Vista

Difetti di vista nei bambini: quando servono gli occhiali

Di Simona Regina
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24 Marzo 2017
Miopia. Astigmatismo. Ipermetropia. La terapia per questi difetti della vista è l’occhiale. Ecco i consigli di Antonino Romanzo, responsabile di Chirurgia e attività ambulatoriale oculistica all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma
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Sono colorati, leggeri, flessibili, resistenti agli urti. E sono necessari per correggere i difetti visivi, quali miopia, astigmatismo o ipermetropia. Fin dalla più tenera età. Non è vero infatti che bisogna aspettare l’inizio della scuola primaria per indossare gli occhiali. Addirittura, in alcune situazioni, si può pensare anche all’uso delle lenti a contatto. Mentre non ha molto senso, in età pediatrica, ricorrere all’intervento chirurgico.

 

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Ma quali sono i campanelli di allarme per capire che qualcosa non va negli occhi di tuo figlio? Lo abbiamo chiesto a Antonino Romanzo, responsabile di Chirurgia e attività ambulatoriale oculistica all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.

 

La miopia

 

La miopia è un difetto refrattivo che si misura in diottrie. Quanto maggiore è il difetto, tanto minore è la distanza alla quale si riesce a vedere bene. Per esempio, se a tuo figlio mancano due diottrie all’occhio destro, significa che riesce a vedere da otto metri una lettera che una persona non miope distingue da dieci metri di distanza. «Si tratta infatti di un difetto visivo che ci impedisce di vedere da lontano» precisa Romanzo «e l’errata focalizzazione delle immagini dipende perlopiù da una eccessiva lunghezza del bulbo oculare».

 

I segnali che possono far insospettire sono:

  • la tendenza ad avvicinarsi agli oggetti, per vedere meglio
  • la tendenza a strizzare gli occhi, per cercare di mettere a fuoco gli oggetti lontani

«Non devi però allarmarti se tua figlia si avvicina troppo alla tv, cattiva abitudine molto diffusa tra i bambini, se quando siete a passeggio vede benissimo l’aereo che solca il cielo» puntualizza l’oculista.
 

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L'astigmatismo 

 

L’astigmatismo invece comporta una visione sfocata o distorta delle immagini di oggetti posti a tutte le distanze. La maggior parte delle volte l'errata focalizzazione dipende da una deformazione, ovvero da una curvatura disomogenea, della superficie dell’occhio: la cornea.

«In pratica, le immagini risultano poco definite, sia guardando da vicino che da lontano. Questo fa sì che l’astigmatico possa vedere il cartello stradale a grandi distanze ma abbia difficoltà a leggere la targa dell’automobile che ha davanti agli occhi».

 

I segnali che possono far insospettire sono:

  • il bambino confonde le lettere dell’alfabeto
  • il bambino non riesce a leggere bene le scritte sul televisore, come il simbolo del canale o il nome del programma

L'ipermetropia

 

 

L'ipermetropia di norma è fisiologica alla nascita. Se col tempo però non si riduce rappresenta un importante difetto visivo, dovuto principalmente a un bulbo oculare “corto”. «Può determinare la visione sfocata sia da lontano che da vicino e può essere causa di occhio pigro (ambliopia)». Perché se uno dei due occhi vede peggio dell’altro, le immagini che invia al cervello vengono non considerate e così alla lunga quest’occhio può perdere la capacità di fissare un oggetto. Per questo è necessario l’utilizzo di lenti correttive.

 

I segnali che possono far insospettire sono:

- L’insorgenza di strabismo

- L’insorgenza di mal di testa (cefalea) e affaticamento visivo, dopo la lettura o aver giocato ai videogiochi

 

«Se l’insegnante (o tuo figlio stesso) per esempio ti riferisce che manifesta difficoltà in tarda mattinata a vedere ciò che è scritto alla lavagna, non rimandare la visita dall’oculista: è molto probabile che l’affaticamento sia dovuto allo sforzo di accomodamento che fanno i muscoli oculari per correggere il difetto visivo, per mettere correttamente a fuoco le immagini» precisa Romanzo.

 

Gli occhiali

 

La terapia per questi difetti di vista è l’occhiale. «Anche se – puntualizza lo specialista -  in caso di grosse differenze tra un occhio e l’altro o di deficit di cinque diottrie, oggi si può ricorrere anche alle lenti a contatto correttive anche con bambini piccoli. Addirittura, in caso di miopia molto severa già a bebè di nove mesi mettiamo le lenti a contatto. Per l’intervento chirurgico, invece, meglio aspettare i 18 anni e che la situazione sia stabile almeno da un paio di anni. Altrimenti l’intervento, in età pediatrica (fino ai 12 anni), corregge il difetto attuale, ma non evita l’eventuale evoluzione e quindi ricomparsa del problema».

 

Le visite di controllo

 

Non sempre è facile cogliere eventuali campanelli di allarme di eventuali difetti di vista (ametropia), ma d’altro canto una diagnosi precoce è fondamentale perché «l’occhio si comporta come un muscolo e quanto prima è messo nelle condizioni migliori di lavorare quanto più può esprimere le sue potenzialità, ciò significa che se c’è un difetto va corretto il prima possibile affinché il bambino possa vedere bene e raggiungere, con l’ausilio degli occhiali, i famosi 10/10» raccomanda l’oculista del Bambino Gesù di Roma.

Allora è importante programmare le visite di controllo a partire dal primo anno di vita, in modo da prevenire o intercettare per tempo eventuali anomalie o alterazioni della vista.

«Per questo consigliamo di rispettare le seguenti tappe di screening: la prima entro i sei mesi, per capire se l’occhio sia anatomicamente sano, poi a un anno per valutare che i due occhi siano uguali e poi a tre, quattro e sei anni, per continuare a cadenza biennale».

 

A tre anni si effettua la prima "vera" visita oculistica, nel senso che la maggiore capacità di collaborazione del bambino e il livello di sviluppo dell'apparato visivo permettono all'oculista di valutare in maniera più precisa la funzione visiva. Infatti fra i 3 e 4 anni d'età, è possibile misurare "la vista" utilizzando tavole di lettura (ottotipi) studiati appositamente per i bambini. Sono tavole che rappresentano in genere disegni elementari di dimensioni sempre più piccole, oppure delle "E" proposte nelle quattro posizioni.

 

Di fatto, ricorda lo specialista, è ormai consuetudine in tutti i Centri di ostetricia e ginecologia far visitare i bambini appena nati dal neonatologo, che si occuperà di prescrivere una visita oculistica in caso di riscontro di qualsiasi anomalia.

È poi il pediatra, abitualmente, a effettuare un primo screening e a indirizzare dallo specialista in caso di eventuali sospetti di malattie oculari congenite e della prima infanzia.