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Alimentazione e salute

Anoressia e bulimia: 15 marzo giornata nazionale per contrastarle

Di Valentina Murelli
anoressiabulimia

14 Marzo 2016
In Italia sono oltre 3,5 milioni le persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare. Sono soprattutto adolescenti e giovani, in particolare ragazze, ma il 20% delle diagnosi riguarda oggi bambine e bambini sotto i 14 anni. Ecco come riconoscere i primi segnali di questi disturbi e come intervenire.

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15 marzo, la giornata del fiocchetto lilla
Giulia aveva solo 17 anni quando, il 15 marzo 2011, si è addormentata per non svegliarsi più. Colpa di un arresto cardiaco provocato dalle fragilissime condizioni fisiche in cui si trovava per via della malattia - l'anoressia, poi trasformatasi in bulimia - che l'aveva colpita 4 anni prima. Il suo papà, Stefano Tavilla, non si è arreso, e ha continuato a lottare fondando l'associazione Mi nutro di vita, che dal 2013 organizza proprio il 15 marzo la Giornata nazionale del fiocchetto lilla a contrasto dei disturbi del comportamento alimentare (DCA). Con eventi e iniziative di sensibilizzazione sul tema sparsi in tutta Italia.

 

Allarme anoressia nei bambini
Quest'anno l'attenzione è puntata in particolare su un fenomeno molto preoccupante, e cioè l'abbassamento dell'età di esordio dell'anoressia. Se fino a qualche anno questo disturbo riguardava quasi esclusivamente adolescenti e giovani donne, oggi sono sempre più frequenti le diagnosi anche al di sotto dei 14 anni, e addirittura tra bambine - ma anche bambini - di otto o dieci anni.

 

"Da noi è sempre più frequente incontrare bambini di questa fascia d'età" racconta la neuropsichiatra Valeria Zanna, specializzata in disturbi del comportamento alimentare presso la neuropsichiatria infantile dell'Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma. Un dato confermato dai risultati di un'indagine del Ministero della salute condotta tra il 2012 e il 2014 presso altri sei centri italiani che si occupano di queste condizioni.

 

Secondo alcune indagini internazionali, circa un bambino su 100 soffrirebbe di anoressia, bulimia o altri disturbi del comportamento alimentare: in maggioranza femmine, ma non solo. Mentre dall'adolescenza in poi i maschi sono circa il 10% dei malati, sotto i 14 anni sfiorano il 25%.

 

A volte, l'anoressia si manifesta già intorno agli otto o nove anni con le caratteristiche tipiche che si riscontrano nell'adolescenza. "Incontriamo bambine che sono già ossessionate dalla propria immagine fisica, si guardano continuamente allo specchio, si vedono grasse e hanno paura di ingrassare ancora di più" racconta Zanna. Altre volte, invece, l'esordio è più sfumato, e dunque più difficile da riconoscere. "Non sempre vengono dichiarate la paura di ingrassare e la preoccupazione per il proprio aspetto" chiarisce la psichiatra Laura Dallaragione, responsabile del Centro disturbi del comportamento alimentare Residenza Palazzo Francisci di Todi, e referente scientifico del Ministero della salute per l'indagine sui DCA. "In questi casi, la perdita di peso e le restrizioni alimentari rischiano di essere interpretati come una semplice inappetenza infantile, magari associata a un periodo di stress".

 

Non riconoscere il problema, però, significa ritardare la diagnosi e dunque la possibilità di trattamento. E come spesso accade, più tardi si interviene più è difficile recuperare. Con conseguenze sul piano fisico che possono essere importanti.

"Una malnutrizione importante a 10-11 anni può comportare un blocco dell'accrescimento osseo" spiega Dallaragione. "E anche quando si ricomincia a mangiare e a crescere, non è detto che si riesca a raggiungere l'altezza che si sarebbe raggiunta senza la malnutrizione".

 

Non solo anoressia: altri disturbi del comportamento alimentare nei bambini
L'anoressia, comunque, non è l'unico disturbo alimentare che può manifestarsi durante l'infanzia. Esistono anche altre forme e per esempio molto diffuso è il disturbo selettivo dell'alimentazione. "Si verifica quando il bambino rifiuta categoricamente di mangiare varie categorie di cibi" spiega Dallaragione. "Lo si vede in forma lieve e transitoria in tanti bambini, e in questi casi ovviamente non è un grosso problema, anche se va tenuto sotto controllo per evitare che degeneri".

