Mononucleosi

Mononucleosi e bambini: 5 curiosità da sapere

Di Ida Macchi
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02 Maggio 2017 | Aggiornato il 06 Marzo 2018
Si trasmette attraverso le goccioline di saliva emesse parlando e la prima spia della malattia è un malessere generale simile a quello di un’influenza. E' la mononucleosi, infezione provocata da un virus della famiglia dei virus herpetici (l’Epstein Barr, o HBV). 5 cose da sapere sulla "malattia del bacio".
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E’ una delle malattie infettive più frequenti nei bambini e adolescenti: nei più piccoli spesso è asintomatica e passa inosservata, mentre nei più grandi i disturbi sono invece più rilevanti. Parliamo di mononucleosi, infezione provocata da un virus della famiglia dei virus herpetici (l’Epstein Barr, o HBV) la cui diffusione avviene attraverso le goccioline di saliva emesse parlando. Infatti, viene chiamata la malattia del bacio, anche se questo gesto affettuoso non ne è certo il primo responsabile ed è più frequente che il contagio avvenga bevendo dallo stesso bicchiere o dalla stessa lattina.

 

 

1 - Stanchezza e linfonodi ingrossati

 

“Dopo 15-45 giorni di incubazione, la prima spia della malattia è un malessere generale simile a quello di un’influenza”, spiega la dottoressa Vania Giacomet, responsabile dell’Unità semplice di Infettivologia pediatrica dell’ ospedale Sacco di Milano. “In breve le tonsille si ingrossano e si ricoprono di placche biancastre che rendono difficile la deglutizione, compare la febbre che può superare i 38° e un ingrossamento dei linfonodi cervicali che diventando dolenti. A volte, lo stesso aumento di volume coinvolge anche i linfonodi di inguine e ascelle. Ma è soprattutto la stanchezza, il sintomo più importante e debilitante.

 

 

2 - Di solito è un'infezione benigna che passa in una decina di giorni

 

La mononucleosi di solito è un’infezione benigna che si risolve in una decina di giorni, grazie al sistema immunitario, e raramente l’infezione può dare complicanze. Infatti, l’ingrossamento dei linfonodi è proprio la spia che l’organismo reagisce all’aggressione del virus : al loro interno ci sono i linfociti B, globuli bianchi che, messi in allarme dall’arrivo dell’agente estraneo, si moltiplicano per arrestarne l’avanzata. Nello stesso tempo, il sistema immunitario comincia a produrre anticorpi, sostanze di difesa specifiche per annientare il virus che, una volta superata la malattia, rimangono come memoria , regalando un’immunità permanente”. Per approfondire leggi anche mononucleosi nei bambini e adolescenti

 

 

3 - La cura? Riposo e liquidi

 

“Il riposo è la prima medicina e i farmaci necessari sono ridotti al minimo: antipiretici a base di paracetamolo per abbassare la febbre e collutori antisettici per ridurre il mal di gola”, spiega la dottoressa Giacomet. “E’ importante però far bere il piccolo malato, offrendogli bevande (come acqua, te, spremute ): per contrastare la disidratazione indotta dalla febbre. Se la deglutizione è difficile, sono permessi cibi freschi e di consistenza morbida.

 

 

4 - Attenzione alla milza durante la convalescenza 

 

Qualche accortezza in più anche durante la convalescenza: la mononucleosi induce un ingrossamento della milza che, soprattutto tra gli adolescenti può essere importante. L’organo è perciò meno protetto e quindi si consiglia di evitare la pratica di sport che implicano un contrasto fisico (calcetto, per esempio) per almeno un mese dopo la guarigione: eventuali traumi possono provocarne la rottura”. 

 

 

5 - A volte esami specifici

 

La diagnosi della mononucleosi può essere clinica, ovvero basata sui sintomi. Per una diagnosi differenziale il medico può avvalersi di alcuni esami che fanno chiarezza e che gli permettono di distinguerla da una tonsillite batterica, infezione che va curata con gli antibiotici, inutili invece per una malattia virale; ad esempio, ricorrendo alla esecuzione del tampone orofaringeo, ovvero il prelievo di un piccolo campione dell’essudato delle tonsille che identifica se l’agente in questione è un batterio ( lo streptococco).

Test specifici per la diagnosi di mononucleosi sono invece il monotest che scopre se ci sono anticorpi eterofili e, in caso di una sua negatività, è utile la ricerca nel sangue di anticorpi anti EBV: le IgM, indice di infezione recente che confermano che l’infezione è in atto e le IgG , indice di infezione pregressa che permangono per tutta la vita.

Per approfondire: