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Focolai polmonari, che cosa sono e come si curano

nanna_asilo_riposino

23 Febbraio 2010
In questi giorni ci sono ancora bambini a letto con l'influenza e in qualche caso ne derivano complicazioni come i focolai di polmonite. Le mamme si spaventano, ma di solito per guarire bastano tanto riposo e un'alimentazione completa e ricca di vitamina C. Il pediatra generalmente prescrive da subito una terapia antibiotica.

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A vostro figlio è stato diagnosticato un focolaio polmonare? Nonostante il termine spaventi molto le mamme, nella stragrande maggioranza tali ‘focolai’ vengono superati senza particolari problemi dal bambino. Basta tenere il bambino a casa fino a quando non sarà completamente guarito, seguendo le terapie e i consigli del pediatra.

Per capire meglio che cosa sono i focolai polmonari e come affrontare il problema, ne abbiamo parlato con Renato Cutrera, direttore dell'Unita Operativa Complessa di Broncopneumologia presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Che cosa sono i focolai polmonari? La polmonite può essere una complicanza - dell’influenza o di infezioni delle vie aeree superiori - che interessa i polmoni e che può avere origine virale o batterica. Si ha una polmonite vera e propria quando l’infezione colpisce un intero lobo del polmone (ndr i lobi sono sezioni del polmone; ce ne sono tre a destra e due a sinistra); se però l’infezione coinvolge piccole zone di uno o più lobi si parla di ‘polmoniti a focolai’. I focolai di solito sono una situazione meno grave rispetto alla polmonite.

Perché un’influenza può complicarsi in infezione polmonare? Ci sono due fattori in gioco: uno è l’agente patogeno che colpisce l’organismo, che può essere più o meno aggressivo; il secondo è lo stato immunitario in cui si trova l’organismo in quel momento. Questo significa che se due bambini vengono colpiti da un medesimo agente patogeno, può capitare che uno sviluppi una semplice rino-faringite, l’altro sviluppi una complicanza di tipo polmonare, perché magari in quel momento il suo sistema immunitario era già più vulnerabile.

E’ un dato di fatto inoltre che ci sono bambini geneticamente più forti e altri un po’ più gracili, che si ammalano più facilmente e più facilmente possono essere esposti a complicanze, anche se sia i focolai che le polmoniti vere e proprie si verificano solo in una piccola percentuale di casi. Esistono poi agenti patogeni che più spesso possono dare origine a questi problemi: uno è proprio l’H1N1, che, specie nei Paesi del Sud del mondo, ha dato una percentuale di polmoniti relativamente elevata.

Perché la polmonite fa ancora paura?

Soprattutto per un retaggio del passato: si pensi che, fino a quando non sono stati scoperti gli antibiotici (che in Italia sono arrivati negli anni ’40-50), la polmonite poteva anche essere letale. Ecco perché le nostre nonne la ricordano ancora come una malattia molto temibile. Purtroppo nei Paesi in via di sviluppo la polmonite è ancora la principale causa di morte nei bambini al di sotto dei 5 anni (insieme alla diarrea), soprattutto a causa della minore disponibilità di risorse sanitarie. Ma da noi, ormai, la polmonite è una malattia curabilissima.

Come ci si accorge che c’è una complicanza di tipo polmonare? Ci sono alcuni segnali ai quali i genitori devono prestare attenzione: se la febbre si mantiene elevata per più di tre giorni, ma soprattutto se il bambino respira in modo più affannoso, cioè con atti respiratori più veloci e più corti; in alcuni casi si può notare un infossamento sulla gabbia toracica o sul giugulo, segno di una maggiore difficoltà respiratoria.

A questi sintomi di solito si accompagnano tosse persistente e un generale stato di spossatezza e inappetenza. Se a essere interessati sono i lobi vicini all’addome, inoltre, il bambino potrebbe accusare anche mal di pancia.

In presenza di tali sintomi, è opportuno far visitare il bambino dal pediatra, che, in caso di dubbio, potrebbe chiedere conferma della diagnosi tramite una radiografia.

Come si cura? Una polmonite di origine virale si cura semplicemente con il riposo, una buona alimentazione completa con tutti nutrienti (senza dimenticare la frutta, soprattutto quella ricca di vitamina C, che è sempre un valido supporto per il sistema immunitario, sia per prevenire che per aiutare a contrastare le infezioni!) e bevendo a sufficienza, in modo da fluidificare il muco e compensare le perdite dovute alla sudorazione abbondante prodotta dalla febbre.

Tuttavia, siccome è difficile distinguere una polmonite di origine virale da una di tipo batterico, il pediatra generalmente prescrive da subito una terapia antibiotica, di solito orale (solo in alcuni casi sono necessarie punture per via intramuscolare o endovenosa).

La cura può durare da 1 a 3 settimane circa, a seconda dell’entità dell’infezione. Sia i focolai polmonari che la polmonite in genere si curano a casa: solo nei casi più gravi, con complicanze, potrebbe rendersi necessario il ricovero in ospedale.

Molte volte i pediatri, in presenza di `focolai´ prescrivono aerosol con brobcodilatatori e cortisonici più, in alcuni casi, cortisone per via sistemica. Perché?

"I `focolai´ rilevati da una radiografia non sempre sono il segnale di una polmonite" risponde Cutrera: "soprattutto in un bambino che soffre di bronchite asmatica sono più spesso elementi di disventilazione e vanno curati con broncodilatatore e, se c´è dispnea, anche con cortisone per via sistemica.

Ecco che allora il pediatra, conoscendo la storia clinica del bambino (se ad esempio ha già sofferto in passato di crisi di asma o respiro sibilante), se sospetta una bronchite asmatica può decidere di associare all´antibiotico una terapia con cortisonici e broncodilatatori".

Per finire alcuni consigli pratici alle mamme e ai papà:

  • Se il bambino è raffreddato, meglio non portarlo in comunità. Nel periodo invernale, in cui si trascorre tutto il giorno in ambienti chiusi, anche se il bambino è semplicemente raffreddato è prudente non portarlo all’asilo o a scuola, sia per non contribuire alla diffusione del virus ad altri bambini, sia per non esporre il suo sistema immunitario, già impegnato a combattere un’infezione, agli attacchi di altri germi eventualmente presenti nell’ambiente. Si ricordi che tutti i luoghi chiusi e affollati, e in special modo le comunità scolastiche, sono il terreno ideale per la propagazione dei germi.

  • Niente uscite per un paio di settimane. Se il pediatra rileva dei focolai polmonari, il bambino va tenuto “riguardato” fino alla completa guarigione, specie se piove e fa freddo: in genere bastano un paio di settimane, ma sarà il pediatra a valutare il tempo necessario.

  • Fare sempre riferimento al pediatra di famiglia, risorsa fondamentale per evitare accessi impropri agli ospedali ed eventuali terapie troppo aggressive, prescritte da chi non conosce bene il bambino e la famiglia.

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