Scuola

La nanna alla scuola dell’infanzia, sì o no?

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21 Novembre 2012 | Aggiornato il 03 Marzo 2017
Alcune mamme si lamentano perché il bambino non dorme a scuola, altre perché dorme e poi alla sera non vuole più andare a letto. Perché nelle scuole italiane c’è chi dorme e chi no? Che cosa è meglio?
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La questione del riposino pomeridiano nella scuola dell'infanzia scatena polemiche e un po' di ansia tra le mamme. “Ma perché a tre anni e mezzo è obbligato a dormire?” ; “Se non fa il pisolino, non lo lascio a scuola!”; “Mio figlio è stanchissimo, non lo fanno dormire, e poi crolla a casa alle sei!”; “Non voglio che dorma, altrimenti la sera tira mezzanotte”...

A opinioni contrastanti sul 'tema sonno' da parte delle famiglie, corrisponde infatti una realtà altrettanto variegata nelle scuole dell'infanzia pubbliche lungo tutto lo Stivale, da Nord a Sud.

Come mai queste differenze nella gestione del riposino? E che cosa sarebbe meglio per il bambino? Nostrofiglio ha scoperto che la legge non dice nulla al riguardo, dunque le scuole sono libere di organizzarsi. Se non organizzano il riposino quotidiano, il problema è soprattutto logistico: in molte scuole manca infatti lo spazio adatto a creare ‘piccoli dormitori’.

Per le maestre (opinioni dettate dall’esperienza) la nanna del pomeriggio fa bene ai bambini, peccato rinunciarci. I pediatri però rassicurano chi ha un bambino che non la può fare: non ci sono studi scientifici che indichino cambiamenti (o problemi) nel comportamento del bimbo di questa fascia d'età che non dorme rispetto a chi invece lo fa. L’importante è che il bimbo vada a letto presto, tra le 20 e le 21, dopo una cena leggera.

Il riposino: una questione di spazi e sicurezza

La legge nazionale di riferimento (444/68) e i provvedimenti successivi sulla scuola dell’infanzia non regolamentano il momento del ‘pisolino’. Quindi non è previsto alcun obbligo normativo. E’ per questo motivo che anche nelle scuole dell’infanzia della stessa città ci possono essere situazioni diverse.

Quello che determina, dunque, la possibilità di dormire per i più piccoli - estesa, talvolta, a chi lo desidera senza vincolo di età - è (banalmente) è innanzitutto lo spazio. Un'aula destinata al riposo non è certo presente ovunque: in molti casi, dove in passato c'era, è stata riconvertita in sezione per l'aumento delle richieste di iscrizione.

Insomma, come spiega la maestra Guglielmina di Foggia (esperienza trentennale sul campo), il riposino lo possono fare soltanto i bambini che vivono nelle città e regioni meglio organizzate e più amiche dei bambini.

Ma non è solo questione di spazio. Fondamentale è anche la sorveglianza. Nessuna scuola lascia i bimbi soli a dormire per ragioni di sicurezza, quindi è indispensabile la presenza di personale sufficiente nella fascia oraria.

Importante è anche il rispetto delle norme igieniche: qualora manchino questi presupposti secondo la scuola, la nanna salta.

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Piccoli dormitori, zone relax e teste appoggiate sul banco

Per il riposino pomeridiano, nelle situazioni 'migliori' è presente un'aula con le brandine, comunque, spesso, dedicate (perché altrimenti insufficienti) solo ai più piccoli di tre anni.

Questo è il caso, per esempio, della scuola della maestra Franca (Trento): “Noi abbiamo la fortuna di avere una deliziosa stanzetta con 19 lettini, adibita a dormitorio. Da noi, quasi tutti i piccoli vanno a nanna o escono alle 13. Nessuno rimane in sezione a giocare il pomeriggio. In gennaio, poi, entreranno altri bimbi e i più 'vecchi' cederanno il loro posto letto”.

Quando l'aula sonno manca, un'alternativa piuttosto diffusa è quella di creare in una sezione - o in uno spazio comune tra due classi (chiamato intersezione) - una zona morbida per il relax. Qui, i bimbi possono riposare insieme con cuscini e copertine (portate da casa).

“La mia classe ha uno spazio dedicato al momento del relax che può essere utilizzato liberamente dai bambini anche in altri momenti della giornata ... Per leggere, giocare con un pupazzo, e allontanarsi dal caos che 27-28 bambini possono produrre”, dice Paola di Milano, città in cui la soluzione dell'angolo morbido è adottata da molte strutture.

Nelle scuole dove non c’è spazio, personale, condizioni di sicurezza e igieniche adeguate, molte maestre invitano i bambini ad appoggiare la testa sui tavolini. Meglio di niente…

Il riposino non va imposto. Però fa bene

“Non c'è una regola sul riposino e molto dipende dalla scelta di ogni sezione - dice la maestra Paola di Milano che in nove anni di esperienza ha girato molte scuole -. Nella mia esperienza, in sezioni con bimbi di tre e cinque anni, ho sempre avuto la sensazione che un momento di riposo non potesse che far bene. Ma non lo chiamo sonno, perché nessuno è obbligato a dormire, nessuno viene forzato e alcuni non lo fanno”.

