Riconoscere il talento

Miti da sfatare sui ‘piccoli geni’

Di Nostrofiglio Redazione
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30 gennaio 2009
Un bambino plusdotato può non essere brillante a scuola? Sì, è possibile. E un bambino dislessico può essere plusdotato? Sì, è possibile.

Sull’argomento ‘plusdotazione’ – dice la psicologa Anna Maria Roncoroni – “vi sono molte misconcezioni che devono essere superate per poter spiegare e far comprendere la necessità di avere attività extra-curriculari dedicate, così come la possibilità del salto di classe, programmi compattati per evitare il fenomeno della noia e della disaffezione e altri tipi di interventi che possono essere attuati all’interno del nostro sistema scolastico”.

 

  • Mito: I plusdotati non hanno bisogno di alcun aiuto, perché possono cavarsela da soli.

 

Realtà: ogni individuo che possiede uno specifico talento o anche un’abilità generale sopra la media ha bisogno di un certo supporto per migliorare il proprio livello di competenza. Immaginiamo un grande atleta che però non si alleni a dovere e con il necessario impegno: malgrado il suo talento non otterrà mai grandi risultati. Einstein stesso disse che i suoi risultati sono stati il frutto di anni e anni di preparazione. Nulla nasce per caso.

 

  • Mito: i bambini plusdotati dovrebbero amare la scuola, affrontarla con entusiasmo e prendere bei voti.

 

Realtà: in alcuni casi è così, ma in altri invece no, in quanto dipende dal livello di coinvolgimento dei ragazzi nelle attività scolastiche, dal grado di interesse che dimostrano per i diversi argomenti e dall’ambiente, che può favorire od ostacolare l’apprendimento. Inoltre, il problema dell’underachievement esiste e non può essere ignorato.

 

  • Mito: i plusdotati sono bravi in tutto quello che fanno.

 

Realtà: alcuni ragazzi plusdotati sono bravi in molte aree del sapere, come ad esempio i ragazzi con talento accademico. Altri invece hanno un talento specifico che interessa solo un’area o una materia (matematica, scienze, scrittura, pittura, etc.). Questa seconda categoria di studenti potrebbe rimanere nascosta se non viene data loro la possibilità di mostrare ed esprimere il loro talento, nel modo a loro più congeniale. Tutti noi ricordiamo la storia di personaggi famosi, che solo dopo l’età dell’adolescenza sono riusciti ad esprimere il loro potenziale. La creatività, ad esempio, richiede la possibilità di sperimentare e di esprimere concetti conosciuti con parole nuove o concetti nuovi con parole già note: tutto questo non sempre viene apprezzato, perché la tendenza all’omologazione, soprattutto nella scuola, è molto forte.

 

  • Mito: agli insegnanti piace avere degli studenti plusdotati in classe.

 

Realtà: dipende molto dagli insegnanti stessi. A volte, il talento dimostrato da questi ragazzi viene utilizzato in classe dagli insegnanti in maniera positiva e costruttiva, altre volte invece no. I plusdotati possono creare qualche problema, perché fanno molte domande e sono molto richiestivi, ma non sempre gli insegnanti hanno il tempo o la possibilità di rispondere e soddisfare tutte le loro curiosità o anche di preparare del materiale differenziato specifico per loro.

 

  • Mito: tutti i plusdotati hanno delle difficoltà nell’adattarsi alla scuola e a stringere amicizia con i compagni.

 

Realtà: la maggior parte dei plusdotati non hanno problemi a scuola o nel fare amicizia con i coetanei, ma negli Stati Uniti, ad esempio, si calcola che vi sia un 20%-25% di plusdotati che non riescono ad inserirsi a scuola, manifestando problemi di tipo emotivo o relazionale (rispetto alla popolazione normale, l’incidenza è doppia). Nella nostra stessa piccola esperienza abbiamo riscontrato alcuni di loro hanno in effetti delle difficoltà e vanno aiutati a superarle.

 

  • Mito: i plusdotati non si sentono diversi dagli altri se nessuno glielo dice.

 

Realtà: non è così, perché essi percepiscono di essere diversi dagli altri. Non migliori o peggiori, ma solo diversi.

 

  • Mito: questi ragazzi hanno bisogno di essere sempre impegnati in nuove sfide altrimenti si impigriscono.

 

Realtà: non è proprio così. Non conta tanto la quantità degli stimoli ma la loro qualità. Inoltre, una iper-stimolazione è sempre e comunque dannosa: è quindi necessario seguire le inclinazioni di ogni bambino ed i suoi naturali ritmi di apprendimento, senza forzarlo.

 

  • Mito: questo bambino non può essere plusdotato perché ha un disturbo di apprendimento.

 

Realtà: vi è una speciale categoria di soggetti chiamati “twice exceptional” ossia doppiamente eccezionali, in cui coesistono una forma di disabilità e un talento. I ricercatori hanno visto che può essere più difficile, per gli insegnanti o i genitori, associare alcuni disturbi di apprendimento come la dislessia, la discalculia o l’iperattività con la plusdotazione. Inoltre, anche la diagnosi può essere ritardata a causa di un effetto compensatorio che tende a mascherare il problema, ritardando quindi l’intervento di sostegno o di aiuto.

 

(Consulenza: Anna Maria Roncoroni, psicologa del dipartimento di psicologia dell’Università di Pavia, corrispondente italiana dell’European council for High Ability, www.roncoroni.eu)