Salute

Psicomotricità per bambini, che cos'è e a cosa serve

psicomotricita
01 Luglio 2015 | Aggiornato il 28 Settembre 2017
La psicomotricità educativa può rivelarsi utile per tutti i bambini, in particolare per quelli timidi e insicuri perché migliora la fiducia in se stessi e negli altri, oltre alla capacità di comunicare. E' indicata anche per i bimbi molto vivaci che fanno fatica a concentrarsi. Per bambini con alcuni disturbi come autismo, ritardo mentale o altre patologie neuromotorie e neuropsichiatriche, può essere utile la psicomotricità terapeutica
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Ore 9 nella palestra di una scuola primaria: lezione aperta di psicomotricità.

 
Lo spazio è attrezzato per l’uso: si vede un muro di grossi mattoni morbidi e poi materassi, palle e birilli. Entrano i bambini e si mettono in linea. L’istruttore dà il via. I bambini corrono e abbattono il muro. Al secondo via, fanno una specie di gimcana tra i birilli e a turno un salto dal quadro svedese, buttandosi sui cuscinoni. 
Poi si siedono, è il momento della storia. L’hanno inventata tutti insieme, orgogliosi ne recitano una parte ciascuno. Nel frattempo tra le mani dei genitori passano disegni un po’ astratti e super colorati fatti dai figli. 
Fine della lezione aperta. I bambini hanno i visi rossi e sono visibilmente allegri, tra i genitori invece serpeggia il dubbio. “Ma … cosa stanno facendo?” “Ma … non si poteva fare uno sport normale?” Una domanda su tutte: “Che cos’è la psicomotricità?”  (Sara, una mamma)

 

La psicomotricità, una disciplina che aiuta a sviluppare l'equilibrio personale e armonizzare le diverse aree di sviluppo

Negli ultimi anni tra i genitori si sente sempre più parlare di corsi di psicomotricità: nelle scuole dell’infanzia e primaria questa disciplina è arrivata sotto forma di progetto educativo speciale e nelle palestre come corso per i bambini 2-6 anni prima di intraprendere altre discipline sportive.

Non solo: i neuropsichiatri infantili la consigliano come terapia per bambini con disabilità o ritardi dello sviluppo e bambini con sindromi. 


Nata negli anni ’60 in Francia mentre nel Belpaese ha iniziato a diffondersi già dagli anni ‘80, la psicomotricità è una disciplina che aiuta i bambini a rendere più armonici il corpo, le emozioni e gli aspetti cognitivi, attraverso il movimento e il gioco.

E’ rivolta principalmente ai bambini perché per loro il linguaggio corporeo è più importante rispetto a quello che dicono attraverso le parole. 


“I bambini esprimono le loro emozioni e le loro paure attraverso il corpo e questo è il tramite essenziale attraverso cui manifestano anche i contenuti della mente e della psiche – dice Andrea Bonifacio, presidente dell'Associazione Nazionale Unitaria Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell'Età Evolutiva Italiani  (ANUPI), l’associazione che rappresenta i professionisti che si occupano di neuro e psicomotricità dell’età evolutiva.

“Spesso nella nostra società l'aspetto corporeo viene messo in secondo piano e i giochi dei bambini non vengono considerati dagli adulti”.

 

Questa pratica aiuta i bambini ad avere fiducia in se stessi, a migliorare la concentrazione e ad essere più sereni

Qual è l’effetto di portare in equilibrio corpo e mente? I bambini arrivano ad “avere più fiducia in sé e negli altri, maggiore capacità di concentrazione anche a scuola e riescono a comunicare con gli altri in sicurezza e tranquillità,” assicura Bonifacio. 


“Oggi questo lavoro è più che mai utile - continua Bonifacio - L’uso dei dispositivi digitali in tenera età allontana infatti i bambini dall'esperienza corporea, che va invece recuperata perché nei primi anni di vita è fondamentale per il loro sviluppo”. 

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Ma come si struttura un corso di psicomotricità? Innanzi tutto bisogna fare distinzione tra  psicomotricità educativa e neuro e psicomotricità dell’età evolutiva.

 

La neuro e psicomotricità: è una disciplina sanitaria dell’area riabilitativa

La neuro e psicomotricità  viene prescritta ai bambini con disabilità, ritardi e disturbi di sviluppo, tra i quali autismo. Il terapista lavora in equipe in strutture pubbliche,

private e/o ospedaliere. Si tratta di un lavoro complesso che comprende il coinvolgimento di tutta la famiglia. Per esempio quando si occupa di un bambino autistico, il lavoro del terapista consiste nel conoscerlo, nello scoprire i suoi punti di forza, nel trovare modi di comunicazione alternativi al linguaggio e poi "spiegare ai genitori come 'funziona' il bambino e come comunicare con lui " dice Bonifacio.

"Aiuta quindi non solo il piccolo, ma tutta la famiglia a trovare un nuovo equilibrio.

Il professionista è un terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva. Per avere questo titolo deve aver seguito un corso di laurea di primo livello presso la facoltà di medicina. 

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Psicomotricità educativa: adatta a tutti ma soprattutto ai bambini timidi, insicuri o con difficoltà di concentrazione

"I corsi di psicomotricità educativa si rivolgono a tutti i bambini. Sono collettivi e si svolgono nelle scuole o nei centri di psicomotricità e in alcuni centri sportivi" " dice Bonifacio.

"La psicomotricità educativa, come già detto, è una pratica che dà fiducia in sé e negli altri, aiuta a trovare i tempi di concentrazione e a comunicare in sicurezza e tranquillità, apportando miglioramenti anche a livello scolastico. Quindi si rivela particolarmente adatta a bambini molto timidi, insicuri o al contrario troppo vivaci e con difficoltà di concentrazione".

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Data la quantità dell'offerta di corsi di psicomotricità educativa, come giudicare se uno è più o meno all’altezza?

I genitori devono verificare che lo psicomotricista sia effettivamente tale avendo svolto una formazione adeguata. “Il percorso formativo ideale di uno psicomotricista è una laurea di primo livello, più un percorso formativo post laurea di 2400 ore, realizzato in un master o una scuola di psicomotricità,” dice Bonifacio, che dal 2012 al 2014 è stato anche presidente di ANUPI Educazione, la neonata Associazione degli Psicomotricisti di area educativa.

 

La qualifica ovviamente non basta per fare un buon psicomotricista. “Lo psicomotricista  dovrà essere in grado di instaurare con i bambini un rapporto di empatia, senza giudicare ma accogliendo l'individualità e la specificità di ciascuno. 

Si metterà sullo stesso piano dei bambini (solitamente veste in tuta, si rotola per terra), li rassicura e comunica con loro, ascolta i loro bisogni. Aiuta così i bambini a individuare le proprie capacità, a trovare una propria identità e a sviluppare armonicamente la propria personalità,” spiega Bonifacio.  

 

I percorsi psicomotori vengono proposti in spazi appositamente attrezzati per l’esperienza sensomotoria e simbolica, con cuscinoni, materassi, materiali per travestimenti e caratterizzati anche da un’area dedicata all’espressione creativa, attrezzati per disegnare, fare costruzioni e manipolazioni, alla conclusione del percorso esperienziale diretto.

 

Guarda il video: Come migliorare l'attenzione e la concentrazione dei bambini