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Arrivano le pagelle, ecco come comportarsi

Di Valentina Murelli
pagelle

21 Febbraio 2017 | Aggiornato il 13 Febbraio 2018
Fine quadrimestre, ecco le pagelle! Come accogliere le valutazioni degli insegnanti? Tutti i consigli del pedagogista Daniele Novara.

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Febbraio: il primo quadrimestre è finito ed è tempo di pagelle. Qualcuno vi avrà trovato conferme, altri sorprese: voti belli, brutti, così così. Ma qual è, in generale, il modo migliore per accogliere le valutazioni degli insegnanti? Ne parliamo con il pedagogista Daniele Novara, direttore del Centro psicopedagogico per l'educazione e la gestione dei conflitti di Piacenza.

 

Senza sarebbe meglio
Novara in realtà è un convinto sostenitore dell'idea che voti e pagelle andrebbero aboliti, perché non tengono conto della natura del processo di apprendimento, che è graduale e progressivo e comporta per forza di cose la possibilità di sbagliare.

[Leggi anche: Voti in pagella bocciati, ecco perché]

 

"Alla primaria e anche alla secondaria di primo grado (le vecchie elementari e medie) gli errori sono del tutto normali: non sono una colpa, ma una necessità" commenta l'esperto. "Anzi, potremmo dire che più un bambino sbaglia, più sta imparando, perché significa che sta mettendo alla prova il suo processo di apprendimento, fatto di scoperte, esplorazioni, tentativi e, appunto, errori. Ecco perché gli sbagli non andrebbero né giudicati né penalizzati - con il rischio di mandare in blocco emotivo bambini e ragazzi che stanno semplicemente imparando 'secondo natura' - come invece fa un sistema di valutazione basato sui voti".
[Leggi anche: Scuola, i voti sono davvero utili?]

 

Per di più, i voti tendono a livellare i bambini, come se fossero tutti uguali e apprendessero tutti nello stesso modo e con gli stessi tempi. Ma basta considerare la questione dell'età per capire che non è così. "In prima elementare possono esserci bambini nati a gennaio, che a ottobre hanno quasi sette anni, e bambini nati a dicembre, che a ottobre non ne hanno neanche sei: è una differenza enorme, ma i giudizi numerici secchi tendono a trascurarla" sottolinea Novara.

 

Il giorno della consegna? Uno come gli altri!
Però le pagelle esistono e bisogna affrontarle. Per il pedagogista il modo migliore per accoglierle è non darvi troppa importanza. "Bisogna evitare che il bambino viva la scuola in funzione della loro esistenza: in classe si va per imparare e non per prendere voti, fare a gara con gli altri o corrispondere alla attese dei genitori".

 

Quindi attenzione a non creare un clima di aspettativa intorno all'arrivo delle pagelle - qualcuno lo fa fin dai primi giorni di scuola - o, durante l'anno, a promettere premi o punizioni a seconda dei risultati. Il giorno della consegna, inoltre, dovrebbe essere vissuto in famiglia come un giorno normalissimo: se proprio si vuole spendere qualche parola sulla pagella, meglio non enfatizzare i voti, neppure se sono particolarmente belli o brutti.

 

Niente regali per voti al top
Quanto all'abitudine di fare un regalo in occasione di una bella pagella, per Novara è da bocciare. Il punto è che mette l'accento sui risultati della prestazione, più che sul processo di apprendimento in sé, com se il bambino "valesse" solo perché ottiene buoni voti. "Bambini e ragazzi sono molto sensibili al giudizio dei genitori e lodi e premi non fanno che sollecitare questa sensibilità, stimolandoli a imparare non per il piacere di farlo, ma per compiacere mamma e papà".

