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Adolescenti e preadolescenti: che fare se dicono le bugie

Di Angela Bisceglia
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13 novembre 2017 | Aggiornato il 11 ottobre 2018
È un comportamento che non piace affatto ai genitori, in realtà le bugie per i ragazzi costituiscono una sorta di ‘prova tecnica’ verso il raggiungimento dell’autonomia e perciò, entro certi limiti, possono essere considerate ‘fisiologiche’. Come ci spiega Paola Scalari, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva

È importante educare i figli a raccontare - e raccontarsi - la verità

 

"È senz’altro importante che il genitore educhi il ragazzo alla verità, che serve non solo per costruire con lui un rapporto basato sulla fiducia, ma anche per abituare il ragazzo ad affrontare la realtà, quella che piace e quella che non piace, e a non nascondersi dietro una bugia per scappare da una situazione difficile o che impaurisce” premette Paola Scalari, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva.

 

 

Ma dire qualche bugia è una tappa fisiologica verso l’autonomia...

 

Ogni tanto, però, per i nostri figli raccontare una bugia è anche un espediente per affermare la propria autonomia. Lo fanno i bambini più piccoli per provare l’ebbrezza di non essere totalmente trasparenti per mamma e papà o per nascondere qualche magagna. “E lo fanno a maggior ragione i ragazzi quando si affacciano alla preadolescenza e all’adolescenza, che segnano la fase di passaggio dalla dipendenza dai genitori al desiderio di mostrare di saper badare a se stessi, di compiere delle scelte che non sempre sarebbero gradite ai genitori” sottolinea la psicologa. “E di assumersi la responsabilità sia dell’azione che delle conseguenze, se si viene scoperti. In questo senso la bugia è un fatto positivo, proprio perché educa al senso di responsabilità. Se un giorno il ragazzo salta la scuola con il consenso di mamma e papà, è come se avesse scaricato la verità scomoda anche su di loro e come se le ‘colpe’ fossero ripartite; se invece fa tutto da solo, impara a tollerare la paura dell’essere scoperto e a trarsi d’impaccio sia nei confronti degli insegnanti che dei genitori. Si può dire allora che la bugia è una tappa fisiologica del processo di crescita. Altrimenti sono sempre mamma e papà che decidono e fanno al posto loro. Mentre i figli non crescono mai”.

 

 

 

 

… Ed un modo per non dare un dispiacere ai genitori

 

sono esperienze che sentono di dover fare su quella strada lastricata di errori che è l’adolescenza

 

 

Come aiutrare i figli a fare le scelte giuste

 

 

Cosa fare se ci accorgiamo della bugia? Se è piccola, accettiamola di buon grado

 

“Dipende dalla bugia” sottolinea Paola Scalari: “Se un pomeriggio ci dice che va a fare i compiti da un amico e invece scopriamo che se ne sono andati insieme al cinema, possiamo anche accettarla facendo finta di nulla, perché dopotutto non ha commesso nulla di pericoloso. Certo, ad un genitore può dispiacere l’idea di essere stato estromesso dal segreto, ma deve mettersi l’animo in pace che è normale che ad un certo punto un adolescente diventi ‘opaco’ ”.

 

 

 

 

Se è una bugia più grossa, va biasimata e punita.

 

rimproverando, spiegando perché ha sbagliato,

 

Perché il nostro compito genitoriale è sempre quello di educarli alla verità, soprattutto nei nostri confronti”

 

 

 

 

Come evitare che ci racconti bugie

 

non potremo evitare del tutto le sue bugie.

 

E se finisce su cattive strade? “In questo caso il problema non è la bugia, ma tutta l’educazione che abbiamo impartito fino a quel momento, che dovrebbe avergli consentito di costruirsi un suo ‘zainetto’ di regole e valori fondamentali ai quali attingere per tutte le sue azioni e le sue scelte. Una volta che lo abbiamo ben equipaggiato, non possiamo far altro che dargli fiducia, pur mettendo in conto che qualche volta sbaglierà” fa notare la Scalari.

 

Occorre sempre vigilare su bugie “pericolose”


Ci sono però bugie che possono nascondere comportamenti a rischio e che è necessario far venire allo scoperto. Come?
Se ci accorgiamo che qualcosa non va, che nostro figlio è sempre distaccato da noi, ha un atteggiamento evasivo, il suo umore non è più quello di prima, non vuole frequentare il gruppo degli amici di sempre, occorre essere vigili.
“Cerchiamo di aprire un dialogo con lui, senza attaccare, senza fare interrogatori, ma facendoci vedere presenti, manifestando i nostri dubbi e le nostre preoccupazioni” consiglia la Scalari. “A volte sono i figli stessi che lasciano segni delle loro bugie (sigarette o ‘cartine’ dimenticate sbadatamente a casa), come se volessero essere scoperti per uscire da una menzogna che non reggono più. E, nel momento in cui cominciano ad aprirsi, non li aggrediamo i con i nostri ‘te l’avevo detto’, con offese o umiliazioni, ma assumiamo un atteggiamento che aiuti a ritrovare la strada. Per insegnare loro che si può sbagliare ma se ne può uscire; che a una bugia, anche grossa, si può sempre rimediare senza sentirsi in un vicolo cieco. Altrimenti potrebbero sentirsi incastrati in una situazione che non hanno più il coraggio di confessare. E la bugia rischia di ingigantirsi sempre di più. O di diventare sempre più pericolosa”.
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