Divertirsi in cucina

Piccoli apprendisti cuochi

bambina-cucinare
27 Febbraio 2009
Come far sì che i bambini abbiano un buon rapporto con il cibo? Condividendo con loro l’arte del cucinare.
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Quattro etti di farina, due etti di burro, un pizzico di sale e un po' d'acqua. Et voilà ecco fatta la pasta brisée, pronta da stendere con il mattarello. Anche i bambini possono farla, stenderla e poi decorarla con marmellata e mele. Certo, forse alla fine la cucina non sarà un gioiello, ma vuoi mettere il divertimento?

Ma c’è molto di più. Tra pentole e frullatori i bambini infatti imparano a mangiare e ad avere un rapporto sano con il cibo.

Secondo la psicoterapeuta Manuela Trinci, “condividere l’arte del cucinare, divertirsi a mescolare con le mani, spianare, dar forme alla frolla o alla sfoglia, tramandare le ricette di casa, aprirsi grazie a cibi esotici ad altre terre e culture, rivalutare in tempi di dura crisi la misura, la sobrietà, l’oculatezza di una cucina che gioca con gli avanzi, sono alcuni dei nuovi imperativi pedagogici per tanti genitori seguaci di Pellegrino Artusi!”

Inoltre, come sostiene Roberta Schira nel suo libro “Cucinoterapia” (Ed. Salani), sarà bazzicando la cucina tra casseruole, frullini e fantasia che i bambini vivranno l’alchimia della trasformazione della materia e acquisiranno ricordi sensoriali indelebili.

Tra pentole e coperchi poi si possono raccontare storie come quella di Ratatouille dove un piccolo topolino francese, Remy, sogna di diventare grande chef. In cucina poi si ha anche l’occasione per parlare ai bambini di luoghi lontani e per farli imparare a contare.

“Armeggiare in cucina, studiare l’algebra o la geografia fra un battuto di cipolle e la ripulitura a dita della ciotola di crema sono impagabili momenti d’essere,” scrive la psicoterapeuta.

Dunque avviare i bambini “a un rapporto sano e gustoso col cibo parte proprio dalla cucina – dice ancora Trinci – giocando e divertendosi in quel laboratorio casalingo che oggigiorno in verità è spesso invaso da prodotti pre-cucinati o da tristissimi cibi salutisti, funzionali solo ad evitare di ammalarsi”.

“Col cibo si può, parafrasando Calvino, costruire un sogno senza rifugiarsi nell’evasione, perché è di un impegno fattivo che comunque si parla. Prova ne siano i profumati e succulenti laboratori di cucina su muffin, pane, brioche e torte decorate in programma a Minimondi 2009 (Parma, fino all’8 marzo, www.minimondi.it),” conclude la psicoterapeuta.