Sport e bambini

Sport e bambini, tutto quello che bisogna sapere

Di Sara De Giorgi
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24 ottobre 2019
Lo sport è davvero importante per i bambini, poiché favorisce la crescita e la socializzazione . Ma occorre che lo si pratichi nel modo corretto e seguendo alcuni accorgimenti essenziali. Ecco una guida alla scelta dello sport più adatto per ogni bambino e con molti consigli per fare in modo che il piccolo possa svolgere l'attività sportiva nella maniera adeguata.

Lo sport è fondamentale per i bambini, perché favorisce una crescita psicofisica adeguata e facilita la socializzazione. Per questi motivi, ma non solo, è opportuno che si cominci a far capire ai bimbi l'importanza delle attività sportive già da quando sono piccolissimi. Abbiamo raccolto una serie di informazioni su sport e bambini che possono tornare utili quando si sceglie l'attività più adeguata con il proprio bambino e per capire come far praticare lo sport ai più piccoli nel modo corretto. Ecco tutto quello che occorre sapere.

 

 

Sport nell'età dell'infanzia: perché è importante

 

Armando Calzolari, Responsabile Unità operativa complessa di Medicina Cardiorespiratoria e dello Sport - Dipartimento di Medicina Pediatrica - dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma, intervistato da Nostrofiglio.it, ha affermato che «praticare sport in età pediatrica presenta tanti aspetti positivi: assicura un adeguato sviluppo dell’apparato scheletrico e muscolare, regola il metabolismo, favorisce la socializzazione e, se praticato nel modo corretto, è un’attività molto piacevole e divertente per i bambini e per i ragazzi».

 

Secondo l'esperto, fare sport fin da piccoli combatte la sedentarietà, legata ad un’alimentazione non corretta. Inoltre, secondo Giuseppe Gangemi, Coordinatore Scuola Nuoto F.I.N. (Federazione Italiana Nuoto) del ‘Villaggio dello Sport Parco Caserta’ di Reggio Calabria, «fare sport sin da piccoli permette di acquisire un bagaglio di esperienze motorie che sarà prezioso per tutta la vita».

 

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Sport e bambini, quante volte a settimana

 

Claudio Maffeis, professore di pediatria all'università di Verona, delegato per la nutrizione della Società italiana di pediatria, Sip, ha dichiarato che «il 18 % dei bambini italiani fa sport 1 ora alla settimana, mentre il 36 % guarda la tv o i videogiochi per più di 2 ore al giorno».

 

A scopo preventivo basterebbe togliere un'ora al video e trasformarla in 60 minuti di attività fisica, come giocare all'aperto e camminare. Solo un bambino su quattro, a 10 anni di età, va a scuola a piedi o in bicicletta. I nostri piccoli si muovono molto poco, sia a scuola che a casa.

 

Secondo il medico «l'attività fisica scolastica dovrebbe essere di 60 minuti ogni giorno, le attuali 2 ore sono del tutto insufficienti. Attività fisica più intensiva, come il calcio o la corsa, invece almeno invece volte la settimana. Tutto ciò in una ottica preventiva, non solo per dimagrire in caso di sovrappeso».

 

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Cosa insegna lo sport ai bambini

 

Giuseppe Gangemi, coordinatore della scuola nuoto Fin (Federazione italiana nuoto) del Villaggio dello sport Parco Caserta dio Reggio Calabria, ha affermato che «praticare uno sport offre al bambino l’opportunità di socializzare con altri coetanei, insegna a ‘lavorare’ insieme per un progetto comune e a rispettare le regole del gioco. Ma insegna anche ad aver rispetto per sé stessi e per gli altri, non sentirsi invincibili di fronte ai compagni solo perché si riesce bene nella pratica sportiva e a non sentirsi degli sconfitti solo perché si è più lenti degli altri».

 

Secondo Paola Scalari, psicologa e psicoterapeuta veneziana, lo sport, però, non deve essere vissuto come qualcosa di imposto da mamma e papà, ma come un piacevole diversivo. «Soltanto la scuola e i compiti a casa sono obbligatori, lo sport è tempo libero e il tempo libero deve essere una scelta, non un dovere».