 

Il problema si pone quando il bambino mangia meno di 10  alimenti diversi, spesso tutti dello stesso colore. "In questi casi può sembrare che il bambino stia bene, magari non perde neppure peso. In realtà, però, sta andando incontro a uno squilibrio nutrizionale e a forti limitazioni nella vita di relazione. E sta manifestando qualche forma di disagio psicologico".

 

Un altro tipo di disturbo infantile, che può a sua volta evolvere verso l'anoressia, è la cosiddetta disfagia funzionale. "Si manifesta quando il bambino non mangia perché ha paura di farlo" continua  Dallaragione. "Magari ha visto qualcuno che rischiava di soffocarsi per un boccone andato di traverso, o lui stesso ha sperimentato una qualche difficoltà a inghiottire. La reazione è il rifiuto del cibo, in particolare quello solido".

 

Le cause dei disturbi del comportamento alimentare
Anoressia, bulimia, alimentazione incontrollata o selettiva (qui una spiegazione sintetica dei vari disturbi del comportamento alimentare) sono tutti disturbi multifattoriali. "Significa - afferma Dallaragione - che non hanno una causa unica e precisa, ma dipendono dalla combinazione di vari fattori: predisposizione genetica, vulnerabilità personale, come può essere la tendenza all'ansia, al comportamento ossessivo o alla depressione, dinamiche familiari".

 

Senza escludere il contesto sociale, che ormai propone un ideale unico di bellezza coincidente con la magrezza, e che spinge sempre di più verso un'adultizzazione precoce delle bambine. "Pensiamo all'industria dell'abbigliamento, che propone abiti molto 'da grandi' anche per le più piccole" ricorda Zanna. "O a quella del giocattolo, che produce bambole con fisici assolutamente irreali, ma che per le bambine diventano un riferimento".

 

Nei bambini, inoltre, è spesso coinvolta una causa traumatica. Può esserci un evento traumatico - un lutto familiare importante, la separazione dei genitori, un abuso sessuale, ma anche il trasferimento in un'altra città, con la perdita dell'amica del cuore  - che porta a un disturbo dell'umore che a sua volta può concretizzarsi in un disturbo del comportamento alimentare. "Può succedere che all'inizio ci sia solo un'inappetenza, il rifiuto del cibo perché si sente lo stomaco chiuso ma con il tempo si instaura un irrigidimento del comportamento alimentare, che sfocia in anoressia vera e propria" racconta Zanna.

 

I segnali da cogliere
Ma come fanno i genitori ad accorgersi che la figlia o il figlio, magari ancora bambini, stanno entrando o sono entrati nel tunnel di un disturbo del comportamento alimentare? "In realtà i genitori, soprattutto le mamme, tendono a sentire presto che c'è qualcosa che non va, perché prestano molto attenzione a quanto e a cosa mangiano i figli" afferma Zanna. "Questo però non corrisponde subito a una richiesta d'aiuto, anche perché il rifiuto del cibo, che viene interpretato come un rifiuto alla vita, li manda molto in crisi".

 

Esistono comunque dei segnali che - soprattutto se si protraggono per più di un paio di mesi - permettono di rendersi conto che la situazione si sta complicando.

 

  • Atteggiamenti strani durante i pasti: la bambina o il bambino cominciano a spezzettare i cibi, a togliere il grasso dal prosciutto o la panatura dalla cotoletta, bevono molta più acqua, chiedono di andare spesso in bagno;
  • Vengono evitate intere categorie di alimenti;
  • Per i più grandicelli: tendenza a fare i pasti fuori casa per allentare la vigilanza dei genitori. Magari dichiarano di aver mangiato di un'amica, o si portano un panino che poi non mangiano.
  • Sempre per i più grandicelli: aumento dell'attività fisica, sia degli sport organizzati sia delle attività informali (non prendere più l'ascensore, andare a scuola a piedi o in bici invece che in autobus.
  • Un progressivo cambiamento del carattere. Bambini e ragazzini colpiti da un disturbo del comportamento alimentare diventano più tristi e isolati, come spenti, e sono sempre molto nervosi e  irritabili.

Consigli per i genitori
Fino a non molti anni fa, alcuni teorie sull'origine dei disturbi del comportamento alimentare puntavano il dito contro atteggiamenti particolari dei genitori. "Sono teorie superate" afferma Dallaragione. "Come abbiamo visto, l'origine è sempre multifattoriale. È vero però che i genitori possono fare la differenza dopo la diagnosi e anzi in questo senso sono una risorsa importante. Per questo, oggi si tende a coinvolgerli molto nella terapia. Sia per aiutare i ragazzi, sia per non lasciarli soli, perché indubbiamente una diagnosi di questo tipo porta ai genitori un carico notevole di angoscia".

