Nostrofiglio

Salute bambini

Mal di gola da streptococco: TUTTO quello che BISOGNA sapere

Di Valentina Murelli
ipa_almkckhy3

05 Novembre 2010 | Aggiornato il 11 Aprile 2018
Nella maggioranza dei casi il mal di gola è di origine virale. A volte, però, può essere causato da streptococco emolitico di tipo B. In questo caso - evidenziabile solo grazie al tampone - è necessaria la terapia antibiotica, per evitare complicanze anche gravi

Facebook Twitter Google Plus More

Mal di gola e febbre: sono sintomi di faringite - o faringotonsillite, se sono coinvolte anche le tonsille - molto comuni nei bambini.
Nella grande maggioranza dei casi (70-80%) sono dovuti a infezioni virali che si risolvono da sole nel giro di pochi giorni. A volte, però, possono essere causati da infezioni batteriche e in particolare dal famigerato streptococco pyogenes o streptococco beta emolitico di gruppo A. Ecco tutto quello che c'è da sapere su questo batterio.

 

Che cos’è lo streptococco 

Gli streptococchi sono un gruppo di batteri tutti caratterizzati da una forma sferica. Ne esistono vari tipi, molti dei quali innocui per l'uomo. Altri, invece, possono essere causa di varie malattie come faringiti e tonsilliti, otiti, polmoniti, meningiti, infezioni generalizzate (sepsi).

 

Tra questi, lo Streptococcus Pyogenes, oppure streptococco beta-emolitico gruppo A, è il principale batterio che causa faringite e faringotonsillite. "Va tuttavia specificato che nella maggior parte dei casi la faringite ha origine virale e solo nel 20-30% dei casi può essere provocata da questo batterio" afferma Maurizio De Martino, pediatra e immunologo, direttore della Clinica pediatrica 1 dell'Ospedale Meyer di Firenze e tra i coordinatori delle Linee guida italiane per la gestione della faringotonsillte in età pediatrica.

 

Non bisogna pensare subito allo streptococco ogni volta che il bambino ha mal di gola e febbre. Statisticamente, è più probabile che le cause siano altre!

 

La faringite da streptococco è più frequente nei bambini di età scolare e negli adolescenti, tra i cinque e i 15 anni d'età. Più rara invece sotto i tre anni.

 

I sintomi della faringite da streptococco
Il discorso sui sintomi è piuttosto complesso. Sentiamo Gian Luigi Marseglia, direttore della Clinica pediatrica dell'Università di Pavia - Policlinico San Matteo: "Tendenzialmente, una faringotonsillite da streptococco si caratterizza per forte e improvviso mal di gola, febbre alta (superiore ai 38° C), arrossamento del faringe e delle tonsille, presenza di piccoli puntini rossi sul palato molle e di piccole placche sulle tonsille, ingrossamento delle ghiandole del collo, poste sotto le mandibole".

 

Ma attenzione: le placche possono essere presenti anche in tonsilliti di origine virale - in particolare nelle infezioni da adeonovirus - oppure nella mononucleosi, per cui da sole non bastano certo a fare diagnosi di infezione da streptococco.

 

Se invece la febbre è tendenzialmente bassa e sono presenti anche altri sintomi come raffreddore, congiuntivite, raucedine o diarrea, è estremamente probabile che il mal di gola sia causato da virus e non da batteri.

 

Come si fa la diagnosi
"Per fare la diagnosi l'osservazione clinica non basta: serve il tampone faringeo" afferma Paola Marchisio, direttrice del reparto di Pediatria ad alta intensità di cura del Policlinico di Milano.

"Le linee guida lo dicono chiaramente" sottolinea la specialista. "Poiché i sintomi possono essere simili a quelli provocati da altri virus o batteri, nessun medico, per quanto bravo, può fare diagnosi di infezione da streptococco basandosi solo sui sintomi".

 

Ovviamente, l'osservazione clinica serve al medico per capire in quali casi è opportuno fare il tampone (non tutte le volte che c'è mal di gola serve farlo!) , ma è solo il risultato di questo esame che permette di fare chiarezza, e capire se è presente o meno infezione da streptococco di tipo A.

 

Il tampone, invece, non va fatto nei bambini asintomatici, che non abbiano cioè mal di gola e febbre. "Il 30% circa dei bambini è portatore asintomatico del batterio" spiega De Martino. "Dunque ci sono bambini che hanno lo streptococco, e risulterebbero positivi al test, ma non devono essere curati con gli antibiotici perché non hanno un'infezione attiva".

Fare il tampone senza indicazioni cliniche precise - o, peggio ancora, a tappeto a tutti i bambini - significa ritrovarsi con risultati positivi che non hanno un significato clinico e rischiare di trattare bambini che non ne avrebbero bisogno. Tra l'altro, nei bambini positivi al tampone ma asintomatici l'antibiotico non consente comunque di eradicare il batterio presente.

 

Come si fa il tampone

Lo spiega bene il numero di "A scuola di salute", magazine dell'Ospedale pediatrico Bambin Gesù, dedicato proprio allo streptococco: "Il prelievo deve essere effettuato sfregando energicamente il tampone (simile a un grande cotton fioc) sull’orofaringe e sulla superficie di entrambe le tonsille, evitando di toccare altre parti della cavità orale o di contaminarlo con la saliva".