 

Come di dovrebbero comportare i genitori? Secondo la psicologa dovrebbero proporre più attività sportive, tra le quali il bambino possa scegliere in libertà quella (o quelle) che più lo attrae. «Solitamente in tutte le scuole all’inizio dell’anno vengono proposte delle lezioni di prova gratuite: è bene approfittarne, così il bambino può sperimentare che cosa gli piace di più».

 

«Così come ha il diritto di scegliere l’attività sportiva, il bambino ha diritto di rinunciare a frequentare un corso in qualsiasi momento, senza essere obbligato a continuare fino alla fine dell’anno magari solo perché si è già pagata la retta», ha precisato la psicologa. Dunque è preferibile pagare le lezioni ogni mese e verificare in corso d’opera che nostro figlio sia ancora contento di andarci.

 

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Sport prima dei 6 anni

 

Di solito i genitori cominciano a far praticare sport ai propri figli intorno ai tre-sei anni. Quali sono le discipline migliori? In genere all’inizio «è meglio optare per un’attività generica, come per esempio il nuoto o la ginnastica in modo da favorire uno sviluppo armonico di tutto il fisico. Sono controindicate le attività troppo specifiche, come il calcio o il tennis, perché il bambino non ha ancora acquisito né destrezza né sviluppo fisico adeguati», ha affermato il medico Armando Calzolari.

 

L'istruttore Fin Giuseppe Gangemi ha aggiunto: «E’ anche vero però che in questa fascia d’età non c’è molta differenza tra i vari sport, perché in tutti i casi l’approccio è ludico e non si entra nello specifico della disciplina sportiva. Fino ai sei anni infatti non si può parlare di sport vero e proprio, ma più di esperienza del proprio corpo, in un’età in cui l’individuo è assai ricettivo ad imparare cose nuove».

 

Perciò, sport indicati prima dei sei anni potrebbero essere la bicicletta, che aiuta ad acquisire fiducia in se stessi, insegna l'equilibrio e rinforza gli arti inferiori. Oppure le bambine potrebbero invece iniziare a seguire i corsi di danza, che aiuta ad avere una postura corretta e regalano grazia nei movimenti. Ottimi anche sport come ginnastica, nuoto, pattinaggio, sci, ginnastica artistica, ecc.

 

«Ai genitori spetta il compito di controllare che l’attività sia condotta in modo corretto dalla scuola», avverte Calzolari. «Non ha senso accompagnare i figli al corso e poi lasciarli lì come a un parcheggio per approfittarne a sbrigare le proprie faccende. Verifichiamo invece che la lezione preveda una preparazione fisica di base (sempre indispensabile, qualunque attività si pratichi), che non sia ripetitiva e noiosa, che il bambino abbia la possibilità di divertirsi e di fare davvero sport».

 

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Sport dopo i 6 anni

 

Dopo i sei anni vi è un progressivo sviluppo sia del fisico che della capacità di coordinazione dei movimenti, che consente l’approccio a nuove discipline sportive, come per esempio l’atletica leggera o il basket. Regola di base tuttavia deve continuare ad essere la stessa: l’attività deve consentire lo sviluppo armonico di tutto il corpo. Ottimi, come sport, anche calcio, karate, pallacanestro o pallavolo, scherma, tennis, aikido, snowboard, ecc.

 

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Sport, attenzione ai malanni

 

Quali sono i piccoli accorgimenti da seguire perché il bambino non si ammali dopo aver fatto sport? Prima di uscire dalla palestra, soprattutto durante la stagione fredda è opportuno che al bambino si facciano indossare indumenti asciutti e che si asciughino bene i capelli. Se il bambino ha avuto un’influenza o una qualunque malattia che ha debilitato il suo fisico, deve interrompere l’attività fino a quando il medico curante non lo ritiene opportuno.

 

Soprattutto dopo la piscina, non dimenticatevi di asciugare con cura le orecchie, perché l’acqua che ristagna nel condotto uditivo può favorire la proliferazione di batteri e facilitare otiti.

 

Frequentare ambienti comuni può favorire il rischio di infezioni, come le micosi, che proliferano soprattutto dove c’è un elevato tasso di umidità. Per prevenirle:

 

  1. sui bordi della piscina, ma anche nelle docce comuni delle palestre, non andare mai scalzi, ma indossare sempre delle ciabatte in plastica;
  2. negli spogliatoi, stendere un asciugamano asciutto prima di sedersi sulle panche;
  3. accappatoi e asciugamani sono personali e non vanno condivisi con i compagni.

