Apprendimento

Musica per piccole orecchie

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09 Giugno 2009
La musica è piacere, gioco, comunicazione e ingrediente fondamentale nello sviluppo del bambino.
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“Ha il ritmo nel sangue”, “ci vuole orecchio”, “è intonato”, sono frasi che diciamo di una persona “portata” per la musica e sottintendono che intonazione, ritmo, capacità di apprezzare musica “difficile” (come la classica e il jazz) sono qualità innate, privilegio di pochi e appannaggio d’élite. Ma comprendere la musica non è una dote naturale: tutti possono diventare intonati se educati nei modi e soprattutto nei tempi giusti.

Un linguaggio che si apprende.

«Prima ci si avvicina alla musica meglio è» dice Andrea Apostoli, presidente dell’Associazione Italiana Gordon per l’apprendimento musicale. «Da piccoli si apprende il linguaggio musicale con la stessa facilità con cui si impara a parlare. Tra gli 0 e i 6 anni si apre una “finestra di apprendimento” che permette di assimilare con estrema facilità, passata questa età diventa tutto più difficile (basti pensare come è faticoso imparare una lingua straniera da adulti)».

Metodo Gordon. Edwin E. Gordon, professore alla South Carolina University, in 40 anni di studi ha elaborato un sistema, Music Learning Theory, per sviluppare nei bambini quella famosa “dote” musicale, che lui chiama “audiation” e che significa: capacità di comprendere la musica, di riprodurla nella mente, di capire il ritmo e di saper improvvisare.Alla base del metodo c’è l’idea che l’approccio alla musica deve essere lo stesso di quello al linguaggio: bisogna iniziare nei primi anni di vita e non dal pentagramma (sarebbe voler insegnare a un bambino a parlare partendo dall’analisi grammaticale).

Nella pratica il metodo si articola in 3 fasi: acculturazione, imitazione e infine assimilazione.

  1. «Il primo punto » spiega Apostoli «significa far ascoltare ai bambini musica complessa: musica “d’arte”, come la classica, il jazz, la musica etnica... Senza paura che sia troppo difficile, anzi: è più facile capire la musica complessa da bambini che da adulti (per restare al paragone con le lingue, un bambino impara a parlare ascoltando idiomi complessi e non frasi sgrammaticate).E non solo canzoncine allegre, ma anche brani musicali che descrivono diversi stati d’animo, come tristezza e paura, che aiutano il bambino a elaborare, su un piano simbolico e protetto, emozioni e sentimenti presenti nel suo animo (lo stesso meccanismo delle fiabe che esorcizzano le paure).

  2. Il secondo passo è cantare e imparare l’intonazione: imitando con la voce brani strumentali, senza testo, in modo che il piccolo si concentri soprattutto sul ritmo e non sulle parole.

  3. L’ultima fase è l’assimilazione: nel bambino, che ha interiorizzato i due stadi precedenti, si crea uno “strumento” mentale: l’“audiation”. Solo ora, che ha la musica in testa, può iniziare a studiare le note e il pentagramma e, se lo desidera, imparare a suonare uno strumento».

I suoni fanno bene. Far ascoltare musica non serve solo per crescere un futuro musicista, ma «contribuisce allo sviluppo armonico del cervello, allena la memoria e la concentrazione, accrescere la creatività» spiega il pediatra Stefano Gorini, di “Nati per la musica”, progetto che ha lo scopo di sensibilizzare i genitori sull’importanza della musica nell’infanzia. «Inoltre cantare con mamma e papà rafforza il legame affettivo, grazie alla potenza emozionale della musica, e una solida base affettiva da piccoli significa diventare adulti sereni e ben disposti a relazionarsi con gli altri.

Ed è per tutti questi motivi, oltre al piacere dato dall’ascolto, che il canto e la musica» conclude il pediatra «devono essere il pane quotidiano con cui nutrire l’anima di un bambino».

Ecco qualche consiglio per far entrare i propri figli in contatto con il mondo dei suoni e della musica.

  • Mamme cantate! Il consiglio è di cantare al proprio bambino già a partire dal 6° mese di gravidanza. Ha effetti benefici e rassicuranti. E una volta nato sarà in grado di riconoscere le melodie ascoltate.

  • Create un ambiente sonoro ecologico: limitate l’inquinamento acustico casalingo, come la televisione in sottofondo.

  • Dategli in mano oggetti sonori per sperimentare ritmi e suoni.

  • Ascoltate con il bambino musica, non solo canzoncine, ma anche musica d’arte. E cantate insieme.

  • Portatelo ai concerti. Vedere suonare gli strumenti dal vivo è un’esperienza del fare musica che completa l’ascolto e se dopo mezz’ora vuole andare via, non forzatelo, la musica è divertimento, piacere e libertà.

Per ulteriori informazioni:

Edwin E. Gordon “L’apprendimento musicale del bambino”, Ed. Curci.Andrea Apostoli “Ma che musica. Brani di classica e jazz da ascoltare e da guardare per bambini da 0 a 6 anni” Ed. Curci.www.aigam.orgwww.natiperlamusica.it