“In questi anni non ho mai costretto nessuno a sdraiarsi se non se la sentiva. Ma molto di frequente mi accade di sentir dire a un bimbo 'Mi sdraio ma non dormo' e vederlo poi russare dopo 30 secondi!”.

Sulla stessa lunghezza d’onda la maestra Guglielmina: “Per taluni bambini, il riposino rappresenta una necessità; altri, invece, sono sovreccitati dalla lunga permanenza a scuola e non riuscirebbero a riposare, e non si può imporre loro di farlo”.

La maestra Simona di una scuola pugliese è più decisa: “Credo che il pisolino sia una necessità fisiologica per i bambini, pertanto non va né favorito, né ostacolato ma va semplicemente compreso...”.

In genere, dove è possibile, è privilegiato il riposo dei più piccoli (tre anni), e gli altri? “Capita che anche bimbi di cinque anni crollino, a volte più di quelli di tre anni che non hanno ancora confidenza con l'ambiente e le educatrici. In fondo, ci vogliono tante energie per convivere con 26-28 coetanei, rispettare le regole di convivenza e inserirsi nella micro-società che la scuola rappresenta”, dice la maestra Paola.

Di parere analogo anche la maestra Sara sempre di Milano: “I più piccoli hanno bisogno di riposare e, a volte, anche quelli più grandi. Sarebbe importante creare sempre una zona soft, adatta al rilassamento per tutti. Di solito, si pensa al sonnellino per i bimbi di tre anni, ma perché non invitare al relax anche quelli di quattro e cinque?”.

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E chi è 'allergico' alla nanna a scuola, che cosa fa?

Questa è una domanda che molti genitori si pongono... Perché il figlio non è mai stato abituato al riposino a casa, non lo fa più, o loro preferiscono (per insindacabili ragioni) che non dorma. E allora, cosa fa chi non riposa? “Se qualcuno non volesse dormire, può andare in aula. Gli anni precedenti avevamo bimbi che non amavano fare il riposino e quindi restavano svegli e rimanevano in sezione”, dice la maestra Franca.

Quando nella scuola è presente l'aula sonno, chi non dorme continua liberamente le sue attività. Altrimenti, se il riposino si fa all'interno di una sezione, “questo può condizionare un po' la scelta di proposte nel rispetto di chi sente il bisogno di riposare”, dice la maestra Paola.

Quanto ai bimbi di cinque anni, la tendenza comune a tutte le scuole è quella di non farli dormire (almeno da gennaio) in vista dell'ingresso alla primaria (“ma capita che a qualcuno crolli la testa sui tavoli”, racconta Paola).

Infine, quando, invece, è la famiglia stessa a essere contraria al momento del riposo, cosa succede?

“In quei casi si cerca un compromesso, innanzitutto si chiede il motivo di questo rifiuto, se nasce dal bimbo o da esigenze degli adulti - 'La sera poi stanno svegli fino a tardi' - e visto che la scuola è un servizio rivolto ai bambini e alle loro famiglie, si trova la soluzione”, conclude Paola.

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Per la salute, il pisolino non è fondamentale

In ogni scuola, dunque, la situazione cambia e tra le maestre, c'è chi lo ritiene un momento molto positivo per tutti e chi meno, anche se non dovrebbe, in nessun caso, trasformarsi in un'imposizione.

Bene, ma, allora, per il benessere del bambino, che cosa è meglio? “La questione del famoso pisolino pomeridiano appartiene al regno dei pareri personali perché non è mai stato studiato a fondo. Non ci sono, infatti, studi scientifici che indichino cambiamenti (o problemi) nel comportamento del bimbo di questa fascia d'età che non dorme rispetto a chi invece lo fa. Quindi, se il figlio a scuola dell'infanzia non riposa al pomeriggio, le mamme non dovrebbero preoccuparsi”, dice il Carlo Agostoni, medico pediatra dell'Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e docente di Pediatria presso l'Università di Milano.

Della stessa opinione Lorenzo Pavone, medico pediatra, membro della Sip (Società Italiana Pediatria). “Il riposino pomeridiano non è necessario, mentre è consigliabile che il bimbo vada a letto presto, tra le 20 e le 21, dopo una cena leggera. L'alimentazione, infatti, è molto importante, soprattutto la sera. Gli orari fanno parte delle abitudini della famiglia e, a volte, non sono corretti: non ha senso, per esempio, che un piccolo di tre-quattro anni, si metta a letto alle 23 o perfino a mezzanotte. Ma per il pomeriggio, non c'è nessuna indicazione medica che renda il sonnellino indispensabile per questa fascia d'età”.

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