Scuola

Bambini testardi e che sfidano le regole? Da grandi potrebbero diventare ricchi

Di Valentina Murelli
bambinitestardi
01 Febbraio 2016
Il successo a scuola e, una volta grandi, nel lavoro, dipende da molte variabili: tra queste, secondo uno studio pubblicato su Developmental Psychology, oltre al quoziente di intelligenza, allo status socioeconomico della famiglia d'origine, alla studiosità, c'è anche il fatto di essere stati ragazzini sempre pronti a sfidare i genitori e a contestare le regole.
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Con tuo figlio è una sfida continua? Ha solo 10 anni ma è sempre pronto a contestare le regole, che si tratti del tempo stabilito per guardare la tv, dell'ora fissata per andare a letto, o del modo di stare a tavola? Certo, tutto ciò può essere molto stancante, ma d'ora in poi puoi consolarti pensando al futuro, perché questo atteggiamento potrebbe essere la chiave per il successo di tuo figlio nella vita. E per la sua possibilità di guadagnare molto. A dirlo sono i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Developmental Psychology e riferito alla storia di oltre 2800 bambini del Lussemburgo seguiti per più di 40 anni: da quando, verso la fine degli anni sessanta, avevano circa 10-12 anni, alla fine degli anni duemila.

 

Di quei bambini erano già state attentamente descritte varie caratteristiche personali e familiari, dal quoziente di intelligenza allo status socioeconomico della famiglia, ad alcune caratteristiche di personalità. Più di recente, la psicologa Marion Spengler, ora all'Università di Tubinga, e i suoi colleghi, sono andati a vedere cosa fossero diventati e che risultati avessero raggiunto, in termini di carriera scolastica, successo occupazionale e capacità di guadagno. Cercando di collegare quelle caratteristiche di allora con i risultati di oggi.

 

Alcuni dati emersi dallo studio sono conferme di osservazioni già note (e anche del semplice buon senso). Per esempio, il fatto che il livello di educazione raggiunto sia associato al quoziente di intelligenza (QI) e alla condizione socio-economica della famiglia. In effetti non è una gran sorpresa che sia più probabile arrivare a laurearsi per un bambino che ha un QI alto e genitori agiati e di buona cultura che per un bambino con QI basso e genitori che vivono in condizioni disagiate. Allo stesso modo, non sorprende la correlazione tra successo scolastico e studiosità: è ovvio che passare del tempo sui libri permetta di raggiungere a scuola risultati migliori che stare tutto il giorno davanti alla tv o in giro in bicicletta. E ancora, era già noto che il livello di educazione correlasse con il successo occupazionale.

 

La poca autostima fa rendere meno

 

Tuttavia, lo studio ha evidenziato che livello di educazione e successo lavorativo possono dipendere anche da altri fattori, molto legati alla personalità dei singoli individui. Così, per esempio, Spengler e colleghi hanno visto che chi ha poca autostima e si sente inferiore agli altri tende anche a raggiungere risultati scolastici inferiori. "È una sorta di profezia che si autoavvera" hanno scritto gli autori. "Ci si sente inferiori, ci si comporta come se lo si fosse davvero, e i risultati non arrivano". (Leggi: 7 consigli per crescere bambini sicuri)

 

Chi sfida le regole è più competitivo (e tende a brillare più a scuola)

 

Ma soprattutto, gli psicologi hanno osservato che il successo, a scuola e nel lavoro, può anche essere legato a un atteggamento particolare di alcuni bambini: quello di sfidare l'autorità dei genitori e contestare le regole. Per quanto riguarda la scuola, questo probabilmente dipende dal fatto che i ragazzini più "sfidanti" tendono anche a essere più competitivi e a brillare di più in compiti che prevedano l'interazione tra compagni.

 

Rispetto al lavoro, il successo principale riguarda la capacità di guadagno: in altre parole, si è visto che i bambini caparbi, irrispettosi, da grandi tendono a guadagnare di più. Non è ancora chiaro perché questo accada. Può darsi che questi bambini siano individui naturalmente più portati a difendere i propri interessi, e quindi a esporsi e a lottare di più quando si tratta di negoziare un compenso. Ma non si può neppure escludere - precisano gli autori - che questi individui guadagnino di più perché sono più propensi a trovare modi non propri etici per farlo.

 

In ogni caso, anche se le prospettive per il futuro appaiono rosee, per i genitori rimane il problema di riuscire a sopravvivere alla lotta quotidiana con questi figli "faticosi". In effetti non c'è una regola fissa, in genere ognuno trova le proprie strategie. In un articolo pubblicato sul Time a commento dei risultati di Spengler e colleghi, però, la giornalista esperta di temi familiari Donna Gorman offre la sua ricetta: mantenere sempre aperta la comunicazione. "Ascolta sempre i tuoi figli e chiedi sempre spiegazioni sul loro punto di vista. Magari, mentre parlano puoi individuare qualche punto debole nel loro ragionamento, sul quale far leva per portarli dalla tua parte. Oppure puoi scoprire che in fondo hanno ragione loro. O ancora, negoziare. Chiarendo però bene in anticipo che cosa succede se le nuove regole vengono infrante di nuovo".

Guarda anche il video: come aiutare il bambino a superare le paure