Salute

Bruxismo, quando il bambino digrigna i denti nel sonno

Di Valentina D'Andrea
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9 gennaio 2013
Il bruxismo interessa circa un bambino ogni dieci e l’incidenza è maggiore prima dell’età scolare. Niente di preoccupante ma potrebbe essere una sorta di campanello d’allarme del bimbo e, allo stesso tempo, una richiesta d’aiuto.

Fino al 2005, il bruxismo, ovvero l’abitudine di digrignare i denti durante il sonno, apparteneva all’elenco delle cosiddette “parasonnie”, insieme a sonnambulismo, incubi e terrori notturni, enuresi (fare la pipì a letto), sonniloquio (parlare mentre si dorme). Ora è definito un “disturbo del movimento in sonno”.

 

Relativamente frequente tra i bambini, nella maggior parte dei casi scompare in modo spontaneo con la crescita e, in particolare, quando la dentizione permanente si completa.

 

Per sciogliere ogni dubbio sull’argomento nostrofiglio.it ha intervistato Liborio Parrino, responsabile del Centro di Medicina del Sonno, Clinica neurologica universitaria dell’Azienda ospedaliera di Parma e presidente dell’Associazione Italiana Medicina del Sonno (www.sonnomed.it).

 

 

Quando si è autorizzati a ritenere che il bambino sia realmente interessato dal bruxismo e, quindi, il suo digrignare i denti non sia un fenomeno occasionale?

 

Secondo quanto indicato da Gilles Lavigne, che è il massimo esperto mondiale dell’argomento, l’anomalia può considerarsi conclamata quando si verificano quattro episodi di digrignamento per ora di sonno. Identificare il disturbo è semplice per via del rumore caratteristico, stridente e quasi metallico, prodotto dallo sfregamento dei denti dell’arcata superiore contro i denti dell’arcata inferiore. Il bruxismo interessa circa un bambino ogni dieci e prescinde dal genere di appartenenza. L’incidenza è maggiore prima dell’età scolare.

 

Il bruxismo è del tutto involontario?

 

Digrignare i denti durante il sonno non dipende mai e in nessun caso dalla volontà quindi non ci si può aspettare che il bambino possa in qualche modo evitarlo. E’ dunque del tutto inutile raccomandargli di controllarsi quando lo si saluta per la notte.

 

Qual è la causa del bruxismo?

 

Non è mai stata individuata un’unica causa a cui attribuire la comparsa di bruxismo. Di certo si sa solo che vi è una predisposione naturale a svilupparlo e che gli episodi di bruxismo sono sempre legati ai cosiddetti “micro-risvegli”, brevissime e improvvise interruzioni del sonno dovute ai più svariati motivi. Qualunque fattore disturbante si renda responsabile di micro-risvegli può dunque essere considerato una concausa.

 

Quali sono i fattori disturbanti che più di frequente possono essere implicati nel bruxismo?

 

Tutti gli eventi che sottopongono il bambino a uno stress sono potenzialmente responsabili. L’accumulo di una tensione emotiva durante il giorno facilmente si traduce, infatti, in un sonno notturno caratterizzato da numerosi micro-risvegli.

 

Anche l’arrivo di un fratellino può avere un suo peso?

 

La nascita di un fratellino può di certo diventare un fattore favorente. Accade quando provoca, nel bambino predisposto, ansia, gelosia, frustrazione, timore di non avere più un proprio posto sicuro nel cuore dei genitori.

 

Ci sono malattie che possono determinare bruxismo?

 

Tutte le malattie più frequenti nei bambini possono disturbare il sonno notturno, moltiplicando il numero dei micro-risvegli. Ecco allora che vi può essere una precisa relazione tra raffreddore, otite, bronchite, laringite (tanto per citare le più comuni) e episodi di digrignamento dei denti in bambini predisposti. Anche l’ingrossamento delle tonsille e delle adenoidi, il russamento e gli episodi di apnea notturna (interruzione improvvisa e temporanea della respirazione) sono spesso implicati perché, al pari di altri disturbi, possono interferire sulla continuità del sonno.

 

C’è familiarità per il bruxismo?

 

E’ possibile che uno o entrambi i genitori di un bambino che digrigna i denti durante il sonno abbiano manifestato la stessa anomalia in età infantile. Del resto anche per quanto riguarda la comparsa di altre parasonnie si è individuata una componente familiare.

 

Ci si deve preoccupare del bruxismo?

 

In genere l’anomalia non desta alcuna preoccupazione, tant’è che può accadere che passi addirittura inosservata o, comunque, non venga neppure menzionata in occasione dei controlli pediatrici. Le conseguenze più comuni sono l’usura dei denti (che nelle forme importanti il dentista è in grado di rilevare al primo sguardo) e mal di testa o malessere generale al risveglio. Di fatto, simili problemi si riscontrano nelle forme di bruxismo più gravi, quindi sono rari in quanto l’anomalia nella maggior parte dei casi compare in forma lieve.

 

Ci sono alterazioni particolari che si associano al bruxismo?

 

E’ possibile che i bambini che digrignano i denti abbiano altre anomalie del sonno anche se non è chiara l’incidenza. Un dato singolare è che il bruxismo si riscontra con una certa frequenza nei parenti di primo grado (anche adulti) delle persone colpite da epilessia del lobo frontale. Questo non significa assolutamente che il bruxismo è un segnale di allarme nei confronti dell’epilessia, però potrebbe rappresentare un elemento interessante per chi si occupa di ricerca nell’ambito della neurologia.

 

Esistono cure risolutive per il bruxismo?

 

Di solito il bruxismo si risolve spontaneamente con il passare degli anni, tant’è che è molto più raro nell’età adulta di quanto non lo sia in epoca infantile. Cure specifiche non esistono: in casi selezionati e gravi, sotto diretto controllo del neuropsichiatria infantile, si impiegano minime dosi di “trittico”, uno psicofarmaco che migliora la qualità del sonno notturno perché limita il numero dei micro-risvegli e controlla i circuiti che governano i movimenti involontari. Per quanto riguarda il bite, cioè l’apparecchio mobile di protezione dei denti da indossare durante la notte non è consigliato per i bambini piccoli. Più in generale, è fondamentale aiutare il bambino a risolvere eventuali disagi emotivi che è importantissimo individuare. Il bruxismo va quindi considerato anche una sorta di campanello d’allarme e, allo stesso tempo, di richiesta d’aiuto. A volte possono contribuire alla soluzione del problema più serenità al momento della nanna, più vicinanza, più disponibilità di tempo.

 

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