Educazione e scuola

Mio figlio non sa condividere i giochi

Di Maria Cristina Renis
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3 novembre 2011
A scuola è ubbidiente, educato, rispettoso delle regole e pende dalle labbra della maestra; a casa, tutto il contrario. Per capire meglio quali sono le armi che le educatrici utilizzano in classe abbiamo intervistato tre maestre di scuola materna che fanno riferimento a tre diverse discipline pedagogiche: quella tradizionale, quella steineriana e quella montessoriana.

“È un atteggiamento abbastanza comune nei bambini di 3 anni, che stanno affrontando da poco la vita in comunità” sostiene Ilaria Violi. “In genere mi metto a giocare insieme a lui cercando di pormi come mediatrice tra lui e l’altro bambino, oppure proponendo loro uno scambio di giochi: per esempio tu ora giochi con la macchinina e tu invece con il peluche, poi li scambiate”.

 

“In queste occasioni si fa appello al bambino più grande al quale si spiega con calma il saper attendere che il più piccolo finisca di giocare” racconta Pina Faleni. “All’asilo Steiner si lavora molto sui concetti di attesa e di consolazione, cioè “aspetta e poi sarà il tuo turno”: è un modo salutare per pensare al divenir, che rientra sempre nell’idea di ripetitività della vita che sta alla base del nostro metodo”.

 

“Nelle classi della Casa Dei Bambini c’è un solo esemplare di ogni materiale di lavoro di (per esempio incollature, ritagli, cuciture, ecc.), quindi se un bambino si è accostato alla scatola del punteggio e un altro la vuole, deve aspettare che il compagno abbia terminato di utilizzarlo e che lo riponga al suo posto” spiega Eleonora Vitrugno. “In tal modo il bambino apprende la capacità di attesa che può gestire attraverso l’osservazione del compagno o la scelta di un’altra attività. Se invece in giardino non gioca con nessuno, propongo a lui e altri due o tre bambini un gioco da fare insieme, ma se continua a isolarsi chiedo alla mamma se è possibile invitare un compagno a casa”.

 

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