Educazione

"Reggio Emilia approach", un approccio educativo che si basa sulle potenzialità del bambino

Di Vincenzo Genovese
scuolabimbi
28 Aprile 2016
Il "Reggio Emilia Approach" è un progetto educativo sviluppato proprio a Reggio Emilia che si basa su un approccio diverso alla crescita e all'educazione dei bambini. La filosofia di questo approccio si basa sulle potenzialità del bambino. Ognuno deve costruire la propria conoscenza e non assorbire una conoscenza preformata, secondo il concetto chiave che il bambino ha il diritto di esprimersi come preferisce. 
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I bambini non sono tutti uguali. E i sistemi educativi nemmeno. Il Reggio Emilia Approach è un metodo particolare, nato all'inizio degli anni '60 e ora studiato in tutto il mondo. Ce ne ha parlato Paola Cagliari, la direttrice dell'Istituzione Nidi e Scuole dell'Infanzia del Comune di Reggio Emilia.

 

Reggio Emilia Approach: si chiama così un progetto educativo sviluppato nella città emiliana che si basa su un approccio diverso alla crescita e all'educazione dei bambini. È un sistema composto da tre soggetti: l'Istituzione scuole e nidi d'infanzia del Comune di Reggio, che elabora i programmi; la Srl Reggio Children, che sostiene attività di divulgazione, formazione, oltre a mostre e seminari; e la Fondazione Reggio Children centro Loris Malaguzzi, dedicata alla raccolta fondi e alla solidarietà.

 

 

Il Reggio Emilia Approach è nato in questa città per vari motivi: un'amministrazione comunale stabile e molto sensibile nell'investimento sull'infanzia, una società civile molto attiva e un gruppo di pedagogisti interessati ai diritti dei bambini.

 

Più del 40% dei bambini residenti a Reggio Emilia vanno al nido (in Italia la media è al 16%). La rete comunale prevede 33 strutture gestite direttamente dal comune, più altre a gestione statale o della Fism. Nelle scuole materne comunali si applica il Reggio Emilia Approach, ma anche le altre sono influenzate dall'atmosfera culturale cittadina.

 

A quale fascia d'età è rivolto

Il Reggio Emilia Approach è un progetto che riguarda i bambini da 0 a 6 anni, divisi in due fasce: 0-3 e 3-6. 

Non è una scuola sperimentale, ma una rete complessa di servizi educativi.

 

 

La storia di questo approccio educativo

Nel 1963 è stata fondata la scuola Robinson, chiamata così dal celebre personaggio letterario Robinson Crusoe, che sbarca su un'isola deserta ed è costretto a reinventarsi per sopravvivere. Con lui c'era in comune lo spirito di avventura della prima scuola che ha adottato questo metodo. Poi con il passare del tempo se ne sono aggiunte altre.

Il pedagogista che ha dato vita questa genesi è Loris Malaguzzi, che all'interno di questo movimento sociale e culturale ha portato un'idea dell'educazione del bambino della relazione fra scuola e società.

 

 

La filosofia alla base e principi

La filosofia di questo approccio si basa sulle potenzialità del bambino. Ognuno deve costruire la propria conoscenza e non assorbire una conoscenza preformata. Il bambino ha il diritto di esprimersi come preferisce.

Ai bambini viene garantita la possibilità di provare, di divertirsi, di esprimere la loro creatività e la loro originalità. Vengono apprezzati sempre i risultati più originali. Non c'è un modello preciso a cui tendere, non c'è risultato giusto, né sbagliato in quello che i bambini fanno. Solo occasioni per esprimere una potenzialità.

 
Si tratta inoltre di un approccio educativo molto democratico: prevede che ogni essere umano abbia i suoi linguaggi e debba esprimerli senza che ci sia un giudizio di valore a condizionarli. Le differenze sono una ricchezza, non un ostacolo.
 

"Secondo noi le persone hanno tantissimi linguaggi nei quali si possono esprimere. Non solo quello verbale, ma anche il linguaggio del corpo, la musica, la creta la grafica, la pittura..." spiega  Paola Cagliari, la direttrice dell'Istituzione Nidi e Scuole dell'Infanzia del Comune di Reggio Emilia. "È molto importante che i bambini possano cooperare insieme, intrecciare gesti, parole e attività, sia fra di loro che con gli adulti".

 

"La nostra progettazione non è semplice programmazione da parte degli adulti, - continua la direttrice -  ma costruzione con i bambini. I bambini fanno e gli adulti documentano con scritti, registrazioni audio e video. In questo modo si costruiscono insieme i progetti.
 
Quella che era un'idea più politica è stata confermata dalle neuroscienze: i bambini hanno potenzialità che grazie alla compenetrazione con l'ambiente diventano capacità. 

 

L'importanza dei genitori

Come spiega Paola Calgari, gli insegnanti di queste scuole costruiscono più che insegnare, devono plasmare dei percorsi. Allo stesso modo i genitori sono molto coinvolti nel progetto, sul quale esercitano anche una funzione di controllo.

 

Differenze con educazione tradizionale 

C'è un margine di libertà molto più ampio rispetto altre scuole, i bambini possono sviluppare la loro ricerca. Questo non vuol dire anarchia: è anzi importantissimo costruire una logica di gruppo nel rapporto con gli altri bambini.

 

La differenza principale con l'educazione tradizionale è questa: prima si consegnavano ai bambini piccoli compiti che li intrattenevano. Loris Malaguzzi ha invece introdotto l'idea di contesti di apprendimento e situazioni costruite insieme a loro, senza che ci sia un obiettivo stretto a cui arrivare.

 

Reggio Emilia Approach nel mondo

Sono 120 i Paesi nel mondo che hanno una relazione con il progetto. "Ci chiamano nei loro Paesi per fare formazione oppure vengono a Reggio per imparare. Tecnicamente non ci sono scuole di Reggio Emilia Approach nel mondo, ma molte si sono ispirate a noi" spiega la direttrice.

 

La ricerca continua

Il Reggio Emilia Approach non è fissato una volta per tutte, ma vive di continua ricerca e aggiornamento: si elaborano soluzioni in base a ciò che i bambini fanno e a come si comportano.