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Bambino sempre ammalato: perché?

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23 Dicembre 2013 | Aggiornato il 09 Gennaio 2017
Ci sono bambini che si ammalano più di altri. Succede soprattutto prima dei 6 anni, quando il sistema immunitario viene a contatto per la prima volta con varie tipologie di germi. Alla base vi è una predisposizione individuale, in più fattori scatenanti sono la frequenza dell’asilo ed il fumo passivo. La soluzione? Cercare di rimandare, se possibile, l’ingresso al nido.

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Ma perché si ammala sempre?

“Innanzitutto bisogna capire se davvero il bambino si ammala sempre” premette il Professor Maurizio de Martino, Direttore del Dipartimento di Pediatria Internistica Ospedale Pediatrico Anna Meyer, Università di Firenze. “Più i bambini sono piccoli, infatti, più è facile e, si potrebbe dire, normale, che si ammalino, perché sono ancora ‘vergini’ da un punto di vista immunologico, vale a dire non conoscono ancora i vari agenti infettivi e appena ne vengono a contatto ne restano contagiati. Per questo possono considerarsi nella norma episodi di febbre che ricorrono 5-6 volte all’anno, soprattutto nel periodo da ottobre ad aprile”. (LEGGI TUTTO SULL'INFLUENZA)

Le infezioni respiratorie ricorrenti o IRR.

Ci sono però bambini che, esposti agli stessi fattori di rischio di altri coetanei, vanno incontro più facilmente ad infezioni alle alte e basse vie respiratorie, ossia, per usare l’espressione medica, ad infezioni respiratorie ricorrenti (la sigla è IRR), che comprendono raffreddori, tonsilliti, otiti, faringiti, bronchiti e broncopolmoniti. È un fenomeno che riguarda circa il 6% dei bambini in età prescolare e comincia ad attenuarsi a partire dai 4-6 anni, man mano che il sistema immunitario matura e comincia a formarsi un suo ‘bagaglio di esperienze’.

Le cause delle infezioni ricorrenti

Perché alcuni bambini si ammalano più spesso di altri? Probabilmente ogni bambino ha tempi di maturazione individuali del sistema immunitario ed alcuni possono avere un sistema di difesa più ‘lento’ rispetto ad altri coetanei; così come c’è una componente ereditaria, per cui se uno dei genitori da piccolo era solito ammalarsi di frequente, è più probabile che anche il figlio abbia la stessa tendenza.

I due fattori che fanno aumentare il numero di malattie nel corso dell’anno

“Il primo è la socializzazione precoce, ossia l’introduzione precoce all’asilo nido” evidenzia il Prof. de Martino: “se il bambino infatti si viene a trovare esposto ad una carica notevole di agenti patogeni, è quasi inevitabile che sia contagiato. Il secondo fattore è il fumo passivo, che blocca i meccanismi di protezione delle vie aeree e raddoppia il numero delle infezioni.

A questi si aggiungono una serie di fattori minori, come vivere in un posto inquinato o avere il caminetto in casa, dal momento che la combustione della legna produce biossido di azoto ed anidride solforosa che, specie in bambini di per sé più vulnerabili, diminuiscono le difese delle vie aeree.

 

Come prevenire le infezioni respiratorie ricorrenti

Ritardare l’ingresso all’asilo.

Se il bambino è soggetto ad infezioni ricorrenti, l’unica forma di prevenzione davvero utile sarebbe evitare, nei primi anni di vita, le occasioni di contagio. E questo significa soprattutto ritardare il più possibile l’ingresso all’asilo (o almeno scegliere micronidi o nidi in famiglia, frequentati da un minor numero di bambini). È vero che se la mamma deve tornare al lavoro e non ha l’aiuto dei nonni è una soluzione difficile da adottare, ma è pur vero che un bambino che si ammala spesso è costretto a restare tanti giorni a casa, con tutte le difficoltà organizzative – ed economiche - che ne conseguono. “A quel punto é meglio che il bambino stia a casa sano piuttosto che stare a casa malato” sottolinea de Martino.

Immunostimolanti: non servono.

Gli immunostimolanti contengono estratti di batteri responsabili delle infezioni che, come una sorta di vaccino, dovrebbero sollecitare – ma sulla loro efficacia i pareri sono discordanti - la risposta immunitaria e renderla più resistente di fronte agli attacchi delle infezioni. “In realtà, i bambini con infezioni ricorrenti non sono immunodeficienti, quindi non hanno bisogno di sostanze immunostimolanti” è il commento dell’esperto.

Il ruolo dell’allattamento e dell’alimentazione.

Allattare il bambino al seno contribuisce sicuramente ad uno sviluppo di migliori difese immunitarie, anche se non si può dire in senso assoluto che metta al rischio da IRR. Importante anche un’alimentazione equilibrata e variegata, che comprenda tutti i nutrienti e le sostanze antiossidanti che si possono trovare soprattutto in frutta e verdura. Superflui invece gli integratori, a meno che non vi siano specifiche ed accertate carenze di determinate sostanze. (LEGGI: ALLATTAMENTO AL SENO. PERCHE' FA BENE AL BAMBINO)

 

Quando si ammala, rivolgersi al pediatra.

In conclusione, come comportarsi quando il bambino viene colpito dall’ennesima infezione? “Il primo consiglio è senz’altro quello di rivolgersi al pediatra, che, dopo aver visitato il bambino, potrà suggerire il da farsi” risponde de Martino. “Nel 70-80% dei casi le infezioni respiratorie sono di natura virale e non richiedono terapie, se non per alleviare sintomi particolarmente intensi. Solo se accerta con un tampone la natura batterica dell’infezione, il pediatra prescriverà una terapia antibiotica”.

 

Non confondere le infezioni ricorrenti (IRR) con le febbri ricorrenti (PFAPA).

Oltre alla febbre provocata da infezioni, nei bambini si può verificare un tipo di febbre ricorrente che non è determinata da virus o batteri, ma sembra associata a processi infiammatori che, per cause ad oggi sconosciute, provocano un insieme di sintomi: la febbre innanzitutto, insieme ad arrossamento della gola, afte, ingrossamento dei linfonodi.

E’ una sindrome nota con la sigla PFAPA, acronimo inglese che sta perPeriodic fever, aphthous stomatitis, pharyngitis and adenitis, ossia febbre periodica con stomatite aftosa, faringite e adenopatie. “La sua caratteristica è che si ripresenta puntuale ad intervalli regolari di 3-5 settimane” evidenzia Maurizio de Martino “ed alla diagnosi si arriva soprattutto attraverso il monitoraggio dei sintomi e della loro periodicità.

Non è contagiosa né richiede terapie: per far passare la febbre, l’unico rimedio efficace è l’assunzione di una sola compressa di cortisone al primo esordio febbrile, che deve essere prescritta dal pediatra dopo aver visitato il bambino. In ogni caso è un fenomeno che con la crescita passa da sé, senza lasciare conseguenze sulla salute del bambino”.

 

(LEGGI ANCHE: DARE GLI ANTIBIOTICI AI BAMBINI)

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