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Pipì a letto dopo i 5 anni

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19 Settembre 2013
Il 15% dei bimbi tra i 6 e gli 8 anni soffre di enuresi, ma i genitori non lo dichiarano spontaneamente: è quanto emerge da un'indagine del Sindacato medici pediatri di famiglia. Ecco come fare per aiutare il bambino

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I CONSIGLI PER RIDURRE IL RISCHIO DI PIPÌ A LETTO

Durante il giorno

 

  • Far bere al bambino almeno 1 litro di liquidi tra le 8 e le 18 per regolarizzare la diuresi e migliorare la distensione della vescica

  • Far fare la pipì ogni 2-3 ore per evitare la sovradistensione e favorire un corretto svuotamento della vescica

  • Se il bambino ha “urgenza” bisogna invitarlo a fare un respiro profondo e poi buttare fuori l’aria contando fino a 10 prima di fare pipì, in modo da permettere un corretto rilasciamento del muscolo detrusore della vescica

  • Controllare che il bambino si scarichi regolarmente e non coesista stipsi

 

Alla sera

 

  • A cena, limitare i cibi ricchi di calcio (latte e derivati) o troppo salati per ridurre l’ipercalciuria e/o l’ipenatruria (l’aumento di eliminazione di calcio e sodio con le urine) che determinano un aumento di produzione di urina durante la notte

  • Scegliere acque minerali a basso contenuto di calcio (< 25 mg/L) per evitare l’ipercalciuria e quindi limitare la produzione di urina durante la notte

  • Far fare pipì sempre prima di andare a letto

  • Se i genitori vanno a letto molto più tardi del bambino, possono fargli fare una seconda pipì in modo di “fare spazio” all’urina prodotta durante la notte

 

LEGGI ANCHE l'APPROFONDIMENTO SULL'ENURESI NOTTURNA

Il termine “enuresi notturna” descrive la perdita di urina durante il sonno; il bambino fa pipì a letto mentre dorme e generalmente non viene risvegliato dal bagnato.

“Questa incontinenza notturna, quando avviene, pur con una minzione involontaria del tutto normale salvo il luogo e il tempo considerati inappropriati e socialmente inaccettabili, in un bambino di età superiore ai cinque anni nel quale dovrebbe essere maturato il controllo vescicale anche notturno, deve essere considerato un disturbo da curare, ma è purtroppo molto sottovalutato”, dice Antonio D'Alessio, Direttore Struttura Dipartimentale di Chirurgia Pediatrica, Azienda Ospedaliera di Legnano, e Professore di Chirurgia Pediatrica, Università di Milano.

Per indagare il fenomeno, il Sindacato dei medici pediatri di famiglia (SiMPeF) ha ideato un progetto di ricerca e formazione - in collaborazione con il sito informativo a carattere scientifico www.enuresi.net, realizzato da un gruppo di medici esperti del tema - i cui risultati preliminari saranno presentati al 3° Congresso nazionale SiMPeF, a Milano il 20 e 21 settembre presso l’Auditorium del Palazzo della Regione Lombardia.

“L’enuresi è un problema reale”, dice Claudio Frattini, Responsabile Dipartimento formazione SiMPeF e coordinatore scientifico del congresso. “I genitori non ne parlano, un po’ per vergogna, un po’ perché lo ritengono un fatto del tutto normale avendone spesso sperimentato degli episodi da bambini. Il pediatra di famiglia, a sua volta, pensa che se il genitore non ne parla è perché il problema non esiste. Un vero e proprio circolo vizioso. Con questo progetto vogliamo misurare puntualmente le dimensioni del problema, e contribuire a sollecitare pediatri di famiglia e genitori a far emergere l’enuresi notturna e ad affrontarla,” prosegue Frattini.

Enuresi notturna, cause e cure

L’enuresi notturna, infatti, rappresenta un evento complesso nel quale entrano in gioco aspetti ereditari (esiste un chiaro carattere familiare in due casi su tre), genetici (colpisce due maschietti per ogni femminuccia), meccanismi biochimici e ormonali (deficit parziale dell’ormone antidiuretico o vasopressina o ADH), iperattività della vescica, profondità del sonno e problemi di risveglio.

“La cura deve essere quindi modulata a seconda della prevalenza di uno o più fattori sugli altri”, dice D’Alessio. “La cura può essere comportamentale, con l’adozione di abitudini che possono sembrare banali e scontate, ma nella pratica molto importanti (vedi le regole sopra) per migliorare la funzionalità vescicale e regolare la diuresi, associata a farmaci come la desmopressina, analogo dell’ormone antidiuretico, e gli anticolinergici, per controllare l’iperattività della vescica. Utile è anche l’utilizzo di un sensore posto sulle mutandine che a contatto con le gocce di urina emette un segnale acustico e sveglia il bambino che completa la minzione in bagno. Aiuta l’instaurarsi di un riflesso condizionato che determina, dopo alcune volte, un risveglio autonomo alla comparsa dello stimolo minzionale”, continua D'Alessio.

“E’ importante impostare un trattamento medico dell’enuresi, che contrariamente a quanto molti possano ancora pensare non ha un’origine psicologica, perché è un disturbo che riduce l’autostima e aumenta il rischio di incontinenza in età adulta, in particolare nelle donne dopo i 50 anni”, conclude Rita Caruso, Pediatra Responsabile dell’Ambulatorio Enuresi, ICP-Ospedale Bassini, Cinisello Balsamo (Milano).