Malattie infettive

Coronavirus e bambini: i geloni sono un possibile sintomo? Facciamo chiarezza

Di Valentina Murelli
geloni-alle-dita
27 aprile 2020

In Italia e nel mondo nell'ultimo mese si è verificato un insolito aumento di casi di geloni soprattutto tra preadolescenti e adolescenti. Probabile l'associazione con Covid-19.

C'è qualcosa di insolito che si sta verificando in Italia, Francia, Spagna, Stati Uniti e anche altrove nel mondo: un aumento davvero inusuale della frequenza dei geloni sulle dita delle mani e soprattutto dei piedi di bambini e ragazzi. Inevitabile pensare a un'associazione con la pandemia di Covid-19. Per saperne di più ci siamo rivolti al dermatologo Andrea Locatelli, dirigente medico dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e membro del consiglio direttivo della Società italiana di dermatologia pediatrica.

 

L'insolito aumento di geloni nei bambini

 

"Le prime segnalazioni sono arrivate circa un mese fa da vari colleghi di tutta Italia" racconta Locatelli. "Pediatri e dermatologi hanno osservato un aumento della frequenza di casi in giovani adulti e bambini e adolescenti, soprattutto nella fascia d'età tra i 10 e i 18 anni, mentre i bambini più piccoli sembrano meno interessati".

 

Queste lesioni cutanee (perniomi, in termine medico) possono interessare sia i piedi sia le mani, ma prevalentemente i piedi e possono essere presenti sia a destra sia a sinistra o in un solo distretto.

 

"Già non si tratta di lesioni particolarmente frequenti, ma per di più hanno cominciato a verificarsi in una stagione in cui è davvero raro vederli" spiega il dermatologo. Sottolineando che sono più diffusi quando il clima è freddo e umido, non certo nelle prime giornate di primavera, come quelle che si sono verificate nelle scorse settimane.

 

Tanto per avere un'idea dell'entità del fenomeno, Locatelli racconta che nel suo ospedale negli anni passati se ne vedevano uno o due casi all'anno, mentre se ne sono visti una ventina solo nell'ultima settimana.

 

La possibile associazione con il Covid-19

 

Inevitabile dunque pensare a un'associazione con l'infezione da coronavirus, un'ipotesi sostenuta da almeno due considerazioni. "Da un lato, il fatto che molti dei bambini interessati da questi geloni hanno avuto una o due settimane prima sintomi di tipo influenzale (tosse, raffreddore, febbre) di lieve entità, oppure una temporanea mancanza dei sensi di gusto e olfatto, che avrebbero potuto essere sintomi di Covid-19. Altri invece non hanno avuto sintomi di questo tipo ma contatti diretti con familiari positivi al coronavirus o che svolgono lavori a rischio, come operatori sanitari in ospedali o in residenze per anziani".

 

In alcuni casi sono stati fatti dei tamponi che talvolta, ma non sempre, sono risultati positivi. "Ricordiamo però che i tamponi hanno dei limiti, legati anche all'esperienza degli operatori che li eseguono, per cui il rischio di ottenere falsi negativi è abbastanza elevato".

 

"Oltre a questo, c'è il fatto che in letteratura scientifica si stanno moltiplicando i resoconti di casi clinici di varie età che mostrano manifestazioni cutanee in associazione all'infezione da coronavirus".

 

Secondo Locatelli e altri esperti, dunque, è possibile che i geloni che compaiono sulle mani e piedi di ragazzini e adolescenti in questo periodo siano sintomi tardivi di Covid-19, magari manifestatosi in forma lieve o asintomatica. "L'ipotesi è che ci sia l'attivazione di una cascata infiammatoria che arriva a provocare un'irritazione dei vasi sanguigni, con tendenza alla vasocostrizione in distretti già più freddi del resto del corpo come sono appunto le estremità. Naturalmente servono altri dati per provare tutto questo e noi come altri in Italia e nel mondo ci stiamo organizzando per fare ricerca in questo senso".

 

Cosa fare se il bambino presenta geloni a mani o piedi

 

"Anzitutto non preoccuparsi, perché anche se si dovesse trattare davvero di un sintomo di Covid-19, sappiamo che i bambini con questa infezione non manifestano in genere sintomi importanti" rassicura Locatelli. Per di più potrebbe trattarsi di un sintomo tardivo, che segnala l'uscita dalla malattia. "Per precauzione, comunque, eviterei i contatti tra questi bambini e i nonni, che sono i soggetti più a rischio, se non in caso di assoluta necessità e con tutte le precauzioni del caso, quindi con mascherina e a distanza di almeno un metro".

 

Per quanto riguarda la gestione delle lesioni, "se danno prurito o bruciore possono essere trattate localmente con una pomata cortisonica, antinfiammatoria, e nei casi più importanti anche con una pomata antibiotica".

 

Locatelli infine invita i genitori a portare i bambini con geloni dal dermatologo anche se non hanno altri sintomi. "È stato organizzato un registro per raccogliere più casi possibile: raccogliere informazioni in questa fase, soprattutto per quanto riguarda i soggetti asintomatici o con pochi sintomi, è infatti fondamentale per conoscere meglio questo virus con il quale probabilmente dovremo convivere ancora a lungo".