Salute bambini

Sonnambulismo nei bambini

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04 Ottobre 2012
Il sonnambulismo non è una malattia. Può capitare a qualsiasi età, anche se è più frequente tra bambini e adolescenti. L’unica cosa che bisogna fare è stare attenti che il bimbo non si faccia male
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Il termine sonnambulismo significa ‘deambulare nel sonno’: non è una malattia, ma un fenomeno che può capitare a qualunque età, anche se è più frequente riscontrarlo in età pediatrica e puberale. Non servono terapie e non occorre far nulla, se non vigilare affinché il bambino non si faccia male. Anche perché il più delle volte gli episodi tendono a diradarsi o scomparire da sé.

“Il sonnambulismo è considerata una parasonnia, cioè uno dei fenomeni legati al sonno, come il parlare durante il sonno, il bruxismo (cioè il digrignare i denti), o il pavor nocturnus” spiega Federico Vigevano, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze presso dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma:

“Si può verificare a qualunque età, anche se l’esordio avviene più frequentemente in età pediatrica. Spesso si riscontra una predisposizione genetica, pertanto capita che ne siano interessati più membri all’interno della stessa famiglia.

Se tutte le parasonnie in generale interessano il 5% della popolazione, il sonnambulismo è molto meno frequente e può interessare circa lo 0,5”.

Come si manifesta il sonnambulismo

Il sonnambulismo insorge nella fase di sonno più profondo, quindi dopo circa un’ora e un quarto dall’addormentamento. È caratterizzato da un apparente risveglio, per cui il soggetto si mette seduto, scende dal letto e si muove all’interno della stanza.

“Se si tratta del suo ambiente, che quindi conosce bene, il bambino si muove in modo appropriato” evidenzia Federico Vigevano: “non di rado esce dalla stanza, accende le luci e, se la casa è disposta su più livelli, può anche scendere le scale, per poi tornarsene a letto così come si è alzato.

Il tutto continuando tranquillamente a dormire, dal momento che si trova in una fase di sonno profondo. Ecco perché non risponde se i genitori lo chiamano e non si sveglia, a meno che non urti qualcosa e si faccia male, cosa che può capitare se si trova in un ambiente nuovo, come in una stanza d’albergo, dove non ha fatto in tempo a memorizzare la disposizione degli spazi. Al mattino, il bambino non conserva alcun ricordo di quel che è accaduto”.

Le cause del sonnambulismo

Al contrario di quel che un tempo si credeva, alla base del sonnambulismo non vi sono problemi psicologici o psichiatrici, ma c’è un incontro tra predisposizione genetica ed alcuni fattori scatenanti che possano disturbare il sonno: gli episodi possono ad esempio capitare se il bambino è particolarmente stanco, se ha cambiato letto, se ha febbre ed assume un farmaco antipiretico, che può interferire con il sonno.

Non vi è invece correlazione con eventi stressanti, che tendono di solito a dare difficoltà di addormentamento e un sonno più leggero. Per il resto, il sonnambulismo non va considerato una malattia, ma un fenomeno che può succedere a tutti, anche solo una volta nella vita.

Come comportarsi? Mantenere la calma

Vedere un sonnambulo può essere un po’ inquietante, invece l’atteggiamento migliore è mantenere la calma: se è completamente priva di fondamento la leggenda secondo la quale svegliare un sonnambulo potrebbe esser pericoloso, è anche vero che non serve svegliarlo, a meno che non ci si renda conto che potrebbe farsi male: tutt’al più ci si può solo limitare a seguirlo finché non torna a letto. Proprio perché non si tratta di una malattia, il sonnambulismo non va curato, né va inibito, ma solo vigilato.

Meglio parlarne con il pediatra

“Anche se non si tratta di una patologia, val sempre la pena riferire il fenomeno al pediatra, per distinguere in modo certo le parasonnie da altri fenomeni meno chiari, come potrebbero essere delle crisi epilettiche” consiglia l’esperto. “È bene descrivere nei particolari il comportamento del bambino e l’ora in cui si verifica l’episodio o, ancor meglio, filmare con il telefonino quel che succede, così il pediatra potrà inquadrare meglio la situazione”.

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