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Perché essere scout: cosa significa e come si diventa

Di Giorgia Fanari
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14 Dicembre 2016 | Aggiornato il 12 Ottobre 2017
Che significa essere scout? Come si intraprende il percorso dello scautismo e da che età i bambini possono esserne coinvolti? Ne abbiamo parlato con l’AGESCI, l’Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani che contribuisce alla formazione dei giovani secondo i principi ed il metodo dello scoutismo

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Uno stile di vita, un impegno in cui i ragazzi si mettono in gioco vivendo esperienze profonde a contatto con la realtà: ecco perché essere scout. Per capire meglio i valori e gli ideali dello scautismo e scoprire come si diventa e come si cresce all’interno di un gruppo scout, abbiamo parlato con Marilina Laforgia e Matteo Spanò, presidenti del Comitato nazionale AGESCI, l’Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani.

 

1. Come nasce e cos'è lo scautismo

«Lo scautismo è un percorso di crescita proposto a bambini e bambine, ragazzi e ragazze. L'idea originaria è di Sir Robert Baden-Powell, che ne sperimentò l'efficacia nel 1907, dando vita a un movimento che oggi è fra i più diffusi nel mondo, rappresentato dall’Associazione Mondiale delle Guide ed Esploratrici (WAGGGS) e dall’Organizzazione Mondiale del Movimento Scout (WOSM). La proposta si caratterizza principalmente per la vita all’aperto, lo spirito di avventura, il gioco, il servizio, la fraternità internazionale e la dimensione comunitaria. Oggi ci sono più di 40 milioni di scout e guide in oltre 200 paesi e in Italia l’AGESCI, Associazione Guide e Scouts cattolici Italiani, è presente su tutto il territorio nazionale, con 183.000 associati appartenenti ad oltre 2.000 gruppi».

 

2. Essere scout: uno stile di vita

«Una precisazione è doverosa: non "si fanno gli scout", ma si è scout. È un vero e proprio stile di vita. I ragazzi e le ragazze che intraprendono lo scoutismo si impegnano, forti della fiducia che sentono riposta in loro dagli adulti educatori, a crescere facendosi artefici consapevoli e responsabili della propria strada. I ragazzi mettono in gioco il proprio onore, vivendo esperienze che sollecitano le domande di senso e aiutano a cercarne le risposte».

 

3. Cosa si fa agli scout

«Il gioco dello scautismo inizia con un’esperienza vissuta nell’atmosfera della Giungla o del Bosco, dove sono accolti bambini e bambine dagli 8 agli 11/12 anni: i Lupetti, le Lupette e le Coccinelle. Nel gioco i bambini si misurano continuamente con loro stessi, si esprimono e comunicano con gli altri attraverso la creatività e la fantasia, sperimentando il gusto di fare sempre del “proprio meglio”. I ragazzi dagli 11/12 ai 16 anni sono gli Esploratori e le Guide. La vita all’aria aperta, l’avventura, l’abilità manuale, l’essenzialità sono gli elementi fondamentali delle attività in questa fascia d'età. La Branca Rover e Scolte si rivolge ai ragazzi e alle ragazze tra i 16 e i 21 anni. È la fase del percorso associativo in cui si chiede ai giovani l’assunzione di una responsabilità diretta di servizio agli altri. Strada, Comunità e Servizio costituiscono i tre elementi da cui derivano le concrete attività della Branca. La Partenza segna il termine dell’esperienza educativa ed è il momento in cui le scelte di ogni Rover e Scolta diventano esplicite, per vivere nel mondo, nella società e nella Chiesa con lo stile e i valori acquisiti».

 

4. I valori degli scout

«Nel Patto associativo degli Scout si trovano il legame che esprime le scelte fatte dai capi e dagli Assistenti ecclesiastici, l’identità, le speranze, l’impegno che tutti condividono. In particolar modo, gli scout sono contro tutte le forme di violenza, palesi ed occulte, di discriminazione, di marginalità e sfruttamento; in favore della cultura della legalità e del rispetto delle regole della democrazia, della cultura della responsabilità verso la natura e l'ambiente e dell'equa ridistribuzione delle risorse».

 

Cosa si impara agli scout

«Intelligenza della realtà, capacità di lavorare in squadra, di riconoscere i problemi e "sortirne insieme agli altri”: questo insegna l’essere scout, questo aggiunge alla vita di tutti giorni il fatto di essere uno scout. Lo scout guarda al lato positivo in ogni cosa, e non tende soltanto ad "essere buono", ma ad essere attivo nel fare il bene. Lo scout ha il coraggio della lealtà, sa dare senso all'impegno, riconosce le proprie responsabilità nel piccolo gruppo di amici, come nella vita». 

 

L'immagine in evidenza è di Paolo Di Bari