Salute

La meningite virale nei bambini

Di Angela Bisceglia
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22 luglio 2015
Quando si parla di meningite si pensa subito alla meningite batterica, causata da batteri come meningococco o pneumococco che possono provocare conseguenze anche molto gravi. Ma la meningite può essere causata anche da virus, fortunatamente meno aggressivi. Vediamo che cos’è le meningite virale, quali i sintomi e come si cura. 

 

Che cos’è la meningite virale

 


“La meningite virale è un’infiammazione, in questo caso provocata da virus, delle meningi, una specie di pellicola protettiva a tre strati che circonda l’encefalo e che costituisce l’ultima barriera di difesa della parte più nobile dell’organismo” dice Fabrizio Pregliasco, ricercatore del Dipartimento di scienze biomediche dell’Università degli Studi di Milano e Sovrintendente sanitario IRCSS Ospedale Galeazzi di Milano. “Si tratta di una barriera molto efficiente, che normalmente riesce ad impedire il passaggio ad ogni infezione. In presenza di germi particolarmente aggressivi e in casi di maggiore vulnerabilità dell’organismo (malattie preesistenti, stress, debolezza costituzionale), invece, tale barriera può essere violata e si arriva alla meningite. (Leggi anche: meningite, le precauzioni per i bambini)

 


 

 

Da che cosa è causata la meningite virale

 


La meningite virale può essere causata da molti virus, che nella gran parte dei casi interessano altri organi, ad esempio gli Enterovirus, che in genere prendono di mira stomaco e intestino, gli Adenovirus, che di solito si fermano alla gola, l’Herpes Simplex, responsabile delle vescicole sul labbro, o l’Herpes Zooster, che provoca la varicella. Più raramente, anche alcuni parassiti, come le zecche o la zanzara tigre potrebbero trasmettere virus attraverso la morsicatura o la puntura della vittima.

 


 

 

Quali sono i sintomi della meningite virale

 


I sintomi tipici sono simili a quelli della meningite batterica, anche se in genere meno intensi: febbre elevata e persistente, mal di testa, contrattura muscolare con iper reflessione del collo (cioè rigido e rivolto all’indietro), vomito e nausea, confusione mentale e problemi di linguaggio e deambulazione. “La maggior parte delle meningiti virali però presenta una sintomatologia molto sfumata, tant’è vero che la malattia non viene neanche diagnosticata perché si scambia per un altro tipo di infezione” dice Alberto Villani, Responsabile di Pediatria Generale e Malattie Infettive dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma.

 


 

 

Come si fa la diagnosi di meningite virale

 


La diagnosi più sicura si ha con una puntura lombare che aspira e permette di analizzare il liquido encefalo rachidiano e di distinguere se la meningite è di natura virale o batterica. E’ un’indagine che si esegue in ospedale.

 


 

 

Come si cura la meningite virale

 


In genere la malattia guarisce da sola, magari con l’aiuto di terapie di supporto dei sintomi, se particolarmente intensi. Solo in presenza di alcuni virus, come l’herpes, si possono utilizzare antivirali specifici, che accelerano la guarigione.

 


 

 

Qual è il decorso della malattia

 


“Nella stragrande maggioranza dei casi il decorso è benigno e, anche se non si fanno cure, nell’arco di una decina di giorni si risolve tutto, con una ripresa perfetta delle condizioni generali” dice Villani.

 


 

 

E’ contagiosa?

 


“La meningite virale ha una bassissima contagiosità, che diventa nulla nelle forme trasmesse da un vettore, cioè in caso di punture di zanzare o morsi di zecche” risponde Pregliasco. Non per niente non sono richieste precauzioni o profilassi per i famigliari o per il compagno di banco, a differenza di quanto accade per la meningite batterica.

 


 

 

E’ necessario il ricovero?

 


Se i sintomi sono importanti sì” risponde il pediatra. “Anche perché in tali casi ci si reca in ospedale per la puntura lombare e poi si resta ricoverati per le cure”.

 


 

 

E’ necessario che il paziente stia in isolamento?

 


Fino a quando non si capisce di cosa si tratta, l’ospedale per precauzione potrebbe tenere il paziente in isolamento. “E’ una forma di protezione anche per il bambino, che durante l’infezione è più depresso dal punto di vista immunitario, quindi potrebbe andare soggetto a sovra infezioni” sottolinea il virologo.

 


 

 

Abbiamo parlato di maggiore vulnerabilità dell’organismo: ci sono allora regole di prevenzione?

 


“Quelle del buon senso, valide in ogni situazione per mantenere l’organismo in condizioni di efficienza: dormire un numero adeguato di ore, alimentarsi in modo corretto, scaricarsi tutti i giorni. Sono regole banali, ma in pochi le rispettano davvero, e invece basterebbero da sole per garantire il 95% del benessere” conclude il pediatra.

 

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