 

Ecco allora un piccolo decalogo per cercare di gestire al meglio la situazione.

 

1. In caso di dubbio, meglio intervenire subito. "Se si pensa che c'è qualcosa che non va si può cominciare a farsi un'idea del problema consultando qualche sito su Internet o parlandone con il proprio pediatra" consiglia Zanna.

 

2. Non spaventarsi. Non è facile, ma un genitore oggi deve sapere che i disturbi del comportamento alimentare si possono curare.

 

3. Non colpevolizzarsi, non sentirsi responsabili, ma accettare l'idea che il disturbo potrebbe anche essere una richiesta di attenzioni. Non perché si è cattivi genitori, ma per esempio perché la famiglia sta vivendo un momento particolare, in cui c'è un po' meno "spazio mentale" per i figli.

 

4. Promuovere subito la comunicazione, sia all'interno della coppia sia con i figli. "Se i genitori sono preoccupati, dovrebbero dichiararlo subito alla figlia o al figlio sottolineando che la preoccupazione riguarda più il benessere del corpo che l'immagine fisica" spiega Zanna. In altre parole, non bisogna dirsi preoccupati perché "stai dimagrendo troppo", ma perché "vediamo che hai cambiato alimentazione e abbiamo il dubbio che non sia adeguata per tutto quello che fai".

 

5. Non mettere la questione "cibo" al centro della vita di tutta la famiglia. Non deve ruotare tutto intorno ai pasti, ma si devono cercare altri momenti per stare insieme e condividere emozioni e sentimenti.

 

6. Non enfatizzare mai l'aspetto del peso e della forma corporea. Per esempio, non complimentarsi con la figlia perché la si trova "un po' più in forma, un po' più ingrassata".

 

7. Non colpevolizzare mai i figli per la loro malattia. "Spesso i genitori assumono un atteggiamento giudicante, e i figli si sentono molto in colpa, perché sanno che i loro genitori soffrono" dice Dallaragione.

 

8. Non far passare il messaggio che basta la forza di volontà per uscirne. Con il risvolto che, se non si guarisce, è perché non ci si sta impegnando abbastanza. Bisogna invece far capire che si sta lavorando tutti insieme per arrivare alla guarigione.

 

9. Dare il buon esempio, porsi come esempio di alimentazione sana ed equilibrata. Non si può pretendere che i figli mangino un pasto completo, se non ci si siede neanche a tavola e ci si limita a mangiare in piedi due foglie d'insalata.

 

10. Non trasformare il momento del pasto in uno scontro di volontà, con obblighi e punizioni. Anche perché non serve a niente: se un bambino o un ragazzino non vogliono mangiare, non lo faranno. Al contrario, il momento del pasto dovrebbe essere un momento di dialogo e di condivisione, in cui ciascuno "si racconta". No, dunque, alla televisione accesa e ai commenti  al telegiornale e alla politica del giorno.

 

A chi rivolgersi
Se c'è il sospetto che la propria bambina o il proprio bambino soffrano di un disturbo del comportamento alimentare, la prima figura alla quale rivolgersi è quella del pediatra. "Non tutti sono adeguatamente formati per riconoscere questi disturbi, ma negli ultimi anni si sta facendo molto a questo proposito" dichiara Dallaragione, che ha coordinato un corso di formazione per pediatri al quale hanno partecipato 5000 medici.

Il pediatra, a sua volta, indirizzerà a un servizio specialistico per i DCA, oppure a un servizio di neuropsichiatria infantile. Un elenco delle strutture presenti in Italia è disponibile sul sito dedicato ai Disturbi del comportamento alimentari del Ministero della Salute. "Purtroppo la rete assistenziale è piuttosto variegata sul territorio nazionale" spiega Dallaragione. "Se al Centro e al Nord esistono varie strutture alle quali fare riferimento, il Sud e le isole ne sono decisamente più sprovvisti".

C'è anche un numero verde SOS Disturbi Alimentari attivo H24 dal lunedì al venerdì: 800180969.

Una volta fatta la diagnosi, l'approccio alla malattia è di tipo integrato: sia nutrizionale, per riportare in equilibrio lo stato nutrizionale della persona colpita, sia psicologico, per lavorare sulle tematiche collegate alla sofferenza del bambino o del ragazzo. È in genere coinvolta anche la famiglia.