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Ansia da scuola: 10 consigli per aiutare bambini e ragazzi a superarla

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14 Marzo 2017 | Aggiornato il 24 Gennaio 2018
Capita a molti bambini e adolescenti: in vista di un compito in classe o un'interrogazione, si caricano talmente tanto di ansia che vanno nel pallone, col risultato che, immancabilmente, la verifica va male. L’aiuto più grande può venire dagli adulti, soprattutto dai genitori. I consigli della psicologa per vincere l’ansia da scuola.

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Da dove nasce l’ansia
“L’ansia da scuola è dovuta in gran parte al comportamento di noi adulti ed ai messaggi che, il più delle volte inconsapevolmente, trasmettiamo ai figli” dice Rosanna Schiralli, psicologa e psicoterapeuta. “E’ normale che il genitore ci tenga che il bambino studi e abbia un buon rendimento scolastico, ma a volte, senza rendersene conto, fa passare al figlio il messaggio che agli occhi del genitore lui esiste, è amabile e degno d’attenzione solo se soddisfa certe aspettative. Anche se a parole gli dice ‘non ti preoccupare, stai tranquillo’. Perché i bambini, con le loro antennine, vanno ben al di là delle nostre parole.” 
E allora, come aiutare davvero i nostro figli?  [Leggi anche: mio figlio ha l'ansia, tre consigli per gestirla]


1.    Non chiedergli sempre “com’è andata a scuola?”
Ci viene spontanea, invece è una domanda che va evitata. “Se tutti i giorni il genitore, prendendo il figlio all’uscita da scuola, gli chiede ‘che hai fatto a scuola, ti hanno interrogato, che voto hai preso, quanto hanno preso gli altri’, il messaggio che arriva è che al genitore importa solo del suo rendimento scolastico” dice la psicologa. “Proviamo invece a chiedergli come è stato a scuola, oppure a raccontargli com’è andata la nostra giornata o ad interpellarlo su un qualunque altro argomento. Spostiamo insomma la nostra attenzione dalla sua prestazione alla sua persona”. D’altronde proviamo a immedesimarci: se a fine giornata qualcuno ci chiedesse puntualmente com’è andata o se abbiamo risolto determinati problemi di lavoro, non ci darebbe fastidio? Non ci verrebbe da rispondere: ‘Sono già stanca di mio, adesso ti ci metti pure tu a farmi l’interrogatorio?’  


2.    Lascia che faccia i compiti da solo 
L’ansia da prestazione viene anche dallo stare troppo appresso ai figli con i compiti. “Ancora una volta vanno evitati gli interrogatori del pomeriggio: ‘che compiti hai (o, ancor peggio, ‘che compiti abbiamo’)? hai ripassato storia? guarda che domani ti interroga!’ “ dice la psicologa. Il processo di autonomia si costruisce dando fiducia al bambino di potercela fare da solo. Se è più piccolo, lo si aiuta ad organizzare lo studio, si chiariscono eventuali dubbi (se ce lo chiede), si fa una supervisione finale, ma non ci si siede a fare i compiti con lui. Per spronarlo a fare da solo e ad impegnarsi, promettiamogli invece un’attività piacevole da fare insieme dopo, come un gioco da tavolo o un cinema (non la spesa al supermercato!). E, ovviamente, manteniamo la promessa! [Leggi anche: i consigli per aiutare il bambino a fare i compiti da solo]


3.    Non dirgli “hai sbagliato”!
Se a scuola ha sbagliato un problema o a casa fa male un disegno, non bocciamo in toto il suo operato (‘non si fa così!’), ma cerchiamo di capire piuttosto come ha ragionato, in che cosa si è inceppato. Interessiamoci cioè alla procedura più che alla prestazione. “Anche perché certe cose che a noi sembrano sbagliate per loro sono giuste” osserva la Schiralli. “Ad esempio, fino ai 5-6 anni è normale che un bambino non riesca a colorare dentro i contorni o che usi i colori in maniera non realistica: se ha fatto il cielo di rosso, allora, piuttosto che dare subito giudizi (‘ma come, non lo sai che il cielo è azzurro?’) , interessiamoci a quel che ha fatto ('che carino il cielo rosso, come mai lo hai fatto di questo colore?').  


4.    Se l’interrogazione è andata male, non farti vedere preoccupata 
Se torna a casa con un brutto voto, non dobbiamo mostrarci preoccupati o farci venire l’ansia noi per primi. Ricordiamoci che noi genitori siamo i ‘piloti dell’aereo’ e se c’è una turbolenza il pilota non può farsi vedere dal passeggero più spaventato di lui, ma avere l’atteggiamento rassicurante di chi è certo che si arriverà sani e salvi a destinazione.  

