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Scuola nel bosco

A scuola nel bosco

Di Simona Regina
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07 Dicembre 2018
Anche in Italia ha iniziato a diffondersi il fenomeno della scuola nel bosco e si assiste ormai a un crescente interesse per quei progetti educativi che pongono al centro la natura e propongono esperienze all’aperto che stimolano l’utilizzo dei sensi a diretto contatto con l’ambiente naturale. Ne parliamo con Michela Schenetti, docente di didattica generale all’Università di Bologna

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Perché una scuola nel bosco? Perché i bambini e le bambine hanno bisogno di sporcarsi le mani per conoscere, crescere e imparare a stare nel mondo. E la didattica all’aperto è in fondo un approccio che li porta oltre lo spazio chiuso dell’aula, a esplorare la natura e a mettersi alla prova entrando in relazione con gli altri e con l’ambiente circostante.

 

 

Come racconta Michela Schenetti, ricercatrice e docente di didattica generale al Dipartimento di scienze dell’educazione dell’Università di Bologna, la scuola nel bosco ha una storia piuttosto recente.

 

Nasce in Danimarca

“Si è sviluppata nel secondo dopoguerra nei paesi del Nord Europa e si è diffusa soprattutto negli anni ’90 riuscendo a rispondere ai nuovi bisogni educativi indotti dai profondi cambiamenti sociali: poter fare esperienza ritrovando e valorizzando il contatto con la natura”.

 

Dalla prima scuola nel bosco in Danimarca (dove per scuola si intende scuola per l'infanzia, prescolare), diverse poi sono le realtà che hanno sposato questa pedagogia, prima nei Paesi scandinavi per poi estendersi anche verso il sud dell’Europa. Molte delle scuole nel bosco si sono sviluppate a partire da iniziative di genitori, alcune hanno ottenuto un riconoscimento pubblico, altre si sono diffuse in forma privata. 

 

Alla base c’è la convinzione che stare all’aria aperta non sia soltanto salutare ma importante per una buona qualità di vita. Inoltre se si aiutano i bambini ad amare la natura, saranno più attenti nei suoi riguardi, perché si curano le cose che si amano.

 

Quello che i bambini conoscono, lo possono amare. Quello che amano, rispettano, proteggono e difendono

 

“I nostri bambini e le nostre bambine - spiega la ricercatrice, coautrice del libro La scuola nel bosco. Pedagogia, didattica e natura (Edizioni Erickson, 2015) - hanno sempre meno occasioni di incontrare la natura nel quotidiano e di giocare liberamente con gli amici all’aria aperta, e ancora meno di poter vedere riconosciuto dalle istituzioni educative e scolastiche il diritto di apprendere in contesti diversi dalle aule scolastiche, nonostante studi e ricerche dimostrino quanto questi fattori siano importanti sul piano pedagogico e su quello della qualità della vita" .

 

“La letteratura di riferimento ci dice infatti che il contesto naturale ha enormi benefici sul benessere psicofisico: aumenta le capacità di concentrazione, promuove l’attività fisica, il movimento, l’esplorazione con tutto il corpo ed è sfidante, mette cioè alla prova le nostre abilità e i nostri limiti”.

 

Le scuole nel bosco

“Di scuola dell’infanzia nel bosco esistono fondamentalmente due modelli: la scuola nel bosco classica e la scuola nel bosco integrata” puntualizza Schenetti. 

 

La scuola nel bosco classica è il modello più diffuso in Germania. “In generale i bambini frequentano questa scuola cinque giorni a settimana per alcune ore al mattino. La peculiarità di queste scuole è che non hanno un edificio vero e proprio, alcuni hanno dei semplici capanni o un rifugio chiamato «Bauwagen» ossia un «vagone da cantiere», utile per mettere al coperto i vari oggetti e i vestiti di cambio e per ripararsi in caso di temporali forti e grandinate".

 

La scuola nel bosco integrata è un modello invece molto diffuso in Danimarca. Si tratta di scuole dell’infanzia a tempo pieno, dotate di edifici e stanze proprie, che prevedono attività nel bosco tutte le mattine. In queste scuole i bambini trascorrono la mattinata nel bosco e il pomeriggio nell’edificio o nelle aule della scuola.

 

“Accanto a questi due modelli di scuola nel bosco – aggiunge Schenetti – si trovano oggi altre forme nate con l’obiettivo di integrare il bosco nella quotidianità delle scuole dell’infanzia. Per esempio: «le settimane con progetti nel bosco» o «le giornate regolari e sistematiche di bosco»".

 

Fare scuola nel bosco non significa spiegare come funziona la natura ma accompagnare i piccoli affinché scoprano i segreti della natura e in mezzo alla natura sviluppino le proprie competenze

 

A scuola nel bosco anche in Italia

Niente banchi, niente sedie, nessuna aula, ma alberi, piante, cielo, animali, fango, bastoni. “Anche in Italia ha iniziato a diffondersi il fenomeno della scuola nel bosco e si assiste ormai a un crescente interesse per quei progetti educativi che pongono al centro la natura e, seppure con tempi, modalità e sfumature diverse, propongono esperienze all’aperto che stimolano l’utilizzo dei sensi a diretto contatto con l’ambiente naturale” spiega Schenetti, citando sia

"le esperienze di diversi servizi in natura sviluppati in tutta Italia e riuniti nel Comitato per la promozione dell'educazione in natura, sia e soprattutto l'importante tensione di molti servizi per l'infanzia 'tradizionali' che hanno riprogettato i propri giardini educativi e ripensato le proprie pratiche quotidiane per garantire un rapporto quotidiano e ricco con la natura".

