Trasferte di lavoro della mamma

Quando la mamma è fuori per lavoro: come gestire le trasferte con i bambini

Di Mariella Laurenza
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09 Novembre 2017
Non sempre le mamme sanno come comportarsi con i loro bambini quando sono costrette per lavoro ad andare in trasferta. Qualche consiglio della psicoterapeuta può essere molto utile per vivere nel modo più sereno possibile questo allontanamento provvisorio
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L’esercito delle madri che lavorano è grande e alcuni lavori richiedono alle mamme lavoratrici di andare anche in trasferta, per giorni o settimane: il che significa stare lontane da casa e dai propri bambini, che potrebbero soffrire per questo allontanamento. Ecco perché le mamme, insieme ai papà, devono affrontare questi momenti in modo che i più piccoli non ne risentano. Non sempre però i genitori sanno come comportarsi, soprattutto le prime volte che la mamma sarà costretta a stare fuori per lavoro. Questi consigli di Manuela Genchi, psicoterapeuta e cofondatrice di HelpingMama, risulteranno dunque preziosi.

 

L’ALLONTANAMENTO DELLA MAMMA NON È UN DISTACCO

La prima cosa da chiarire è che non «si tratta di un distacco, precisa la dottoressa Genchi, è la vita normale e se la mamma o il papà lavorano, il bambino pian piano dovrà abituarsi, adattarsi a questi allontanamenti». Comunemente, si pensa ancora che il bambino soffra di più se ad allontanarsi è la mamma ma non è sempre così. «Oggi, in alcune famiglie, non c’è più questa distinzione così netta dei ruoli e quindi a seconda del legame che il bambino vive quotidianamente con la mamma o il papà, sentirà di più la mancanza dell’uno o dell’altro. Solo quando i bambini sono più piccoli possono risentire di più dell’assenza della mamma, che è maggiormente presente durante il giorno».

 

QUANDO COMUNICARE LA PARTENZA DELLA MAMMA

«Dipende dall’età. Se il bambino è più piccolo, sui tre anni circa, sarebbe meglio comunicarglielo il giorno stesso della partenza, perché lui vive nel presente: nel momento in cui ci sono segnali che la mamma sta partendo – valige da fare, telefonate da organizzare – o nel momento stesso in cui ci si saluta. Nel caso in cui il bambino sia più grande, glielo si può dire anche il giorno prima e non proprio quando si è sulla porta pronti ad uscire».

 

 

COME COMUNICARLO AL BAMBINO

Non ci sono delle regole da seguire né tantomeno frasi fatte da pronunciare. Il consiglio della psicoterapeuta è quello di essere il più chiari e sinceri possibili. «Non occorre fare molti giri di parole, bisogna subito arrivare al punto e dirglielo in modo semplice».

 

COME GESTIRE LE REAZIONI DEL BAMBINO

Sapere di non avere la mamma con sé potrà suscitare nel bambino pianti o rimostranze. «I genitori devono accettare e accogliere in maniera positiva queste reazioni perché sono il modo in cui il piccolo esterna i suoi sentimenti. Non bisogna negare l’emozione, e non vanno dette frasi del tipo “non piangere” o “non dispiacerti”. Va fatto capire al proprio figlio che anche la mamma è dispiaciuta di doverlo lasciare, ma che rincontrarsi poi sarà più bello».

 

 

COSA FARE PER NON FAR SENTIRE LA LONTANANZA

Anche quando la mamma è lontana, è possibile far in modo che il bimbo la senta vicina a sé: basta continuare a fare quello che si fa nella vita quotidiana. «Se il bambino è abituato ad alcuni rituali prima della nanna, si possono fare anche al telefono, per non rompere la sua routine. Ad esempio, se la mamma è solita leggere una storia al bambino, si può pensare di farlo anche a distanza, sfruttando le nuove tecnologie, che ci danno una mano in questo. Alcuni bambini dormono con oggetti della mamma, come ad esempio una maglietta o un fazzoletto. Quando la mamma non c’è si può richiamare questa abitudine».

 

QUANDO RAGGIUNGERE LA MAMMA

Anche in questo caso non c’è una risposta univoca: occorre tener conto delle esigenze dei bambini, che non sono tutti uguali. «Le persone che restano col bambino dovrebbero imparare a capire se ci sono segnali di sofferenza grossi, e per grossi non si intende il pianto. Quando, ad esempio, il piccolo è inappetente o dorme male e questi malesseri si prolungano per più giorni allora è il caso, soprattutto se la trasferta è lunga, di pensare ad un ricongiungimento. Si parla di trasferte più lunghe di una settimana: fino a sette giorni bisogna attivare le risorse che si hanno intorno, come papà e nonni».