IL METODO DELLA MADRELINGUA

Come insegnare musica ai bambini con il metodo Suzuki

Di Alice Dutto
metodosuzukimusicabambini
07 Giugno 2019
Anche detto “metodo della madrelingua”, l'approccio didattico ideato dal violinista Shinichi Suzuki sta avendo sempre più successo in Italia. Ecco quali sono i presupposti teorici e la sua applicazione pratica
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Era l'inizio degli anni Venti quando il violinista giapponese Shinichi Suzuki si trasferì in Germania per studiare musica. In quegli anni entrò in contatto con diversi personaggi noti dell'epoca: da Albert Einstein a noti pedagogisti come Maria Montessori e Jean Piaget.

 

«Dalla sua esperienza elaborò un nuovo approccio all'insegnamento della musica. Un metodo che, rispetto a tutti gli altri, inizia già nelle prime fasi di vita, quando il terreno per l'apprendimento è più fertile e l'assimilazione è più spontanea. Fare musica fin da piccoli vuol dire sviluppare una sensibilità molto grande e una capacità di ascolto importante» spiega Stefano Viada, presidente dell’Istituto Suzuki italiano.
 

Il metodo Suzuki in Italia

L'approccio di Shinichi Suzuki è arrivato in Italia all'inizio degli anni Novanta, Oggi ci sono più di 200 insegnanti specializzati in tutto il Paese e circa 40 scuole.

«Siamo uno dei paesi che sta sviluppando il metodo in modo più vivace: nel 2021 ospiteremo a Cuneo il convegno europeo in cui ospiteremo tutti gli insegnanti e i bambini Suzuki del mondo».

 

Il metodo della madrelingua

«L'intuizione del metodo Suzuki nacque in quegli anni da una domanda che si pose Shinichi: “perché i bambini riescono a imparare così facilmente il tedesco, mentre io faccio tanta fatica?”. Così cominciò a studiare l'apprendimento della madrelingua, cioè il meccanismo imitativo che il bambino mette in pratica dalle prime lallazioni in poi».

 

Parte da tale assunto il metodo sviluppato da Suzuki, anche per questo conosciuto come “metodo della madrelingua”. Un approccio che funziona al meglio con i bambini dagli 0 ai 6 anni. «In questa visione tutti i bambini possono fare musica e avere talento. “Ogni bambino può” è proprio una delle massime del metodo».
 

Come funziona il metodo Suzuki

«L'approccio alla musica comincia verso i due anni e mezzo. In Italia i bambini possono scegliere uno di questi strumenti: chitarra, violino, violoncello, viola, arpa, mandolino, pianoforte, flauto traverso e tra poco anche la fisarmonica».
 

La lezione dei bambini più piccoli

Le lezioni si svolgono una volta alla settimana e hanno la durata di circa mezz'ora. Il primo anno si fanno solo lezioni individuali con degli strumenti dalle dimensioni ridotte in scala (a eccezione del pianoforte) per evitare errori di postura e conseguenti dolori muscolari.
 


Dal secondo anno, ai 3-4 anni del bambino, si aggiunge un ulteriore appuntamento: la lezione d'orchestra. «Si tratta di un'esperienza importante per i piccoli musicisti, anche da un punto di vista educativo: oltre a imparare a suonare in gruppo devono apprendere anche a essere disciplinati».

A ogni incontro i bambini acquisiscono competenze diverse in modo graduale e strutturato. «Dopo poche settimane cominciano ad assumere la corretta postura e a produrre dei suoni, senza ancora saper leggere la musica. Generalmente, si abbina un testo alla melodia e si canta insieme, facendo attività di psicomotricità e memoria, come battere le mani o usare uno strumento per sviluppare la coordinazione della mano e il senso del ritmo».

Si tratta di un percorso naturale e intuitivo, ma strutturato in tappe precise che permettono di arrivare a obiettivi prefissati.
 

Il ruolo dei genitori

«I genitori svolgono un ruolo fondamentale nell'apprendimento musicale dei loro figli: partecipano a tutte le le lezioni e ripropongono a casa i giochi e le attività ludiche che vengono fatti a lezione».

È verso i 9-10 anni che il genitore dirada sempre di più la sua presenza in classe, finché i bambini non fanno lezione da soli.

 

 

Quando i bambini crescono

Verso i 6-7 anni i piccoli musicisti cominciano a suonare pezzi già abbastanza complicati. «È in quel momento che insegniamo loro a codificarli, usando gli spartiti» sottolinea Stefano Viada.

Man mano che diventano più grandi, crescono le dimensioni degli strumenti, fino ad arrivare a quelle normali, e si allunga anche la durata della lezione che, verso gli 8-9 anni, è di circa 45 minuti, un'ora.

«In teoria, il percorso didattico termina verso i 15 anni, ma i bambini spesso continuano a suonare, perché fa parte della loro vita. È proprio come se avessero imparato a parlare».

Gli insegnanti Suzuki

«Gli insegnanti Suzuki sono tutti diplomati al conservatorio e seguono un percorso di formazione specifico per gestire la lezione e formare i bambini».

La selezione è molto importante: «Scegliamo i docenti che hanno particolari attitudini musicali e una formazione pedagogica specifica. Per essere un maestro Suzuki ci sono cinque livelli di formazione e ogni livello prevede un anno di studio e una valutazione finale a cura di una commissione straniera. Per poter insegnare ai bambini bisogna aver superato almeno tre livelli».