilità sostanziale risale alla fatica dei genitori nel gestirli» spiega Laura Petrini, formatrice e counselor pedagogica del CPP. «In questo momento storico sono i genitori ad essere fragili e sempre più interessati a mantenere il focus sull’aspetto affettivo ed emotivo della relazione: questo aspetto rende più complicato dare ai figli delle regole».

 

Non possiamo però tralasciare di considerare le fatiche che si trovano ad affrontare nel mondo attuale gli adolescenti: «Sicuramente la società in cui si trovano a crescere e vivere è un contesto complesso, più difficile da codificare. Una delle maggiori fatiche è quella di non avere un futuro certo nel mondo del lavoro. Ma se i genitori mettono in campo le mosse giuste, senza dubbio gli adolescenti possono orientarsi più tranquillamente nelle difficoltà della vita». Cerchiamo di capire allora quali sono queste mosse.

 

 

 

 

PER DARE REGOLE AGLI ADOLESCENTI, CAPIAMO COME FUNZIONA IL LORO CERVELLO

 

Facciamo innanzitutto una chiarezza su una cosa fondamentale: «Bisogna sempre ricordare che il cervello dell’adolescente non è quello dell’adulto: dal punto di vista psicofisico sembra simile, ma dalle evidenze neuroscientifiche emerge che è ben diverso dal nostro» chiarisce Laura Petrini. «L’area della corteccia prefrontale, che è la sede dei processi di pianificazione del comportamento complesso (ad esempio della valutazione del rischio) e di controllo dell’emotività, arriva a maturazione attorno ai 20/25 anni: questo ci aiuta a capire che c’è una matrice strutturale e cerebrale delle fatiche attuali degli adolescenti. Non sono ancora “arrivati”, c’è una storia da scrivere. I recenti studi di neuroimmagine ci confermano questa tesi: quando educhiamo non dobbiamo dimenticarci di questo aspetto».

 

 

PERCHÈ DARE REGOLE E NON COMANDI AGLI ADOLESCENTI

 

Fatte chiare le premesse, passiamo alle regole: perché darle, e perché non dare comandi? «La regola serve al ragazzo come una bussola per orientarsi in un mondo che non conosce pienamente: è una misura educativa necessaria per dargli un indirizzo» prosegue Laura Petrini. «I comandi rimandano ad una situazione di dipendenza: io adulto ti dico cosa devi fare e tu devi eseguire. Nell’infanzia questo metodo potrebbe sembrare efficace perché il bambino è fortemente dipendente dall'adulto ma l’adolescente per definizione ricerca il conflitto con il genitore. Nel momento in cui si sente dare un comando, farà automaticamente l’opposto e non svilupperà quella sana e necessaria capacità di muoversi autonomamente nel mondo».

 

 

 

 

REGOLE CHIARE E ARTI DELLA NEGOZIAZIONE

 

Passiamo quindi alle regole, che devono essere non troppe, chiare, e sostenibili, con un pensiero strutturato alla base. Il primo step? Stabilirle e condividerle. «In primis tra i genitori: è essenziale fare molto lavoro di squadra e riferirsi l’uno all’altra perché se no è una partita persa in partenza». Poi bisogna imparare a lavorare sulla negoziazione: «in questa fase della vita i ragazzi stanno definendo la loro strada: se impariamo a lavorare insieme sulla negoziazione, aiutiamo anche gli adolescenti ad individuarsi».

 

Come fare in concreto? «Bisogna dare una cornice di riferimento, in modo che il ragazzo ci possa mettere del suo. Definire dei punti fermi, e a partire da questi restituire all’adolescente il suo margine di autonomia». Questo funziona se abbiamo ben chiaro che anche dentro la regola l’adolescente cerca comunque il conflitto: «bisogna capire in partenza che il conflitto in adolescenza è fisiologico: la partita si gioca nella capacità del genitore e del figlio di starci dentro».

 

Facciamo un esempio concreto: «Prendiamo la classica discussione sull’orario di rientro. I genitori stabiliscono un’ora congrua e idonea all’età del ragazzo e pongono una regola chiara: “Si rientra a mezzanotte”. E lui o lei ribatterà: “Ma tutti i miei amici stasera tornano dopo”. Si tratta a questo punto di aprire uno spazio di negoziazione che tenga conto della regola posta ma che possa restituire all'adolescente un margine di manovra. L'obiettivo è permettergli di attivarsi per trovare un accordo sostenibile. Magari proverà a rilanciare con “la una” e concluderemo con “si arriva a mezzanotte e mezza”. Iniziare il dialogo con “mezzanotte, punto e basta” non serve a molto». La parola chiave è negoziare.

 

 

 

 

REGOLE AGLI ADOLESCENTI: PARTIAMO QUANDO SIAMO ANCORA IN TEMPO

 

È importante giocare d'anticipo. Le regole permettono di sviluppare progressiva autonomia, se date al momento giusto e avendo in mente un chiaro obiettivo educativo. «Nella fascia d’età 11-14 anni è importante promuovere dei rituali di passaggio che in qualche modo legittimino il bisogno di maggiore autonomia che iniziano a manifestare i ragazzi, come dare loro la paghetta e le chiavi di casa, ma al contempo insegnare loro a gestire queste nuove conquiste, per non iniziare a negoziare da zero quando sono adolescenti.

 

Ad esempio, l'utilizzo dello smartphone deve necessariamente essere affiancato da una regola, posta in preadolescenza o nel momento in cui per la prima volta il ragazzo ha in mano un telefono. Non sarà efficace porla dopo, quando è già abituato a tempi e ritmi di utilizzo che il più delle volte possono essere dannosi per la sua crescita e il suo sviluppo».

 

Quello che è fondamentale, è avere ben chiaro l’obiettivo educativo: «Non possiamo “mollare” i ragazzi davanti al telefono senza fornire loro degli argini: dobbiamo mettere delle regole, come sempre chiare e condivise. Ad esempio, lo si può usare per due ore al giorno, al rientro dalla scuola, mentre si fanno i compiti il cellulare è spento così come viene lasciato fuori dalla stanza dove si dorme».

 

 

 

 

REGOLE AGLI ADOLESCENTI: EVITARE IL DISCUSSIONISMO

 

Un ultimo aspetto, non meno fondamentale dei precedenti, da tenere presente quando si tratta di dare regole agli adolescenti: evitare il discussionismo. «I genitori di oggi a volte commettono l’equivoco di pensare che educare significhi spiegare e rispiegare a forza di parole. L’adolescente non è interessato a sentirci parlare: l’efficacia del nostro agire educativo non passa dall'intensità e dalla passione con cui comunichiamo ma dalla consapevolezza che il loro cervello è ancora largamente immaturo, dal buon utilizzo dei rituali di passaggio, dalla chiarezza delle regole che mettiamo e dalla capacità di gestire i sani conflitti che nasceranno e che permetteranno loro di staccarsi da noi e diventare adulti».