 

L'importanza di dare fiducia
Novara invita a evitare il giudizio, e a maggior ragione le punizioni, anche quando la pagella non è brillante. "Sgridate e punizioni sono mortificanti e dunque demotivanti. Se è continuamente sottoposto a castighi, ma anche a critiche e confronti con i compagni, il bambino si sente ferito e tende a chiudersi e a perdere la sua innata curiosità, la voglia di scoprire e di imparare". Meglio un atteggiamento positivo, concentrato più sulle risorse che sui limiti. "Si può partire dalle materie nelle quali il bambino va meglio per cercare di infondergli fiducia nelle sue capacità di apprendere: se in italiano se la cava bene significa che può farlo anche in matematica".

 

Brutta pagella alle elementari, che fare?

Il primo consiglio del pedagogista è restare tranquilli: specie  all'inizio della primaria può essere solo questione di tempo perché le cose si sistemino da sole.


Altre volte possono essere coinvolti fattori che interferiscono con la possibilità del bambino di apprendere serenamente. "Può darsi che siano in corso conflitti familiari, magari una separazione" sottolinea Novara. Oppure potrebbero esserci problemi di relazione - nel caso di bambini molto timidi - o di scarsa autonomia. "Molti bambini sono trattati come se fossero ancora piccolissimi e allora non si può pretendere che siano autonomi di fronte all'impegno scolastico". In questi casi, un colloquio con gli insegnanti può portare alla luce difficoltà particolari, che magari potranno essere affrontate anche con l'aiuto di qualche figura esterna.

 

INovara, comunque, consiglia di non preoccuparsi se i brutti voti arrivano a un bambino che comunque legge volentieri e non ha grossi problemi a fare i compiti da solo: due indicatori che il processo di apprendimento è ben avviato.

 

Se il problema sono gli insegnanti
Se la situazione voti è proprio disastrosa vale la pena fissare un colloquio con gli insegnanti, per verificare che non ci siano a scuola problemi particolari. "Penso a situazioni nelle quali il bambino non viene valutato sulla base dei suoi progressi nell'apprendimento, ma per aspetti come il carattere o il comportamento" chiarisce il pedagogista. In questi casi bimbi molto vivaci o molto timidi rischiano di essere penalizzati.

Ma come accorgersi che c'è qualcosa che non va da questo punto di vista? "Per esempio, se ai colloqui gli insegnanti non parlano mai di come il bambino affronta la sfida dell'apprendimento, ma solo di come si comporta e di di quanto sia problematico (troppo vivace, o timido, o incline a infastidire gli altri). Potrebbe essere un campanello d'allarme del fatto che sia stato preso di mira". In questi casi il consiglio è netto: valutare l'idea di cambiare scuola. "Può sembrare una scelta traumatica, ma alla primaria la si può ancora fare serenamente".

 

Strategie per il dopo pagella
Se i voti sono brutti, qualche accorgimento generale può aiutare a migliorare la situazione nei mesi successivi. Vediamoli:

 

1. Verificare che il bambino dorma abbastanza - almeno 9-10 ore a notte alla primaria - in modo da arrivare a scuola riposato.

 

2. Verificare che faccia una colazione adeguata, così che il suo cervello abbia il carburante giusto per affrontare la giornata.

 

3. Creare un ambiente "protetto" per i compiti a casa, privo di distrazioni tecnologiche (cellulari, tablet, videogame ecc.).

 

4. Ridurre l'uso delle tastiere e dei computer per scrivere. "Alcuni studi suggeriscono che l'uso della tastiera peggiori i risultati scolastici" afferma Novara, che sostiene l'uso degli strumenti tradizionali - carta e matita o penna - almeno nei primi anni della primaria. "Questi strumenti non andrebbero accantonati, perché favoriscono i collegamenti neuronali e un'organizzazione positiva del cervello".

 

5. Promuovere l'attività motoria, che favorisce quella cerebrale. "Un bambino sedentario tende a fare un po' più fatica a scuola" commenta Novara.

 

6. Promuovere la formazione di gruppi di studi anche tra i più piccoli, perché il contatto sociale favorisce la motivazione. "Quando i bimbi sono ancora alla primaria, possono essere i genitori a farsi carico di organizzare questi gruppi di studio, durante la settimane o anche al sabato" suggerisce l'esperto.

 

[Leggi anche: Una brutta pagella, come comportarsi]