Social network per bambini

Social network e strumenti web per i minori: un vademecum per i genitori

Di Giulia Foschi
socialbambini
19 Marzo 2018
Youtube Kids e Familiy Link, Kiddle e Scrapbook: il web sta rivolgendo un'attenzione crescente ai minori, sviluppando applicazioni e strumenti pensati appositamente per i bambini. Ecco una guida per orientarsi, tra opportunità e rischi.
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I social network sono popolati da bambini e ragazzini, nonostante la soglia minima per utilizzarli sia di 13 anni. Esiste però anche una fascia di applicazioni pensate appositamente per i minori, nell’ottica di restringere al minimo i rischi nei quali potrebbero incorrere attraverso una navigazione generica e incontrollata. Ecco una panoramica ad uso e consumo di genitori attenti.

 

 

YouTube Kids

 

Nel 2015 Google ha lanciato YouTube Kids, una versione di YouTube rivolta ai bambini fra i 3 e gli 8 anni, che limita i contenuti a video di tema familiare, canali e clip educative, realizzati anche da partner come National Geographic Kids o DreamWorks Tv. «Se un bambino naviga da solo non troverà comunque materiale inappropriato – spiega Alberto Rossetti, autore del libro Nasci, cresci e posta -. Tuttavia, anche in seguito al recente scandalo dei cartoni animati falsi, è chiaro che in un ambiente come Internet la sicurezza non è mai garantita al 100%, e la presenza del genitore è sempre opportuna».

Il sito è diviso in quattro sezioni  -  Shows, Music, Learning ed Explore –, dispone di un timer per limitarne l’uso e di una barra di ricerca che accede al database principale di YouTube, filtrato in base a contenuti sicuri. I genitori possono intervenire configurando a piacere alcune funzionalità, compreso il volume. La pubblicità, però, è ugualmente presente. 

 

 

Kiddle

 

Kiddle, lanciato nel 2016, è «il Google dei bambini» (ma non è un prodotto di Google, l’autore è sconosciuto): è un motore di ricerca che sfrutta un parametro di Google che evita i contenuti espliciti, collocando in cima alla lista dei risultati le pagine provenienti da siti pensati appositamente per i bambini, per poi lasciare via via spazio a siti sempre sicuri e semplici. Non è esente da falle e rischi, dunque anche in questo caso è bene monitorare.

 

 

Family Link, Messenger Kids e Scrapbook: strumenti per i genitori

 

Family Link non è un social, ma un programma che permette di collegare il dispositivo del figlio al proprio, in modo da monitorare i siti visitati, il tempo trascorso e gli acquisti su Play Store.

 

Facebook ha invece lanciato Messenger Kids, una chat per bambini che funziona tramite l’account di un genitore, che decide con quali contatti il figlio può chattare. Si tratta in sostanza di sistemi che restringono il campo di azione del bambino, lasciando il controllo in mano ai genitori.

 

 

Scrapbook, invece,  è un album di famiglia dove conservare le foto dei propri figli, un altro strumento di Facebook a disposizione dei genitori, disponibile dopo aver aggiunto nell’account il proprio figlio come familiare: in questo modo, tutti le immagini in cui viene taggato il bambino finiscono nell’album, e solo l’altro genitore, o le persone aggiunte come contitolari, possono vederle. C’è  da dire che basterebbe restringere le impostazioni della privacy di un normale album fotografico per ottenere lo stesso risultato.

 

 

Protezione o fidelizzazione?

 

«Queste operazioni rappresentano dei passi avanti da non sottovalutare verso una maggiore protezione – commenta Rossetti - nonostante sia chiaro che ciò che spinge Google, Facebook, YouTube e altri protagonisti del web a muoversi in questa direzione sia il tentativo di creare un pubblico di giovanissimi e di fidelizzarlo fin dalla più tenera età. Il rischio è che i bambini si abituino fin da piccoli a vivere una buona parte della loro esistenza sui social. Quindi possiamo certamente utilizzare questi strumenti, ma come sempre dobbiamo essere consapevoli che non funzionano da soli: l’educazione al corretto utilizzo di Internet e ai tempi da trascorrere sui social deve passare dai genitori, non può occuparsene Google».