rapporto con gli zii

Zie e zii invadenti: 6 consigli per i genitori e 6 consigli per gli zii

Di Angela Bisceglia
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19 giugno 2018 | Aggiornato il 19 luglio 2019
La loro presenza è d’aiuto, certo, ma a volte è di troppo. Soprattutto se l’aiuto è non richiesto. Come porre il giusto confine tra un bellissimo rapporto d’affetto tra zii e nipoti e il legittimo desiderio di difendere l’intimità del nucleo famigliare? I consigli della psicologa sia per i genitori sia per gli zii  

Le famiglie di oggi sono sempre più allargate e il supporto che i famigliari possono dare ai genitori è spesso strategico. A patto che si mantenga una giusta distanza di sicurezza. Per difendersi da invasioni di campo (magari fatte senza cattiveria, ma pur sempre invasioni) e preservare la serenità di tutti, nipote compreso, ecco i consigli di Sara Piattino, psicologa, psicoterapeuta e dottore di ricerca presso l’Università di Genova.

 

 

Consigli per i genitori

 

1. Non creare confusione dei ruoli

 

Vogliono bene al nipotino, hanno piacere di stare con lui, l’affetto è ricambiato: tutto bene, ma senza esagerare. Perché si rischia di creare confusione tra i ruoli di genitori, nonni e zii, che invece devono restare figure ben distinte e separate. Il rischio? Che si creino conflitti tra le coppie e dissidi familiari, che nuocerebbero a tutti, adulti e bambini. E' bene allora che i genitori per primi abbiano ben chiara questa distinzione e ne tengano conto.

 

 

 

2. Mantenere la giusta distanza sin dal concepimento

 

A volte infatti sono gli stessi genitori a lasciare che i propri spazi vengano invasi. Sin dal concepimento, magari perché è la prima esperienza e ci si sente inesperti, lasciano che gli zii entrino a piè pari nella famiglia nascente, spesso perché sono già genitori con esperienza e prodighi di buoni consigli verso la futura mamma e il nipotino ancora in grembo. Sin dalla gravidanza, invece, meglio mantenere un giusto equilibrio tra vicinanza e distanza. D’altronde se ce l’hanno fatta loro, ce la possiamo fare anche noi!

 

3. Cercare di programmare (per quanto possibile) incontri e visite
Una volta che il bebè è nato, è alta la probabilità di veder piombare in casa gli zii affettuosi a qualunque ora del giorno. Meglio far capire da subito, in maniera soft, che le visite improvvise non sono ben accette, magari evidenziando che quando il bambino dorme preferiamo star da sole a casa a riposarci o mantenere il silenzio.

 

4. Non assecondare ogni richiesta o autoinvito
Vengo e porto il pranzo già pronto? Passo a prenderti e usciamo insieme? Qualche volta va benissimo, ma si rischia di instaurare una pericolosa routine. Non diciamo sempre di sì solo per educazione o per timore che lo zio premuroso si offenda: a volte per evitare conflitti è meglio porre subito dei confini e dire un educato no.

 

 

 

5. Aggirare l’ostacolo
Non capisce (o fa finta di non capire?) l'antifona e telefona proponendo di venire a cena? Più che un netto “no”, meglio dire: “Mi dispiace ma stasera non ci siamo”, oppure “mi farebbe tanto piacere ma abbiamo promesso a nostro figlio che avremmo guardato un cartone tutti e tre assieme”. Aggiungendo che magari organizzeremo una pizza con loro per il weekend. In questo modo passa il messaggio che gli zii non fanno parte del quotidiano, che la loro presenza è preziosa “una tantum” e che esiste una separazione netta tra il nucleo familiare e gli elementi “terzi”.

 

6. Mandare in avanscoperta il genitore parente
Gli zii ci sembrano invadenti e abbiamo timore di creare incidenti diplomatici? Lasciamo che il chiarimento venga affrontato dal genitore parente diretto dello zio. Se si tratta della sorella di nostro marito, ad esempio, dopo aver condiviso le nostre riflessioni con il partner, lasciamo che sia lui ad affrontare l’argomento con la sorella ed evitiamo scontri diretti, che non solo incrinerebbero i rapporti tra cognati, ma creerebbero conflitti all’interno della coppia, perché il marito si verrebbe a trovare tra incudine e martello e per reazione potrebbe prendere le difese della sorella.

 

 

 

 

Consigli per gli zii

 

1. Offrire aiuto ma non imporsi

 

Va benissimo offrire aiuto ai genitori, specie se lavorano e noi abbiamo più tempo a disposizione. Ma non essere insistenti e non pretendere di scegliere il tipo di aiuto, ad esempio proponendo di occuparci noi del bambino mentre la mamma pensa alle faccende domestiche. E rispettiamo gli orari della casa, concordando prima a che ora potremmo andare a far visita al bambino ed evitando di presentarci proprio nell’ora in cui sappiamo che fa il sonnellino o mangia la pappa.

 

2. Fare ogni tanto una pausa per non creare dipendenza
Frequentarsi è bello, specie se il bambino mostra di gradirlo, ma ogni tanto facciamoci da parte, per non indurre una continuità che potrebbe diventare una dipendenza. Si rischierebbe di creare un attaccamento eccessivo e di alterare alcuni meccanismi evolutivi, come i complessi di Edipo e di Elettra che durante la crescita sono fisiologici nei confronti dei genitori, non degli zii.

 

3. Non opporsi alle regole dei genitori
Non essere invadente significa chiedere sempre prima ai genitori se possiamo fare qualcosa con i nipoti; e se il genitore dice no è no, anche se non condividiamo. Al tempo stesso se il nipotino fa una richiesta sulla quale si sa già che i genitori non sono d’accordo, non bisogna assecondarlo, solo per il piacere di accondiscendere ai suoi desideri e passare per gli zii “buoni”: se il genitore dà una paghetta di 3 euro, lo zio non gliene deve dare una da 5. Semmai gli fa un regalo ogni tanto, che proprio per la sua natura viene percepito come “una tantum”.

 

 

 

4. Fare da tramite, se serve, ma senza mettere i genitori in cattiva luce
Uno zio ascolta il nipote e, se emergono disagi con i genitori, può fare da tramite, provando a far vedere le cose da un’altra prospettiva. Ma senza farli sentire dei cattivi genitori e senza puntare il dito contro.

 

5. Se il nipote si comporta in un modo che per lo zio è sbagliato, agire con diplomazia
E’ una situazione delicata, soprattutto se a nostro avviso certi comportamenti sbagliati sono indotti proprio dai genitori. Fermo restando che ad intromettersi dovrebbe essere sempre lo zio diretto, si può intervenire ”a caldo”, cioè nel momento in cui succede un evento e uno dei due genitori è esasperato per l’atteggiamento del bambino. A quel punto si può suggerire in modo discreto un possibile comportamento (“io proverei a…” “perché non provate a…”); oppure, ancor meglio, si può portare un esempio esterno, della tale coppia che aveva lo stesso problema e l’ha risolto in un certo modo. O ancora, anziché dare consigli diretti, lo zio può comportarsi con il bambino in modo coerente con il proprio modo di pensare, offrendo un esempio di come un approccio diverso possa sortire effetti migliori sull’educazione del bambino.

 

 

 

6. Se però capiamo che il nostro intervento non è gradito, meglio lasciar stare
Se percepiamo che il genitore considera i nostri consigli o interventi come invadenti, meglio lasciar stare. Anche se siamo convinti di essere nel giusto, anche se abbiamo tutte le buone intenzioni, facciamoci da parte: il rischio è che si guastino i rapporti tra le famiglie. E sarebbe davvero un peccato!