Primo bacio

11 cose da sapere sul primo bacio di nostro figlio

Di Angela Bisceglia
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27 giugno 2018
La preadolescenza è l’età in cui cominciano le tempeste ormonali, in cui possono nascere i primi innamoramenti e può venir fuori anche il primo bacio col primo amorino. Ma non sarà troppo presto? E come noi genitori possiamo comportarci di fronte a questi primi slanci amorosi? Le risposte dello psicologo Alberto Pellai 

Il primo bacio non si scorda mai, è una di quelle esperienze che un ragazzo ha tanta curiosità di fare e non vede l’ora di fare. Ma c’è un’età giusta? E qual è il giusto approccio da parte di noi genitori? Ne parliamo con Alberto Pellai, medico, psicoterapeu­ta dell’età evolutiva, ricercatore presso il dipartimento di scienze bio­mediche del­l’Università degli Studi di Milano, che all’argomento ha dedicato un libro, intitolato proprio “Il primo bacio” (ed. Kowalski)

 

 

1. Non c’è un’età giusta per dare il primo bacio

 


Quel che si può affermare è che non è una cosa insolita riscontrarlo durante le scuole medie, fase in cui i ragazzi cominciano a fare le prime esplorazioni nel territorio in parte ancora sconosciuto dell’affettività, sotto la spinta degli impulsi ormonali dell’adolescenza e dell’esempio di quel che vedono succedere nel loro gruppo di pari

 

 

 


 

 

3. Stimolare lo sviluppo di un pensiero critico su quel che vedono

 


Spesso i ragazzi sono spinti a voler provare certe esperienze perché vedono l’esempio di altri amici che le hanno già vissute e rispetto ai quali non vogliono sentirsi da meno. In tal caso è importante tenere sempre aperto il dialogo con i nostri figli e invitarli a riflettere sul fatto che quel che fanno gli altri non deve essere per loro un copione al quale doversi adeguare a tutti i costi, ma è importante che facciano quel che sentono adatto ai loro bisogni e ai confini che loro stessi si pongono

 

 

 

 

4. Non dire di sì solo perché ce lo chiedono

 


Un altro concetto da inculcare è quello che non bisogna mai entrare nella dimensione della affettività o della sessualità con una modalità obbediente, quindi la scelta di dare o non dare un bacio o avere altri scambi d’affetto non deve esser fatta solo per obbedire alle richieste dell’altro, altrimenti vorrebbe dire diventare oggetto, non essere soggetto della relazione.

 

 

5. Il primo bacio: il limite da non valicare

 


Se nella fascia d’età delle scuole medie può capitare che una prima infatuazione sfoci in un bacio, quel che deve essere inculcato dal genitore, lungo il percorso di educazione affettiva del figlio, è che, alla loro età, non dovrebbe esserci il superamento di questo gesto, che deve restare il massimo all’interno di una relazione connotata affettivamente

 

 

 

 

6. Non è un gioco, ma rientra nell’esclusività del rapporto

 


Altro concetto chiave è che un bacio non è un esperimento da ripetere tante volte con altrettante persone diverse, quasi come un allenamento che, più si ripete, più migliora le “prestazioni”. Le effusioni amorose fanno parte dell’intimità e dell’esclusività di un rapporto, nel quale entrano in gioco tante emozioni uniche e irripetibili

 

 

7. Le scene dei film? Sono film!

 


Nelle finzioni sceniche di cinema e tv capita spesso di vedere storie d’amore che nascono e si sviluppano in tempi così rapidi che i ragazzi sono portati a pensare che nella realtà succeda così. A noi genitori il compito di far riflettere, prendendo spunto proprio da tali finzioni, che certe vicende sono esageratamente velocizzate e romanzate, perché nella realtà l’innamoramento prevede la costruzione di un’affettività sequenziale e molto lenta, che ha bisogno di passaggi intermedi. E anche un bacio rientra all’interno di un percorso fatto di fasi e tappe graduali.

 

 

 

 

8. Responsabilità, rispetto, sintonizzazione, empatia

 

Perché una relazione si connoti come affettiva, richiede la compresenza di quattro diverse dimensioni che non si sviluppano in un attimo ma si costruiscono un po’ per volta: responsabilità, rispetto, sintonizzazione, empatia, che vogliono dire che in un rapporto non c’è solo quel che pensa o che vuole l’uno o l’altro, ma ci sono dei limiti, c’è un rispetto dei tempi e dei desideri dell’altro, c’è la costruzione di un modello condiviso, in cui si provano e si desiderano le stesse cose. Sono concetti difficili da comprendere per un ragazzo, perché le aree del cervello dove si sviluppano certe funzioni mentali sono ancora particolarmente immature nella preadolescenza e nella prima adolescenza, mentre al contrario è molto sviluppata l’area del cervello emotivo, che porta un ragazzo a sentire molto e riflettere poco. Ed agire quindi d’impulso.

 

 

9. Un corpo da grandi in una mente da bambini

 


Questa immaturità di sviluppo cerebrale si trova in contrasto con la maturazione precoce del corpo, che porta ad esempio le ragazzine di oggi ad avere il primo ciclo molto più presto rispetto qualche decennio fa, col risultato che gli adolescenti di adesso hanno un corpo in grado di fare cose che la mente non può ancora supportare. A noi adulti il compito di risintonizzare corpo e mente, fare in modo che il corpo si prenda il tempo per aspettare la maturazione della mente.

 

 

 


 

 

11. E quando il primo bacio arriverà, sapranno come comportarsi

 


Il processo dell’educazione affettiva di un figlio si costruisce nel dialogo, nella relazione, nella quotidianità, attraverso quel che testimoniamo con il nostro comportamento e quel che abbiamo fatto capire circa l’importanza della dimensione affettiva - prima - e sessuale - poi - nella loro vita.
E quando l’occasione arriverà e dovranno fare delle scelte, non ci sarà il genitore presente che dirà loro che cosa fare o non fare, ma saranno loro che dovranno avere una sorta di genitore interiore e decidere quale è il limite di disponibilità che vogliono porre nella relazione.