Storia del gioco

Il gioco con materiali semplici stimola la fantasia

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25 Luglio 2012
Una carrellata storica del pensiero dei principali studiosi dell'infanzia che si sono soffermati a riflettere sul gioco e i bambini, secondo prospettive diverse. Oggi approfondiremo Rosa e Carolina Agazzi. Alle sorelle spetta l'introduzione del nome 'scuola materna'.
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All'inizio del Novecento, le teorie di Fröbel vengono adottate con entusiasmo anche in Italia e nel 1914 i Programmi per i giardini d'infanzia ne sanciscono il riconoscimento ufficiale.

Ma in questo periodo si fanno largo le intuizioni delle sorelle Rosa (1866-1951) e Carolina (1870-1945) Agazzi, nate dalla loro esperienza pratica di insegnanti (asilo ed elementari).

A partire dal metodo dello stesso Fröbel (applicato, all'inizio della carriera, nel 1889-90, dalle due giovanissime), le sorelle se ne allontanano ed elaborano un pensiero del tutto originale. Che si manifesta, in modo concreto, nell'asilo di Mompiano (quartiere periferico di Brescia) nel 1895 dove, dall'esperienza di ogni giorno, prende forma il metodo Agazzi.

Un approccio che lascia tracce profonde nella nostra cultura: alle sorelle spetta l'introduzione del nome 'scuola materna' (adottato dalla legge del 1968 che stabilisce l'intervento dello Stato per questa fascia d'età). Una espressione ancora viva anche se quella corretta è scuola dell'infanzia (a seguito degli Orientamenti del 1991). E forse lo è perché il termine 'materna' rimanda all'idea agazziana di un atteggiamento affettivo della maestra e di un ambiente familiare modello.

Per le sorelle Agazzi, come scrive Rosa Cera: “Il gioco non solo stimola l’apprendimento, ma favorisce anche la socievolezza, l’autonomia personale, la solidarietà, la cooperazione e il senso di rispetto dell’altro. I giocattoli, a cui fanno riferimento le due pedagogiste, non sono strutturati e ben definiti, ma sono, al contrario, un insieme di 'cianfrusaglie' che riempiono le tasche dei bambini e che hanno un elevato significato e valore emotivo-affettivo”, (Pedagogia del gioco e dell'apprendimento, Franco Angeli).

Con materiali 'poveri', semplici e d'uso comune, il bimbo può partire da zero e creare qualcosa da solo, con le mani, la fantasia e l'iniziativa. Quelli, che oggi chiamiamo comunemente 'lavoretti', rivestono, dunque, un grande valore educativo. Il bimbo è accompagnato a scoprire il mondo attraverso la capacità di costruire, inventare in modo intelligente e sempre più consapevole.

Il gioco libero con argilla, sabbia, pietre, tutto quanto è naturale (e abbastanza facile da lavorare) offre al piccolo la possibilità di esprimere al meglio la sua creatività. Per le sorelle, anche disegno, canto, esercizi ritmici e 'prove di vita pratica' - mettere in ordine, lavarsi le mani, apparecchiare - sono un ottimo modo di giocare (e imparare).