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Educazione e scuola

Il bambino si rifiuta di riordinare i giochi

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03 Novembre 2011 | Aggiornato il 13 Gennaio 2016
A scuola è ubbidiente, educato, rispettoso delle regole e pende dalle labbra della maestra; a casa, tutto il contrario. Per capire meglio quali sono le armi che le educatrici utilizzano in classe abbiamo intervistato tre maestre di scuola materna che fanno riferimento a tre diverse discipline pedagogiche: quella tradizionale, quella steineriana e quella montessoriana.

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“Quando è il momento di rimettere a posto i giochi prima di tutto attiro l’attenzione dei bambini battendo le mani e poi li invito a riordinare” ci racconta Ilaria Violi, maestra della scuola d’infanzia Rossello di Milano. “Certamente aiuto i più piccoli, cioè quelli di 3 anni, perché devono ancora imparare, oppure affido un piccolo a un bambino di 4 o 5 anni che gli fa da tutor (e che è anche gratificato dal suo ruolo di “grande”). Molto spesso infatti, il bambino non riordina non perché non vuole farlo, ma perché non sa farlo: la prima regola quindi è spiegargli come si fa, insegnargli a mettere in ordine”.

“Nel nostro asilo si riordinano i giochi più volte al giorno” dice Pina Faleni dell’asilo Rudolf Steiner di Milano. “Ma non è necessario alcun richiamo perché rientra in un gesto abituale: secondo la nostra impostazione pedagogica, infatti, la giornata è scandita dalla ritualità, e la quotidianità dei gesti ripetuti non dà necessità di richiami o rimproveri, implica l’azione come naturale e spontanea. Fondamentale nella prima infanzia è anche il concetto dell’imitazione: al momento del riordino perciò la maestra intona un canto per catturare l’attenzione e si china a raccogliere gli oggetti: il bambino, che riconosce il canto o la filastrocca come un campanellino che annuncia una nuova fase della giornata, si china anche lui a raccogliere per spirito di imitazione. Il momento del riordino diventa quindi un momento collettivo, in cui si esprime il desiderio di aiutare gli altri nelle proprie possibilità”.

“Tenere in perfetto ordine il materiale mette ordine nel campo percettivo del bambino” racconta Eleonora Vitrugno, maestra della Casa dei Bambini Maria Montessori di via Arosio a Milano. “Dare al materiale un posto fisso, infatti, presentare ogni lavoro a ciascun bambino prendendolo da dove si trova e, dopo aver mostrato come si esegue, riporlo al suo posto, offre al bambino lo spunto dell’imitazione, concetto attraverso il quale il bambino apprende. I materiali sono esposti alla libera scelta del bambino e collocati alla sua portata di mano, quindi riesce a farlo da solo. Se proprio non vuole riordinare lo invito a farlo insieme, ma spesso c'è anche qualche bambino che si accorge che il materiale non è stato riordinato e invita il bambino che l’ha usato a metterlo a posto. Il ruolo dell’adulto è fondamentale e i bambini sono portati a imitare i suoi gesti. Non ci sono bambini disordinati, ma solo bambini che non sono stati educati all’ordine.

Il metodo Montessori pone grande rilievo all’autoeducazione perché il bambino, inconsciamente, ci chiede “aiutami a fare da solo”. L’ambiente della scuola dell’infanzia è composto da materiali che piacciono al bambino e da attività di cura dell’ambiente (spolverare, spazzare...): il bambino così sperimenta se stesso, ma diventa anche padrone dell’ambiente.

In una Casa dei Bambini i bambini svolgono i lavori necessari: scopano, spolverano, apparecchiano la tavola, arrotolano a tappeti, sanno vestirsi e svestirsi, appendono i vestiti a piccoli attaccapanni… Questo metodo offre al bambino cose vere in miniatura, rendendolo attore di una scena vivente. Ogni utensile sarà disposto in modo razionale, ordinato e facilmente accessibile. Esattamente come facciamo a casa nostra. Ciascun dettaglio deve essere studiato e previsto per favorire il mantenimento dell’ordine senza prediche: un posto per ogni strumento, matite, gomme, temperini, ecc. ben suddivisi, perché tutto deve essere curato. Ogni sciatteria nell’ambiente genera nuove sciatterie, idee confuse, spreco, così come l’incuria degli adulti provoca comportamenti incerti e disordinati.

Nella Casa dei Bambini ogni bambino gestisce l’ambiente, partecipa al mantenimento del suo ordine, lo adatta ai propri fini formativi e sviluppa il suo sentimento di appartenenza in un amore per l’ambiente che sviluppa la sua identità”.

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