Salute

La circoncisione nei bambini

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10 Giugno 2013 | Aggiornato il 24 Dicembre 2018
L’intervento di circoncisione nei maschietti si fa quando c’è una fimosi. Non è sempre indispensabile e nei casi più lievi, sono possibili altre soluzioni. In Italia è considerata un atto medico, da fare solo se c’è un’indicazione medica inoppugnabile.
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Circoncisione: quando farla?

L’intervento di circoncisione nei maschietti si fa quando c’è una fimosi, cioè un restringimento eccessivo della pelle del prepuzio, che ne impedisce lo scorrimento. Non sempre però l’intervento è indispensabile e, nei casi più lievi, sono possibili altre soluzioni. Ne parliamo con Piero Buffa, responsabile dell’Unità Operativa di chirurgia pediatrica dell’Ospedale Gaslini di Genova.

Che cos’è la circoncisione. La circoncisione è un piccolo intervento chirurgico che in Italia viene praticato quando si verifica quella che in termini medici si chiama fimosi, cioè un restringimento patologico del prepuzio (l’involucro di pelle che avvolge la sommità del pene) tale da non consentire lo scorrimento della pelle e il mantenimento dell’igiene. Nei primi anni di vita la fimosi è quasi da ritenersi fisiologica, perché è normale che la pelle sia più stretta e lo scorrimento più difficoltoso; col passare dei mesi, un po’ per volta la pelle si scolla e dai 3 anni in poi il prepuzio deve poter scorrere facilmente fino a scoprire il glande (la parte superiore del pene). Se questo non avviene, dopo aver rilevato il problema con il pediatra, è opportuno rivolgersi ad un chirurgo pediatrico che, in base all’entità della fimosi, valuterà fra tre possibili soluzioni.

Fimosi lieve: può bastare l’applicazione di una pomata cortisonica. Se il prepuzio è piuttosto stretto ma si riscontra una certa cedevolezza della pelle, si può tentare in prima battuta con l’applicazione locale di una pomata a basso contenuto di cortisone, che rende la pelle più elastica ed aiuta a staccare le piccole aderenze. Si fanno in media cicli di applicazioni di 2-3 settimane alternate a brevi pause, per un totale di 3-4 mesi. Qualunque manovra deve essere sempre consigliata dal chirurgo, che è in grado di valutare se c’è l’elasticità sufficiente per effettuare delicate manipolazioni, che non devono assolutamente causare lacerazioni della pelle o forte dolore.

Fimosi intermedia: si fa un piccolo intervento di incisione. Nei casi di media entità si prende in considerazione la cosiddetta plastica dorsale del prepuzio, che consiste in un’incisione longitudinale della pelle che, “per usare una similitudine di facile comprensione, trasforma quella che sembra una scollatura a girocollo in una scollatura a V” spiega il prof. Buffa. “Nonostante il nome ‘plastica’, non si mette alcuna protesi, ma si effettua unicamente un piccolo taglietto dalla parte di pelle rivolta verso il bacino (quindi all’interno) che poi viene suturato con pochi punti riassorbibili. Con il trascorrere degli anni, la ‘V’ si trasforma in un angolo sempre più ampio fino a non notarsi più. E’ un intervento semplice, che nella gran parte dei casi rimedia al problema senza mutilazioni permanenti”.

Fimosi importante: serve la circoncisione. Se la punta del prepuzio è completamente chiusa tranne che nel forellino da cui esce la pipì, la circoncisione non può essere evitata. La circoncisione è necessaria anche se sono state effettuate manovre traumatiche, poiché possono creare ragadi che, guarendo, lasciano una cicatrice che peggiora la situazione, dal momento che si tratta di un tessuto connettivo privo di elasticità. Altra indicazione all’intervento è l’insorgere di infezioni ripetute (balaniti), provocate dalla difficoltà a mantenere pulita una zona dove ristagni di urine possono favorire la proliferazione di germi. Altra condizione, decisamente più rara, che richiede l’intervento di circoncisione in quanto provoca una fimosi acquisita molto serrata, è una malattia dermatologica infiammatoria chiamata ‘Lichen scleroatrofico’, cuò interessare i bambini intorno a 8-10 anni di età.

In che cosa consiste l’intervento di circoncisione. Con la circoncisione viene asportato chirurgicamente tutto il prepuzio, per cui il glande rimane completamente scoperto. L’intervento dura pochi minuti, ma, quando si tratta di bambini piccoli, richiede un’anestesia generale o, preferibilmente un’anestesia mista (che riduce notevolmente i rischi anestesiologici), con la quale cioè il bambino viene addormentato in modo blando, dopodiché si pratica un’anestesia locale. Con i bambini più grandi è sufficiente la sola anestesia locale.

Dopo l’intervento viene messa una corona di sottili punti di sutura riassorbibili, che quindi cadono da soli dopo circa due settimane. Per accompagnare il processo di guarigione e ridurre il fastidio provocato localmente dal contatto del glande - ormai completamente scoperto - con le mutandine, vengono applicate per 10-15 giorni pomate cortisoniche e blandamente anestetiche. Se, invece, si pratica la sola plastica dorsale del prepuzio, nelle 4-5 settimane successive all’intervento il prepuzio deve essere fatto scorrere almeno una volta al giorno con l’ausilio di una pomata cortisonica, altrimenti la pelle rischia di cicatrizzarsi di nuovo.

A volte basta aspettare. Alcuni specialisti ritengono che, a meno che non subentrino infezioni o cicatrizzazioni, prima di optare per l’intervento sia meglio aspettare la pubertà, poiché la produzione dell’ormone testosterone agisce favorevolmente sull’elasticità della pelle. “Ogni caso va valutato a sé, tuttavia bisogna considerare che, se si rimanda l’intervento all’età puberale, l’incisione longitudinale non è più praticabile, perché il taglio a V rimarrebbe a vita e potrebbe procurare problemi psicologici notevoli al ragazzo, quindi a quel punto l’unica soluzione è la circoncisione” osserva il prof. Buffa.

Meglio l’incisione longitudinale o la circoncisione? “Se possibile, l’incisione longitudinale dovrebbe essere sempre la prima scelta, poiché se il problema non si risolve o se la pelle dovesse cicatrizzarsi e restringere nuovamente l’uscita, si fa sempre in tempo ad effettuare la circoncisione” risponde l’esperto. “La circoncisione non è dannosa, ma si tratta pur sempre di una mutilazione permanente al bambino, per questo in Italia è considerata un atto medico, da fare solo se c’è un’indicazione medica inoppugnabile”.

Un fatto culturale o una pratica igienica? “D’altro canto, ci sono correnti di pensiero differenti dalla nostra, in base alle quali la circoncisione andrebbe eseguita a tappeto a tutti i neonati maschi prosegue Buffa. “Non è solo un fatto religioso-culturale, tipico di alcune popolazioni: se in zone dove l’acqua scarseggia, come l’Africa sahariana, la circoncisione viene eseguita a scopo igienico, per evitare il rischio di infezioni, in alcuni Paesi ricchi, come negli Stati Uniti, la circoncisione viene proposta (ma non vi è un obbligo) per tutti i maschietti nei primi mesi di vita. In base ad alcune ricerche infatti sembra che se i partner sono circoncisi si verifichi una minore incidenza di tumori del collo uterino nelle compagne. Sono studi ancora da confermare, che tuttavia attestano come la circoncisione sia tutt’altro che una mera tradizione”.

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