 

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Sport, quale scegliere

 

Ecco un elenco di sport da poter proporre al bambino in base all'età e in relazione alle caratteristiche fisiche:

 

 

PER APPROFONDIRE CIASCUNO DI QUESTI SPORT: Sport e bambini, qual è l'attività più adatta per tuo figlio?

 

 

Sport in base all'età

 

Gli sport più adatti ai bambini, sono, dunque, generalmente dai sei anni in poi, il basket, il volley, il nuoto, il calcio, la corsa e la ginnastica: il bambino fa tutto. E fa tutto fondamentalmente perché deve sviluppare il proprio coordinamento motorio. Quindi più fa sport meglio è, anche se bisogna stare attenti a non esagerare. Diverso il caso se il bimbo ha problemi di scoliosi. In questo caso è preferibile indirizzarsi verso sport simmetrici piuttosto che unilaterali: basket e volley sono, ad esempio, da preferire al tennis.

 

Gli sport più adatti agli adulti sono legati alla potenza muscolare, quindi al rafforzamento dei propri muscoli: vanno bene la corsa, il tennis e la bicicletta. Per il soggetto adulto è molto importante la preparazione, per non incorrere negli effetti negativi dell’esasperazione dello sport, come tendinopatie o sovraccarichi funzionali.

 

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Sport e bambini, cosa devono mangiare

 

Non bisogna mai fare attività fisica a digiuno. Circa due ore prima di fare sport è opportuno assumere carboidrati di facile assimilazione. Ecco alcuni esempi:

 

  1. Se l’attività si fa di mattina, una colazione ad hoc comprende una tazza di latte, fette biscottate con marmellata e un bicchiere di spremuta d’arancia.
  2. Se si fa sport nel primo pomeriggio, sì ad un pranzo a base di pasta o senza condimenti troppo elaborati, un contorno di verdure e un frutto.
  3. Se la lezione è nel tardo pomeriggio, a merenda va benissimo una fetta di crostata più un frutto o un succo di frutta. In tutti i casi no alla bistecca o al panino al prosciutto, perché le proteine richiedono una digestione più lenta: meglio lasciarle per la cena.

 

Dopo lo sport, in prossimità dell’ora di cena o di pranzo, all’uscita dalla palestra è consigliabile non mangiare nulla; se è ora di merenda, è sufficiente qualcosa di leggero, come uno yogurt, della frutta, un tè con qualche biscotto.

 

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Sport e bambini, esami e certificato medico (agonistico o non agonistico)

 

Abbiamo chiesto ad Attilio Turchetta, responsabile della Medicina dello sport all'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, di aiutarci a fare chiarezza. sul certificato medico, richiesto da tutti i centri sportivi.

 

Se lo sport è agonistico, è il medico specialista in medicina dello sport a poter rilasciare il certificato di idoneità dopo un'accurata anamnesi (la storia delle malattie familiari e personali) e una visita clinica generale completa che prevede i seguenti controlli

 

  • spirometria, esame della funzione respiratoria;
  • elettrocardiogramma a riposo;
  • elettrocardiogramma dopo step test dei 3 minuti (il test del gradino);
  • esame delle urine.

 

Eventuali altri accertamenti, come per esempio lesame ecocardiografico o il test da sforzo massimale, vengono richiesti di caso in caso o se gli esami di primo livello hanno evidenziato anomalie.

 

Di fatto, la discriminante tra sport agonistico e non è l’età. Per esempio la pratica del calcio diventa agonistica dai 12 anni, il nuoto e la ginnastica artistica dagli 8 anni.

 

Se lo sport non è agonistico, è richiesto il certificato medico "non agonistico" per lo svolgimento di attività sportive. Comunque, le strutture sportive stesse chiariscono dunque al genitore quale certificazione è richiesta. Il certificato medico per la pratica non agonistica dello sport può essere rilasciato dal medico di medicina generale o pediatra di libera scelta, oltre che dal medico dello sport o, in caso di patologia, anche dallo specialista di branca.

 

Il medico valuta l’idoneità del bambino nel corso di una visita generale durante la quale misura anche la pressione arteriosa. In questo caso, può non essere necessario fare l’elettrocardiogramma (ECG) a riposo se si ha un precedente esame elettrocardiografico da far visionare al medico.