FAI ANCHE IL TEST: SEI UN GENITORE ANSIOGENO? 


5.    Mostra comprensione per la sua ansia
Per un figlio è importante che il genitore mostri di comprendere il suo stato d’animo. Le frasi giuste? ‘Immagino come ti senti, so che cosa stai provando, anche io starei così al posto tuo’, magari rievocando qualche episodio simile successo anche a noi. “Parlandogli in questo modo, il messaggio è che il genitore sa quel che prova, ci è passato anche lui ma sa anche che ce la può fare” sottolinea Rosanna Schiralli. 


6.    Io penso positivo! 
Il bambino ansioso si fascia la testa in partenza: in vista di una verifica, è portato a pensare che andrà male, sarà difficilissima, farà scena muta. Ancora una volta, spetta a noi adulti il compito di smorzare il catastrofismo e trasformare il pensiero negativo in un ventaglio di alternative ottimistiche. “Sproniamolo ad immaginare altri scenari: magari il compito sarà proprio sull’argomento che conosce meglio, magari la maestra farà domande semplici, magari andrà benissimo” suggerisce la psicologa. Le possibilità sono tante: perché pensare al peggio? 


7.    Aiutalo a sopportare la frustrazione

A volte il ragazzo sente il peso della scuola anche perché non è mai stato abituato a sopportare la sconfitta ed il senso di frustrazione che ne deriva, magari perché ha sempre camminato con l’aiuto del ‘bastone’ dei genitori.  A quel punto spetta a noi adulti  insegnare che nella vita si può cadere, ci si fa male, ma poi ci si rialza e si ricomincia a camminare (con le proprie gambe). Perché nessuno di noi è infallibile.  


8.    Insegnagli a 'smontare' l’ansia
Ad esempio insegnandogli qualche tecnica di rilassamento, con esercizi di respirazione e meditazione da fare prima di andare a scuola o in vista di un’interrogazione.  
Leggi: Rilassamento bambini, 10 consigli per calmarli e renderli più attenti con la meditazione
Un altro stratagemma utile è invitarlo a disegnare l’ansia con particolari buffi o a darle un nome ridicolo, in modo da sdrammatizzarla e sgonfiarla. “Se non possiamo eliminarla del tutto, possiamo imparare a conviverci, quasi come fosse un fratellino un po’ dispettoso” osserva la Schiralli.

 


9.    Quando l’ansia sale, meglio rompere il ghiaccio 
Se all’inizio dell’interrogazione arriva l’ansia, suggeriamo al bambino di dire apertamente che è un po’ agitato. E’ un modo per rompere il ghiaccio con l’insegnante, che sicuramente reagirà con un sorriso o una piccola dritta che rimette l’alunno sul binario giusto. 


10.    Se non passa, non aver timore di chiedere il parere di un esperto 
Se, dopo aver adottato i vari accorgimenti, l’ansia non passa, può essere utile fare una chiacchierata con uno psicologo, per capire che cosa si nasconde dietro l’atteggiamento ansioso e che cosa vuol comunicare il ragazzo attraverso l’ansia.  

 

Dalla parte dell’insegnante 
Far prendere confidenza con l’ansia 
Anche l’insegnante gioca un ruolo importante nell’educare i ragazzi a contenere l’ansia. “L’ideale sarebbe che si dedicasse del tempo per lavorare sulle emozioni” spiega la psicologa. “Ai più piccoli ad esempio si può insegnare ad esternare i propri stati d’animo: ci si può mettere d’accordo che, quando uno di loro prova ansia, dice una parola concordata in precedenza che, come un semaforo, richiama l’attenzione di tutti sul fatto che in quel momento c’è uno di loro che la sta provando. Con i più grandi, invece, l’insegnante di scienze potrebbe spiegare che cosa succede al sistema neurovegetativo quando ci prende l’ansia, far fare una ricerca. In entrambi i casi l’obiettivo è far diventare l’ansia un sentimento familiare, che non spaventa più e di cui non ci si vergogna più. 

Favorire la cooperazione
L’insegnante dovrebbe favorire il più possibile la cooperazione tra i compagni e bandire il piano della competizione. Ad esempio vietando di interrompere o di alzare la mano mentre un compagno è interrogato. 

Puntare sul rinforzo positivo 
Lo stesso insegnante, durante le interrogazioni dovrebbe cercare di mantenere un tono non ansiogeno, non chiedere più cose contemporaneamente, correggere senza criticare e soprattutto puntare sul rinforzo positivo, valorizzando quel che il ragazzo sa fare meglio e complimentandosi quando fa bene.