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Adolescenza e preadolescenza: come difendersi dai giudizi e dalle critiche?

ragazza

29 Novembre 2017
Pettegolezzi, giudizi non richiesti, critiche alle spalle: sono all’ordine del giorno soprattutto tra adolescenti e preadolescenti. E possono fare molto male. Come aiutare i nostri figli a difendersi? Innanzitutto fornendo loro, sin da piccoli, una ‘valigia della sicurezza’ che li aiuti ad affrontare le varie situazioni e sopportare le frustrazioni. E poi abituandoli all’idea che non si può piacere a tutti e che, quando è il caso, si può fronteggiare il ‘criticone’. Ecco tutti i consigli della psicologa e psicoterapeuta Rosanna Schiralli

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Come aiutare i nostri figli a difendersi da giudizi e critiche?

Ce lo spiega la psicologa e psicoterapeura Rosanna Schiralli.

 

Noi genitori dobbiamo fornire ai figli una ‘valigia della sicurezza’
Il primo passo per aiutare i nostri figli ad affrontare i giudizi e le critiche degli altri è dare loro, sin da piccoli, una ‘valigia della sicurezza’, vale a dire un’educazione basata sul rispecchiamento delle loro emozioni, sulla condivisione, l’accoglienza, ma anche sul rispetto delle regole. “Solo in questo modo, nel corso della crescita, il ragazzo acquisirà una buona autostima, imparerà a creare buone relazioni con gli altri, a dare il giusto valore alle esperienze, anche spiacevoli, che possono capitargli. E soprattutto svilupperà la resilienza, ossia la capacità di reagire nel modo più adeguato alle varie situazioni e di reggere le frustrazioni che inevitabilmente ne deriveranno” dice la psicologa. “Se invece abituiamo i figli a sentirsi piccoli imperatori, non impareranno mai a gestire il minimo conflitto e, alla prima critica, andranno in crisi”.

Mostrare comprensione per la sua rabbia e la sua delusione
Anche se abbiamo cercato di vaccinarlo nel corso degli anni, quando si verificano certi spiacevoli episodi è normale che il ragazzo ci resti male e manifesti con noi la sua rabbia. Qual è l’approccio migliore da parte nostra?

“Mostrare sempre comprensione per il suo stato d’animo, dicendogli che ci dispiace per quel che gli è successo” consiglia la psicologa. “E poi far presente che sono cose che purtroppo possono succedere e succederanno ancora, tra bambini come tra adulti, a scuola come negli ambienti di lavoro, nel gruppo sportivo come nei condomini. Sta a noi dare il giusto peso ad ogni critica, anche se la delusione è inevitabile. Se ne abbiamo da raccontare, possiamo aggiungere episodi della nostra vita in cui ci siamo trovati in situazioni simili, in modo da far capire che sappiamo perfettamente di cosa sta parlando”. 

 

Insegnargli piccole ma efficaci strategie di comunicazione
Quale comportamento suggerire al ragazzo per fronteggiare critiche e giudizi negativi? Inutile offendersi o arrabbiarsi: faremmo solo il gioco del nostro ‘avversario’.

“Una delle strategie più efficaci della psicologia della comunicazione è invece la cosiddetta risposta paradossale” dice la Schiralli: “all’amico ‘criticone’ si può provare a dire frasi del tipo: ‘forse hai ragione tu, fammi capire meglio cosa intendi, come dovrei agire  secondo te’. In questo modo ci si pone su un atteggiamento di richiesta di aiuto che spunta subito le armi e abbassa l’aggressività dell’interlocutore”.

 

Spostare il discorso su un piano scherzoso 
Un altro stratagemma che funziona è spostare il discorso sul piano ludico e scherzoso. “Tirare fuori una battuta spiritosa, usare l’ironia o l’autoironia aiutano a smorzare i toni e creano un clima di simpatia” sottolinea l’esperta. “Magari si possono fare ‘prove tecniche’ a casa, simulando le situazioni e provando a escogitare insieme come si può reagire. In questo modo il ragazzo si allena ad usare diversi strumenti comunicativi o strategie creative, che non solo gli danno maggiore sicurezza ma aiutano a sdrammatizzare un po’ il problema.”

C’è critica e critica
E’ anche importante far ragionare i figli sul fatto che, quando si è in tanti, ci sono tanti punti di vista (tot capita tot sententiae, dicevano i latini…) e che a volte una critica può avere anche uno scopo costruttivo, perché può dare lo spunto per riflettere sul proprio comportamento, considerare il modo di pensare degli altri e spingere a migliorarsi.
Così come dobbiamo aiutarli a non lasciarsi condizionare da una critica distruttiva, di quelle dette solo per fare del male, magari dettate da invidia o da gelosie. “Anzi, in quest’ultimo caso il suggerimento migliore che si può dare al proprio figlio è valutare da quale fonte proviene un giudizio negativo e dare alle persone 'negative' il peso che meritano. E, se è il caso, cambiare giro, perché non vale proprio la pena di perdersi dietro pettegolezzi sterili” conclude la psicologa.  

Coinvolgere le figure di riferimento
Se pettegolezzi, ‘fazioni’ ed esclusioni sorgono all’interno della scuola o di una squadra sportiva, la soluzione migliore è coinvolgere gli adulti di riferimento, ossia insegnanti e istruttori. “Se l’insegnante è in gamba, saprà parlare nel modo giusto al suo gruppo e mettere in atto misure inclusive che consentiranno di amalgamare i ragazzi tra di loro e risolvere sul nascere critiche e conflitti” è il commento della psicologa.