Lingue straniere

Imparare l'inglese per gioco

Di Michele Scozzai
bambini_disegni
11 Settembre 2008
Quando è consigliato iniziare ad apprendere una lingua straniera? Gli esperti non hanno dubbi: prestissimo. Se non si “studia” la seconda lingua dalla primissima infanzia, si rischia di restare inesorabilmente indietro.
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Da due a quattro anni, potenziali poliglotti

“Fino ai tre-quattro anni di età - spiega Paolo Balboni, docente di glottodidattica all’università Ca’ Foscari di Venezia - le strutture di base di una lingua si fissano nel cervelletto e vi restano per sempre. Se un bambino impara a percepire e a distinguere i suoni caratteristici di un idioma, non rischierà, crescendo, di diventare sordo a quei suoni e a differenze quasi impercettibili (come leave e live, cup e cap, parole inglesi che, pur avendo una pronuncia simile, hanno significati diversi)”. “Per la fonologia - dice Paola Palladino, docente di psicologia dell’apprendimento all’università di Pavia - la prima infanzia è un periodo cruciale, probabilmente unico”.

Consigli ai genitori

 

1) Già a un anno e mezzo-due un bambino può essere messo nelle condizioni di esplorare altre lingue: ascoltando musica e storie, giocando, guardando cartoni animati. In questa fase non è importante che il bambino capisca: è importante che impari a percepire i suoni, e a distinguerli da quelli della lingua madre. La fonetica, in questa fase, è più importante di ogni regola grammaticale o sintattica.

2) Il bambino non va messo davanti alla tv e abbandonato fino alla fine del cartone o del programma. Le lingue sono un fenomeno sociale e per questo vanno imparate in compagnia, di coetanei o dei genitori. Si gioca insieme, si ascolta insieme, si guarda la tv insieme. E soprattutto deve essere chiaro che imparare le lingue è divertente.

3) Fondamentale è la costanza: adesso come negli anni successivi, è molto più utile mettere il bambino a contatto con una nuova lingua per una ventina di minuti al giorno piuttosto che per tre ore una o due volte alla settimana.

4) Non pretendete che i vostri figli imparino tutto e subito. I risultati saranno progressivi ed evidenti negli anni successivi. Nei bambini l’apprendimento di una lingua straniera è rapido solo in una prima fase, poi rallenta in maniera drastica. Ma nulla o quasi va perduto.

5) Se si ha la fortuna che uno dei due genitori sia straniero, è importante che ciascun genitore parli con il figlio esclusivamente nella propria lingua. In questo modo il bambino imparerà ad associare l’italiano al padre e il tedesco, per esempio, alla madre, e non rischierà di confondere i due idiomi.

 

 

Dai quattro ai nove anni: lezioni frequenti

Passati i quattro-cinque anni il bambino può essere iscritto a un corso. La scelta dell’istituto non è facile. “Il fatto che ci siano un insegnante e una cattedra - dice Peter Wright, direttore didattico della English School di Casale Monferrato, una delle più innovative in Italia - non è sufficiente: occorre coinvolgere l’allievo in attività e giochi di ruolo, permettergli di interagire e misurarsi con il gruppo, offrirgli un ambiente accogliente e colorato. Persino le sedie disposte in cerchio possono aiutare”. Insomma, la lingua straniera deve essere un divertimento, una scoperta, una sfida. Risolvere un problema di comunicazione o svolgere un semplice compito linguistico deve dare la soddisfazione che può dare una vittoria al gioco dell’oca, la prima moltiplicazione risolta o il primo cruciverba.

Consigli ai genitori

 

1) Il corso deve avere una durata di circa 50 ore all’anno, e deve durare per tre anni. Anche in questo caso è più importante la frequenza delle lezioni rispetto alla loro durata. Meglio tre quarti d’ora alla volta per tre volte alla settimana che due ore consecutive una volta ogni sette giorni.

2) A casa giornalini e fumetti possono aiutare. Oppure, ancora una volta, i cartoni animati: a questa età il bambino può essere stimolato a comprendere il senso e la storia del cartone pur non capendo le frasi che vengono dette (o capendole solo in parte). Attenzione che la cosa appaia sempre e comunque come un gioco.

3) Non cercate di misurare le capacità linguistiche e gli stadi di avanzamento del bambino in base a come parla. Costringerlo a parlare solo per dimostrare le sue capacità rischia di produrre in lui un atteggiamento di chiusura e di rifiuto.

4) Non chiedete mai a un bambino come si dice “acqua” o come si dice “automobile” nella lingua obiettivo: lo costringerete a una complessa operazione di scambio di etichette linguistiche. Piuttosto, chiedetegli nella nuova lingua di versarvi un bicchiere d’acqua o di trovare le chiavi dell’automobile, e aspettatevi una risposta in termini di azione.

5) Esistono molti corsi di lingue in cd-rom per tutte le età. Ma attenzione: i cd-rom sono solo uno strumento, un supporto e la loro efficacia è solo parziale. La possibilità di ricorrere a un tutor, di conversare, di confrontarsi con altre persone rimane centrale e irrinunciabile. In pratica, per quanto si possa interagire con un computer, mai nessuno potrà raggiungere l’autonomia linguistica utilizzando solo un cd-rom.

6) Sfruttare le vacanze e i viaggi per mettere i bambini in compagnia di coetanei della madre-lingua studiata.

 

(Articolo estratto da Focus Family, n. 1 - Maggio 2008)

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