 

I bambini insomma possono entrare in relazione con la natura attraverso progetti educativi diversi che mirano a favorire il contatto diretto con il territorio: nel bosco, nelle aree protette, nei parchi cittadini, nei giardini scolastici, attraverso gli agrinidi, gli agriasili, gli asili del mare...

Perché per natura, in questi casi, si intende una molteplicità di contesti: bosco, mare, campagna, città. E quando la scuola non è propriamente nel bosco, si cerca di portare il bosco a scuola e di aprire la scuola a esperienze da vivere all'aperto.

 

La pedagogia del bosco 

Anche se ciascuna scuola nel bosco è diversa dall’altra e non esiste un modello definito a priori, queste sono considerate alcune finalità della pedagogia del bosco: 

> incoraggiare un atteggiamento sociale positivo verso l’altro; 

> attuare l’educazione ambientale (rispetto, consapevolezza e relazione responsabile con l’ambiente, gli animali e le piante); 
> promuovere l’autostima; 
> incoraggiare l’autonomia del bambino; 
> sollecitare diverse abilità come per esempio la creatività, la fantasia, l’interesse, il coraggio e la curiosità; 
> vivere l’ambiente in maniera totale; 
> considerare i bisogni dei bambini e rispettarli, lasciando che i bambini possano essere bambini; 
> promuovere la salute fisica (incentivare la motricità; rinforzare l’apparato locomotore, il sistema immunitario e la psicomotricità); 
> trasmettere gioia per la vita; 
> preparare alla responsabilità diretta (bambini/e sono responsabili del proprio comportamento).

 

“Le bambine e i bambini - illustra Schenetti - sono così protagonisti del loro percorso di apprendimento: sperimentano in prima persona tutto quello che accade attorno a loro, si devono adattare alle circostanze, ai cambiamenti e hanno la possibilità di conoscere le diverse sfaccettature della natura. Anche il concetto di relazione con gli altri e con l’ambiente riveste un aspetto altrettanto importante. Secondo la pedagogia del bosco, infatti, le abilità che devono acquisire per affrontare con soddisfazione il loro futuro non riguardano tanto le conoscenze specifiche quanto le competenze sociali”.

 

 

Nel libro La scuola nel bosco. Pedagogia, didattica e natura, sono illustrati i seguenti punti quali nodali per la pedagogia del bosco: 

salute e motricità 
“Il movimento è fondamentale per lo sviluppo dell’identità e la crescita del bambino, è un bisogno primario e in nessun’altra fase della vita è tanto marcato come nell’infanzia” spiega Schenetti. E il bosco offre una varietà di stimoli e sfide naturali attraverso i quali i bambini imparano a prendere consapevolezza del loro corpo e della loro forza (anche solo grazie alla diversità del terreno…). 

vivere il ritmo delle stagioni e i fenomeni naturali
Vivendo costantemente in spazi aperti, il bambino apprende in modo spontaneo e naturale (e non solo attraverso i libri) il cambiamento delle stagioni, le diverse caratteristiche di primavera, estate, autunno e inverno 

attivazione della percezione sensoriale attraverso l’esperienza 
Il bosco e la natura invitano a esplorare attraverso un approccio multisensoriale: i bambini possono toccare, odorare, sentire, osservare la natura, gli animali e le loro tracce, le piante... 

apprendimento globale e gioco libero 
Per i bambini il gioco è l’attività principale della giornata attraverso cui conoscono il mondo, costruiscono relazioni con altri, si mettono alla prova divertendosi e rapportandosi con rispetto verso la natura e gli altri. 

educazione ambientale 
Nel bosco i bambini apprendono il loro essere parte di un sistema globale nel quale tutti gli esseri viventi e non viventi s’influenzano reciprocamente. Per la pedagogia del bosco è di fondamentale importanza sensibilizzare i bambini a questi legami ecologici per educare a un comportamento rispettoso dell’ambiente

possibilità di conoscere e apprendere i limiti della propria corporeità, promuovere l’autostima e l’autonomia 
I bambini, mettendosi alla prova fisicamente, arrivano a conoscere i propri limiti. Ogni successo rinforza la loro autostima e dà loro la possibilità di valutare meglio le proprie capacità. 

sperimentare lo scorrere del tempo e il silenzio 
Il bosco non ha la struttura di una stanza e, trattandosi di un ambiente naturale, è soggetto al continuo cambiamento. Tutte le attività si svolgono tra i suoni della natura e seguendo il fluire del tempo che la stessa attività - non strutturata - richiede. Un tempo lento. 

apprezzamento della convivenza e promozione dell’atteggiamento sociale 
In natura per risolvere le difficoltà i bambini hanno bisogno dell’aiuto dei pari, formano così spontaneamente gruppi di «lavoro» e si affiancano reciprocamente.

 

L’educazione all’aperto è entrata dunque (anche in Italia) all’interno delle progettazioni pedagogiche, e non solo nella scuola dell'infanzia, come viene illustrato nel libro Sporchiamoci le mani. Attività di didattica all’aperto
per la scuola primaria
 di Juliet Robertson (Edizioni Erickson, 2018), di cui Schenetti ha curato l'edizione italiana.

 

"Oltre a molti servizi per l’infanzia, infatti, anche molte scuole primarie hanno saputo cogliere le opportunità pedagogiche e didattiche dell’esperienza in natura, tanto che si è costituita la rete nazionale di Scuole pubbliche all’aperto, che si propone di considerare il fuori importante almeno quanto il dentro". Rete che coinvolge diverse scuole primarie, con l'obiettivo di sostenerle nello sperimentare un nuovo modo di intendere la didattica e l’insegnamento, nel valorizzare l'educazione in natura come opportunità di crescita e apprendimento.

 

 

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