 

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Non vuole fare sport? Strategie che funzionano

 

Spesso accade che i bambini o le bambine non vogliano fare sport. Secondo la psicologa Rosanna Schiralli, dietro un comportamento del genere si nasconde non una paura da parte della figlia o del figlio a staccarsi dalla mamma, ma esattamente il contrario: è come se la bambina (o il bambino) percepisse che la mamma non è ancora pronta a “mollarla/o” e volesse in un certo senso tranquillizzarla/o che lei è sempre lì, bisognosa/o di rassicurazioni proprio come, inconsciamente, la madre le comunica di desiderare.

 

Come aiutare la bambina (o il bambino) a ‘staccarsi’ dalla mamma?

 

  1. farlo/a accompagnare da qualcun altro (non dalla mamma, ma dal papà ad esempio);
  2. organizzare attività piacevoli solo con papà per qualche tempo;
  3. favorire la presenza di amichetti in casa;
  4. fatelo (o fatela) dormire nel suo letto;
  5. stimolare l'autonomia nella vita quotidiana del piccolo;
  6. anche la mamma, ogni tanto, deve muoversi in autonomia.

 

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Scuola di calcio, come sceglierla

 

Il bambino vuole giocare a calcio? Okay, è il momento di cercare il posto giusto per fargli tirare calci, per fargli imparare questo gioco che ancora, nonostante le derive prese negli ultimi anni, appassiona e coinvolge milioni e milioni di persone in Italia. Come individuare la scuola migliore? Si comincia dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio che ha un valido sito internet che attiene all’attività dei settori giovanili.

 

Sul sito è scritto: «Qualsiasi bambino o bambina può presentarsi alla più vicina scuola di calcio portando con sé i documenti necessari al tesseramento, che verranno comunicati dalla segreteria della stessa società, unitamente alla certificazione del suo stato di sana e robusta costituzione, e iscriversi a una delle oltre 6.800 scuole di calcio affiliate alla Federazione Italiana Giuoco Calcio che, come vedremo in seguito, si differenziano per una serie di requisiti di qualità".

 

Tre le tipologie delle scuole: 171 di queste sono state ufficialmente riconosciute come “Scuole di Calcio Specializzate”, 2.637 come “Scuole di Calcio Riconosciute”, mentre le altre (3.893) sono state classificate come Centri Calcistici di Base.

 

«La differenza sostanziale», secondo il sito del Settore Giovanile, «tra le tre tipologie risiede in alcuni particolari requisiti di qualità tecnica, didattica ed organizzativa oltre che di garanzia per la tutela dei diritti del bambino». Quindi, nella scelta della scuola, fate attenzione a questi status certificati dalla Figc e per i quali la Federazione stessa fa ogni stagione da garante chiedendo alle società il censimento dei bimbi presenti in ogni scuola e della qualità delle strutture esistenti.

 

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Bambini e sport agonistico: quando cominciare, i benefici e cosa tenere sotto controllo

 

Secondo Pietro Luigi Invernizzi, professore del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute all’Università di Milano, intervistato da Nostrofiglio.it, anche nel caso di sport agonistico, è importante mantenere sempre la dimensione “ludica e multilaterale” dello sport: i più piccoli devono vedere ogni allenamento come un divertimento e non certo come come una fonte di stress. Si può parlare poi di sport agonistico soltanto dai sei anni in poi. Prima di questa età non ci sono le “fondamenta motorie” per un approccio all’agonismo.

 

Se l’avviamento all’agonismo è portato avanti nel modo corretto, ci possono essere diversi effetti positivi nei bambini. Il professore ha detto a tal proposito: «Uno sport praticato in questo modo influisce sullo sviluppo fisico motorio, sulla psiche come stimolo al superamento delle proprie capacità e dei propri limiti, e ha anche l’effetto di smorzare l’aggressività».

 

Però bisogna fare attenzione a indirizzare tutto l’entusiasmo dei bambini nel modo giusto: «L’approccio competitivo agonistico libera un’eccezionale energia emotiva e, per questo, una conduzione dell’allenatore superficiale o, peggio, irresponsabile, può creare frustrazione e degenerare in comportamenti patologici e antagonistici». Fondamentale è dunque il ruolo dell’educatore o dell'allenatore giovanile, che deve dare sempre alla pratica valore formativo.

 

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