danza maschile

Mio figlio vuole fare danza, come mi comporto?

Di Jessica Bordoni
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3 gennaio 2017 | Aggiornato il 28 agosto 2019
Ci sono ancora molti pregiudizi intorno al balletto maschile e spesso i genitori scoraggiano i propri bambini dall’intraprendere questa attività sportiva. La psicologa Anna Oliverio Ferraris ci aiuta a fare chiarezza sul tema, sottolineando l’importanza di sostenere le scelte dei più piccoli

Il piacere di ballare appartiene a entrambi i sessi, ma spesso i maschietti vengono scoraggiati dall’intraprendere questo tipo di attività, specialmente se si tratta di danza classica.

 

 

Il pregiudizio è ancora molto radicato

 

«Nella nostra società purtroppo è ancora molto forte il tabù rispetto al balletto maschile», spiega la dottoressa Anna Oliverio Ferraris, psicologa e autrice di moltissimi articoli scientifici e libri sull’infanzia e sull’età dello sviluppo. «La danza viene considerata come un’attività solo per ragazze e i ballerini maschi sono definiti un po’ strani e bizzarri. Un certo schema, completamente sbagliato, vuole che il ballerino abbia necessariamente un orientamento di tipo omosessuale».

 

 

I numerosi benefici della danza

 

Tale pregiudizio porta i genitori a escludere la danza tra gli sport che possono essere praticati dai loro figli. «Questo è un vero peccato perché si tratta di un’attività fisica molto salutare durante la crescita. Aiuta a sviluppare il tono muscolare e permette di migliorare la propria capacità di coordinazione e il senso dell’equilibrio».

 

 

Il ruolo chiave dei genitori

 

Se un bambino chiede espressamente di poter prendere lezioni di danza, va sostenuto e aiutato ad andare oltre i preconcetti sociali. «In questi casi c’è sempre una spinta molto forte da parte del piccolo, che arriva a superare anche la paura di essere preso in giro da amici e compagni pur di seguire la sua passione. Il genitore deve trovare le parole giuste, spiegando che il balletto è una forma di espressione artistica al di là di ogni distinzione di sesso».

 

 

Il corso giusto per ogni età

 

Per i bimbi dai 3 ai 5 anni ci sono i corsi di giocodanza, che prevedono una serie di esercizi a tempo di musica, in modo da familiarizzare con il movimento e il senso del ritmo. Intorno ai 5-6 anni si può passare a dei corsi di danza veri e propri, magari anticipati da qualche lezione propedeutica.

 

 

È utile provare anche la danza moderna e l’hip hop prima di scegliere

 

«La danza classica è una disciplina molto impegnativa e richiede una grande costanza e dedizione», conclude Anna Oliverio Ferraris. «Prima di iscrivere il proprio figlio ad un corso di questo tipo, è utile che il bambino provi anche gli altri stili di ballo, come quello moderno e l’hip hop. La scelta dovrà essere fatta con l’aiuto dei genitori anche in base al talento e alle sue attitudini fisiche».