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Sindrome di Asperger nei bambini: 10 cose da sapere

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15 Aprile 2014 | Aggiornato il 13 Febbraio 2019
La sindrome di Asperger deve il suo nome a un pediatra/psichiatra austriaco e può essere definita una “condizione di autismo a più alto funzionamento”, perché chi ne è interessato ha buone (e a volte ottime) capacità intellettive, raggiunge un soddisfacente livello di autonomia e, nella maggior parte dei casi, utilizza il linguaggio in modo appropriato

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Ecco 10 cose da sapere sulla sindrome di Asperger: la consulenza è del dottor Leonardo Zoccante, neuropsichiatra infantile dell'Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona.

1) Che cos'è la sindrome di Asperger

La sindrome di Asperger deve il suo nome a un pediatra/psichiatra austriaco e può essere definita una “condizione di autismo a più alto funzionamento”, perché chi ne è interessato ha buone (e a volte ottime) capacità intellettive, raggiunge un soddisfacente livello di autonomia e, nella maggior parte dei casi, utilizza il linguaggio in modo appropriato. In ambito specialistico non è ancora stato chiarito se le forme di autismo meno gravi si possano far coincidere o no con la sindrome.

2) I sintomi della sindrome di Asperger

Il disturbo investe soprattutto l’ambito della comunicazione e relazione sociale: il bambino non riesce cioè a imparare quei comportamenti che consentono di entrare in un’armonica relazione con il mondo esterno.

Spesso, anche se non sempre, a questo importante segno si unisce quella che i medici definiscono “goffaggine motoria”, che si esprime con difficoltà a imparare a camminare, scarsa abilità nei giochi di movimento e nelle attività che richiedono l’uso delle mani (per esempio, prendere al volo il pallone).

3) E' più frequente nei maschi

La sindrome è caratterizzata anche da rigidità del pensiero e comportamenti bizzarri e inusuali, di cui fa parte la scarsità di interessi. A questo proposito, per periodi lunghissimi (anche due-tre anni) i bambini colpiti possono mostrare curiosità solo per un determinato argomento (per esempio la geografia) o una attività.

Si sa ancora molto poco per quanto riguarda la diffusione, mentre è noto che è molto più frequente nei maschi. Nelle ragazze la malattia può portare allo sviluppo di un disturbo del comportamento alimentare (anoressia).

4) Quando si può fare la diagnosi

La diagnosi si può porre intorno ai 3-4 anni di età: spetta naturalmente al neuropsichiatria infantile formularla dopo attenta valutazione del caso. Va detto che in alcuni casi può essere diagnosticata molto più tardi o addirittura mai.

Per i genitori può essere comunque utile sapere quali sono i segnali che si riscontrano più comunemente, non già per essere loro stessi a fare diagnosi, ma per poter eventualmente ricorrere il prima possibile all’aiuto dello specialista. Anche in questo caso infatti intervenire precocemente può servire a controllare meglio il problema.

5) I segnali più comuni della sindrome di Asperger

Il bambino impara a parlare anche molto precocemente rispetto alla media dei coetanei (intorno ai 12-18 mesi) ma poi, con il passare del tempo, si evidenzia un linguaggio monotono e pedante che rende difficile comunicare con lui. Gli altri segni possono essere mancanza di empatia (il bambino non comprende lo stato d’animo di chi gli sta di fronte, non sente il bisogno di condividere le gioie, non reagisce alle lodi); assenza di mimica facciale; incapacità di rapportarsi con i coetanei con comportamenti appropriati e non respingenti.

6) Lo sviluppo dell'intellettivo del bambino Aspie

Lo sviluppo intellettivo è normale, anche se è inusuale il monotono concentrarsi su una sola attività o argomento (per esempio, i numeri). A volte il bambino con la sindrome può mostrare grande perplessità di fronte ai comportamenti che i coetanei e le persone assumono in risposta ai suoi atteggiamenti bizzarri: a lui, infatti, che non padroneggia i normali codici di comunicazione queste reazioni appaiono alquanto strane.

7) A volte ritardi nelle abilità motorie

La sindrome di Asperger si associa spesso agli altri sintomi un modo maldestro di muoversi e, più in particolare, la difficoltà di imparare ad andare in bicicletta, a salire e scendere le scale, a usare uno scivolo o un’altalena, a rimanere in equilibrio sul cavallo a dondolo. Questi ritardi nell’acquisizione delle abilità motorie non sono però indispensabili per autorizzare la diagnosi, visto che non tutti i bambini con la sindrome li presentano.

8) Differenze sostanziali rispetto all'autismo

Ci sono differenze sostanziali tra la sindrome di Asperger e l’autismo. Il bambino con Asperger può sviluppare attaccamento per i famigliari (cosa che non avviene in caso di autismo); è consapevole della presenza degli altri intorno a sé, nonostante i suoi atteggiamenti e la sua comunicazione siano anomali; è loquace e prolisso, anche se il suo approccio verbale avviene sempre a sproposito o inopportunamente (invece i bimbi con autismo parlano pochissimo o per niente). Inoltre, il bambino con Asperger si rende pienamente conto della sua condizione di diversità rispetto a chi non ha il problema.

9) Le cause non sono ancora certe. Solo ipotesi

Per quanto riguarda le cause, esattamente come per l’autismo, non c’è ancora nulla di sicuro. L’ipotesi è che sia influenzata dall’azione sinergica di più geni in qualche modo alterati. Secondo lo psicologo clinico Tony Attwood, studioso della sindrome da numerosi anni, potrebbe favorire il disturbo l’età avanzata della madre o/e del padre.Si tratta comunque di un’ipotesi non dimostrata scientificamente, almeno per ora. Altri studi hanno permesso di osservare che a giocare un suo peso potrebbe essere l’età elevata soprattutto del padre.

10) Le terapie e il training dei genitori

Come per l’autismo, anche per la sindrome di Asperger, non sono ancora state individuate cure che possano portare alla scomparsa del disturbo. Tutti gli interventi educativi o di tipo psico-comportamentale indirizzati al bambino non riescono a garantire risultati soddisfacenti. Da qui nascono nei genitori sensazioni di frustrazione e fallimento che possono peggiorare ulteriormente la situazione famigliare. Una buona soluzione è rappresentata dagli interventi di “parent-training”, mirati a insegnare ai genitori quali comportamenti e quali strategie possono migliorare il rapporto con il bambino e la relazione tra il bambino e il mondo esterno.

 

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