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Come superare un inserimento 'difficile' alla scuola materna

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24 Settembre 2014 | Aggiornato il 17 Ottobre 2018
La scena la conosciamo: singhiozzi che diventano pianti, che si tramutano in strepiti e poi in urla disperate, bimbi che si aggrappano alle gambe di mamma e papà, adulti che non sanno bene che cosa fare… E’ l’inserimento all’asilo e chiunque ci stia passando o ci sia passata sa che non è una passeggiata. I consigli di Manuela Trinci, psicologa e psicoterapeuta infantile

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In queste settimane di scuola si consuma in molte scuola dell’infanzia un rito che mamme e papà volentieri eviterebbero: il cosiddetto "primo distacco". Perché è così’ difficile? Perché bambini sempre allegri e gioviali dopo qualche giorno di scuola, altri addirittura fin da subito, mostrano di non gradire affatto la novità? Come confortare un piccolo che rifiuta del tutto il nuovo ambiente, la classe, i compagni e che piange disperato non appena parcheggiamo davanti a scuola? Abbiamo chiesto consiglio a Manuela Trinci, psicologa e psicoterapeuta con alle spalle una trentennale esperienza con bambini piccoli. E, aggiunge lei, "con genitori che vanno educati".

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Perché alcuni bambini hanno una reazione così disperata all’inserimento alla scuola dell'infanzia?

Le rispondo con un paradosso: quando incontro un piccolo paziente di due o tre anni nel mio studio e dopo qualche minuto chiedo alla madre di uscire dalla stanza e lasciarci da soli, se il bimbo non fa una piega e non reagisce io comincio a preoccuparmi, e molto. E’ un modo per dirvi che il pianto, le urla, anche disperate, sono doverose. Specie se si tratta del primo distacco vissuto dal bambino. Per noi psicologi sono addirittura il modo di valutare il livello di attachment (attaccamento) del piccolo alla figura dominante in casa, di solito la madre.

Dunque sono reazioni normali?

Se il bimbo è sempre rimasto a casa con la madre o con i nonni, se non ha frequentato il nido o lo ha frequentato poco, l’inserimento nella scuola dell’infanzia è il suo primo importante distacco. I pianti possono sopraggiungere subito oppure dopo qualche giorno, quando nella fase dell’inserimento la madre non è presente in classe.

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Che cosa possono fare i genitori?

Mai perdere la calma. Mai perdere di vista l’obiettivo principale: il benessere del bambino. Mostrare fermezza e serenità anche davanti alle urla più forti, persino davanti a bimbi che si provocano il vomito. Difficile? Lo so. Ai genitori consiglio di ripetere a se stessi, quasi fosse un mantra, che l’asilo esiste per il bene del bambino, è fondamentale per la sua crescita, per aiutarlo a comunicare con gli altri e a socializzare.

Quanto conta la collaborazione con le maestre?

E’ tutto: una madre o in padre con un bambino particolarmente riottoso nell’inserimento non possono essere lasciati da soli. Le insegnanti sono educatrici: lasciamo loro il modo di fare il proprio mestiere. Lasciamo loro anche il tempo di capire e di conoscere il nostro bambino e imparare ‘ i trucchi’ migliori per calmarlo. In questa fase, meglio non avere fretta. Sono necessari almeno 15 giorni di assestamento.

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Non è facile però lasciare in classe un bambino in piena crisi.

Infatti non va lasciato solo: durante la fase acuta della crisi la mamma o il papà possono prendere il bambino in braccio, avvolgerlo e calmarlo con l’holding, un abbraccio contenitivo che gli blocchi braccia e piedi se sono scomposti. Bisogna poi parlargli dolcemente. Si può anche chiedere, in accordo con la maestra, di rimanere per un po’ nella stanza attigua.

E se a casa c’è un fratellino o sorellina più piccolo?

Questo può complicare le cose: se il piccolino di casa frequenta il nido, accompagnare prima lui e poi andare all’asilo con il fratello grande. Questa attenzione di solito fa sentire importanti e considerati i fratelli maggiori in un momento delicato della loro crescita. Se invece il piccolo rimane a casa, sarebbe meglio farsi aiutare da qualche parente per tenere il nuovo arrivato e dedicare del ‘tempo esclusivo’ al bambino che affronta l’inserimento.

E se un bambino si rifiuta categoricamente, appena alzato, di vestirsi e prepararsi per l’asilo?

Ai genitori chiedo sempre di mostrare determinazione e fermezza: non cedete! Se cedete, tenendolo a casa ‘per una volta’ o ‘solo per qualche giorno’, si innesca un meccanismo difficile da rompere: è come se dimostrassimo a nostro figlio di essere caduti nella trappola del ricatto del pianto. Mamme e papà devono mostrare convinzione: vedo troppi genitori lasciarsi andare allo sgomento, rinunciare, temere le novità. I bambini cercano sicurezze: siamo noi a dover contenere le loro paure. Siamo noi a doverci credere per primi.

Qualche altro trucco per facilitare l’inserimento?

Al mattino, insieme al bambino, si può scegliere ‘il gioco preferito’ da portare con sé: è un po’ come se il bimbo si portasse un pezzetto di casa all’asilo. Il giocattolo diventa un oggetto di transizione, di accompagnamento.

E se abbiamo dubbi sulla validità o le capacità delle insegnanti?

Non rinuncerei all’asilo. Se è possibile, meglio cambiare struttura o referenti, ma non terrei a casa il bambino: l’asilo è un’esperienza formativa fondamentale.

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