Salute

I tic nei bambini: come comportarsi

bambina-scuola
25 Febbraio 2014
Circa un bambino su 100 a partire dai 6-7 anni soffre di tic infantili, ma nella gran parte dei casi si tratta di disturbi passeggeri, destinati a ridursi o scomparire da sé nel giro di pochi anni. Limitati sono i casi che necessitano di trattamento farmacologico e/o psicoterapico.
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Che cosa sono i tic infantili

I tic sono movimenti improvvisi, ripetitivi e a scatti, che il bambino non riesce a controllare o reprimere. Si dividono essenzialmente in due tipi:

  1. i tic motori, come sbattere le palpebre, fare smorfie del viso o movimenti bruschi della testa, alzare le spalle, battere i piedi, tamburellare con le dita;

  2. i tic vocali, come sbuffare, raschiarsi la gola, fare colpetti di tosse, tirare su col naso, emettere grugniti.

A questi possono associarsi la cosiddetta tricotillomania, cioè il toccarsi i capelli in modo ripetuto (a volte fino a staccarseli, tanto da provocarsi zone di alopecia), la coprolalia, cioè dire parolacce, o la ecolalia, cioè la tendenza a ripetere le parole degli altri, come un’eco.

Quando si manifestano tic sia motori che vocali si parla di sindrome di Tourette.

Perché compaiono i tic? Predisposizione familiare più situazioni di stress

I tic possono insorgere a partire dai 5-6 anni di età, con una leggera prevalenza dei maschi sulle femmine. “I meccanismi di insorgenza dei tic sono ancora poco chiari, ma si è visto che vi è innanzitutto una predisposizione familiare, per cui se un parente stretto ne ha sofferto da piccolo è più facile che si manifestino” sottolinea Giovanna Tripodi, neuropsichiatra infantile presso l’Unità Operativa Complessa di Pediatria dell’Azienda Ospedaliera Bianchi-Melacrino-Morelli di Reggio Calabria.

Ad esserne colpiti inoltre sono più di frequente i classici bambini ‘perfettini’ e ipercontrollati, che raramente piangono o urlano, ma tendono a reprimere le loro reazioni emotive.

A questi fattori predisponenti possono poi aggiungersi situazioni scatenanti: i tic si manifestano con maggiore intensità quando il bambino vive situazioni di tensione emotiva, di stress o percepisce aspettative esagerate nei suoi confronti, mentre si attenuano quando il bambino è assorto in attività che impegnano la sua concentrazione, come quando legge, disegna o pratica un’attività sportiva. A differenza di altri movimenti involontari, come le convulsioni o l’epilessia, non si verificano mai durante il sonno. (leggi anche: lo yoga contro lo stress dei bambini)

Come risolvere i tic? Sdrammatizzare e non tentare di correggerlo

Nella stragrande maggioranza dei casi, i tic sono fenomeni transitori, che si autolimitano con l’età e sono davvero pochissimi i tic che perdurano oltre l’adolescenza.

Che fare quindi se il bambino manifesta dei tic? “La prima cosa è osservare il bambino, senza tentare di correggerlo, anche perché di solito neanche se ne accorge, se non quando viene rimproverato dai genitori o preso in giro dai compagni” risponde la neuropsichiatra. “Importante parlarne con gli insegnanti, che potrebbero spiegare ai compagni che è una cosa che può capitare e che non va derisa; al tempo stesso, gli insegnanti potrebbero evitare al bambino occasioni di stress o di eccessiva esposizione, interrogandolo dal posto e non alla cattedra oppure evitando competizioni dirette con altri compagni.

Molto utile anche far praticare al bambino un’attività ludico-sportiva di suo gradimento, che lo rilassi e non lo faccia sentire troppo in vista: perfetto ad esempio il nuoto, naturalmente non agonistico, lo yoga, il disegno e la pittura. Bisogna comunque evitare ritmi troppo serrati delle diverse attività, lasciando lo spazio per i rapporti di relazione. Fondamentale infine rassicurarlo, scherzarci su insieme e sdrammatizzare”.

Quanto portare il bambino dal medico? Solo se i tic non passano o sono molto accentuati

In genere si consiglia di aspettare alcuni mesi prima di rivolgersi al medico, ma difficilmente una mamma riesce ad aspettare così tanto! In prima battuta allora se ne può parlare con il pediatra, che innanzitutto tranquillizzerà sia il bambino che i genitori e proverà ad individuare eventuali motivi di disagio che possono aver scatenato il tic, per cercare di allontanarli. A volte è sufficiente questo approccio per ridurre notevolmente la frequenza e l’entità del tic fino a farlo scomparire.

“Solo se il disturbo non si attenua nel giro di un anno, è consigliabile una visita da un neuropsichiatra infantile” consiglia la dott.ssa Tripodi “che, visitando il bambino ed analizzando la storia clinica, potrà escludere eventuali patologie (ad esempio la Corea di Sydenham, complicanza della malattia reumatica che può svilupparsi in seguito ad un’infezione da Streptococco) e valutare l’opportunità di un trattamento farmacologico associato ad un supporto psicologico, che aiutino il bambino a gestire e superare il suo disturbo e la famiglia a vivere più serenamente tali eventi”.

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