Psiche

Vinco sempre io!

bambina_piangere
08 Luglio 2008
Gaia, cinque anni, non ne vuole sapere di perdere e se succede va su tutte le furie. La mamma è preoccupata: come si può insegnare a un bambino ad accettare le sconfitte?
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Imparare a perdere

“Lancio il dado e ancora una volta mi esce un sei. Fortuna sfacciata, ho vinto anche questa partita a Gioco dell’Oca. La mia piccola Gaia, come sempre, ci rimane malissimo e piange disperata.

“Non si può sempre vincere - le dico -. Vedrai che la prossima volta andrà meglio. Comunque la cosa più importante è divertirsi, non vincere”.

“Non è vero, voglio sempre vincere,” ribatte la piccola Gaia.

Va bene lasciar sfogare la rabbia. Più un bambino si sente capito, prima si tranquillizza

Gaia ha cinque anni e come molti bambini della sua età, non riesce a mandare giù le sconfitte. Come si può fare per aiutarla?

Secondo Armin Krenz, ricercatore all’Istituto di psicologia applicata e pedagogia di Kiel, in Germania, la mamma ha sbagliato a cercare di consolare Gaia. "La rabbia deve emergere – sostiene Krenz -. Gli adulti devono confermare i sentimenti dei bambini, in modo che questi possano sfogare le proprie frustrazioni.”

Allora che cosa avrebbe dovuto dire la mamma a Gaia? "Questo stupido dado! Anche io da piccola mi arrabbiavo tantissimo quando perdevo. Ho persino fatto a pugni con il cuscino!"

“I bambini si liberano dai sentimenti di rabbia solo se possono esprimerli”, ribadisce Kerstin Bahrfeck-Wichitill, pedagoga del linguaggio dell’Università tedesca di Dortmund.

Importante: non esagerare con i giochi di competizione. E lodare chi si è comportato in modo onesto anche se ha perso

Quello che gli adulti fanno fatica a capire è che per i bambini una sconfitta al Gioco dell’oca non è una cosa da poco, è una minaccia esistenziale, una risposta brutale alle domande "Chi sono?" e "Cosa so fare?" Insomma può colpire pesantemente l’autostima.

Dovremmo quindi risparmiare ai nostri figli queste esperienze? E bandire giochi come il Gioco dell'oca?

"No, si sa che i bambini non sono buoni perdenti - dice Krenz – ma se a cinque-sei anni continuano a lamentarsi per le sconfitte, vogliono essere sempre i primi e decidere sempre a che gioco giocare, bisognerebbe andare un po’ più a fondo e aiutarli a recuperare sicurezza in se stessi.

A quell’età dovrebbero infatti aver già raccolto sufficienti esperienze per perdere senza troppi drammi".

Federico, sei anni, appena un anno fa faceva il diavolo a quattro a ogni sconfitta. Ora invece sembra aver imboccato la strada giusta. Litiga meno con i compagni, si infuria meno e sa anche perdere.

Forse perché sua mamma ha introdotto un nuovo rituale per la sera e negli ultimi tempi si occupa molto più di lui. Forse perché le sue maestre hanno capito come prenderlo.

E forse anche perché ha iniziato a dedicarsi di più a giochi in cui vincere non conta. “Si tratta sicuramente di un mix di cose, ma non va sottovalutato l’ultimo aspetto - osserva Krenz -. I giochi di movimento, in cerchio, di ruolo e le costruzioni, in cui i bambini imparano anche il loro valore personale, sono più formativi dei giochi che mettono in competizione e aiutano a superare le sconfitte”.

(Articolo tratto da Eltern)

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