 

Molti pediatri dispongono in ambulatorio di un test rapido che permette l'analisi immediata del tampone, arrivando all'esito (streptococco sì o no) nel giro di cinque minuti. I pediatri che non utilizzano questo sistema inviano il tampone in laboratorio per un'analisi più approfondita ma più lenta: per l'esito occorrono infatti 48-72 ore.

 

Quella febbriciattola che non passa mai. Può essere streptococco?
All'inizio pensi che sia il solito raffreddamento, con febbre e mal di gola. Però passano i giorni e il tuo bambino continua a essere stanco, inappetente, con le occhiaie e sembra aver perso la sua solita vivacità. Oltre al mal di gola, può avere anche mal di testa, di gambe, di pancia e soprattutto ha un po' di febbre (intorno ai 37,5° C) che non se ne va. Potrebbe essere streptococco? 

In generale è più probabile che questi sintomi corrispondano a un'infezione virale (o magari a più infezioni virali che si susseguono, una dietro l'altra) più che a un'infezione da streptococco. "Però, come abbiamo visto, per una diagnosi precisa l'osservazione clinica non basta" afferma la pediatra Paola Marchisio. "Anche in questi casi, il pediatra potrà dunque ritenere opportuno effettuare il tampone e, se questo risulterà positivo, avviare la terapia antibiotica".


Come avviene il contagio e quando si può tornare a scuola
L’infezione si trasmette attraverso le vie respiratorie ed il bambino è contagioso nei due giorni precedenti la comparsa della febbre fino al giorno successivo all’inizio della terapia antibiotica.


Se il bambino non ha più febbre e si sente bene, può riprendere l’asilo o la scuola già dopo 24-36 ore dall’inizio della terapia antibiotica. Ma conviene sempre aspettare qualche giorno in più per dar modo al bambino di rimettersi al meglio.

 

Come si cura la faringite da streptococco
Se la presenza dello streptococco è confermata dal tampone, si deve instaurare una terapia antibiotica. Il principio attivo di prima scelta è l’amoxicillina, da assumere per 10 giorni secondo le indicazioni delle Linee guida. "Attenzione - avverte De Martino - la terapia va terminata anche se i sintomi migliorano già dopo i primi due o tre giorni. Questo perché solo con 10 giorni di terapia si riesce a eradicare il batterio".

 

Se invece la faringite è provocata da un’infezione virale, non occorrono terapie perché guarisce da sola.

 

Rischi e complicanze
Nella stragrande maggioranza dei casi la faringite da streptococco ha un decorso benigno, anche se non viene trattata. Se però viene trascurata (dunque non adeguatamente trattata), in una minoranza di casi può dare complicanze con forme acute, come ascessi tonsillari o retromandibolari, con formazione di pus e febbre elevata.

 

Inoltre, in circa 1 caso ogni 100.000 possono insorgere, anche a distanza di tempo complicanze mediate da meccanismi di tipo immunitario, tra le quali, per esempio:

  • malattia reumatica, una malattia abbastanza diffusa fino a 50 anni fa o più, oggi diventata rara proprio grazie ai trattamenti antibiotici. È caratterizzata da febbre e dolori articolari e può provocare conseguenze anche serie, come insufficienza delle valvole cardiache;
  • còrea di Sydenham (ballo di San Vito), malattia neurologica caratterizzata da movimenti involontari e non coordinati degli arti e della faccia, talvolta in associazioni ad alterazioni del comportamento e a disturbi come ansia;
  • glomerulonefrite, una malattia  infiammatoria dei reni, che può comprometterne definitivamente la funzionalità.
Per quanto rare, sono complicanze importanti: per questo è bene non trascurare le infezioni da streptococco eseguendo, quando necessario, la corretta terapia antibiotica

 

Ancora da chiarire in modo definitivo il rapporto tra infezione da streptococco e condizioni ancora molto dibattute note come PANDAS, dalle iniziali inglesi dell'espressione Disordini neuropsichiatrici autoimmuni associati alle infezioni da Streptococco. Sono disturbi caratterizzati da tic o altri comportamenti compulsivi associati a iperattività motoria o a movimenti scoordinati e irregolari che compaiono in modo improvviso dopo un'infezione da streptococco beta emolitico di gruppo A (tonsillite o scarlattina).  

Che cosa significa avere un TAS positivo?
TAS è una sigla che sta per Titolo Anti Streptolisinico. Si tratta di un esame del sangue, ormai considerato obsoleto, che permette di rilevare la presenza di anticorpi contro una particolare tossina prodotta dallo streptococco e chiamata streptolisina.

Un aumento del TAS può semplicemente indicare che il nostro sistema immunitario ha incontrato in passato lo streptococco, ma non vuol dire che è in corso una infezione da streptococco. Dunque questo esame non serve certo a identificare le cause della faringite.

 

Fonti per questo articolo: consulenza dei pediatri Paola Marchisio, Maurizio De Martino, Gian Luigi Marseglia, Linee guida italiane per la gestione della faringotonsillte in età pediatrica; Tutto sullo streptococco in "A scuola di salute", magazine dell'Ospedale pediatrico Bambin Gesù; Articolo The Mysteries of Streptococcal Pharyngitis, sulla rivista Curr Treat Options Pediatr, 2015