Psicologia bambino

Bambini troppo possessivi e "appiccicosi”: che fare

bambineamicizia
14 Marzo 2018
Succede soprattutto tra femmine: instaurano tra loro rapporti esclusivi, un po’ troppo “appiccicosi” . È normale così o è meglio cercare di allargare i loro orizzonti? 
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Creare rapporti esclusivi fa parte del normale processo di crescita e costruzione della personalità, soprattutto tra le bambine. È un comportamento che potrebbe dirsi fisiologico e che i nostri figli impareranno a modificare un po’ per volta. Ecco tutti i consigli della pedagogista Elena Urso. 

 

Un modo per rassicurarsi e riconoscersi


Da quando entrano nella comunità scolastica, i bambini – ma soprattutto le bambine - sono portati spontaneamente a formare coppie. “È un fenomeno normale nel processo di crescita” spiega la pedagogista Elena Urso. “Nel momento in cui sta formando una propria identità, il bambino è portato spontaneamente ad associarsi con chi gli rimanda un’immagine rassicurante, familiare, perché lo aiuta a conoscersi e capirsi meglio in un’età in cui non si sa ancora bene chi si è. Senza considerare che è così confortante sentirsi speciali per qualcuno!”

In due è più facile che in gruppo


In questa fase della crescita avere a che fare con un gruppo allargato sarebbe più difficoltoso, perché  richiederebbe una competenza relazionale matura, che comprende tutto un mix di abilità che la maggior parte dei bambini ancora non possiede, dalla capacità di mediazione alla disponibilità ad ammorbidire aspetti più spigolosi del proprio carattere o a destreggiarsi tra pregi e difetti degli altri. Molto più facile accettare questi compromessi in gruppetti una tantum, ad esempio quando ci si ritrova in tanti ad una festa di compleanno, un lavoro scolastico o una gita, ma nella quotidianità il bambino preferisce la sicurezza del rapporto one to one.

 

Un fenomeno al femminile


Il rapporto a due è tipico delle femmine. “Rispetto ai maschi, le ragazze sviluppano un’abilità linguistica molto precoce, che le rende particolarmente propense allo scambio di ‘chiacchiere’ e opinioni, scambio che diventa  più facile ed immediato nel rapporto a due. I maschi invece tendono a relazionarsi molto più attraverso il gioco ed è proprio nel gioco di gruppo che hanno la possibilità di esplicare questa loro inclinazione” commenta la pedagogista.

 

Preservare "l’integrità di coppia"


C’è poi un altro aspetto che alimenta la tendenza all’esclusività in un rapporto di amicizia: il timore che, frequentando altre persone, l’amica del cuore si allontani e, in un certo senso, si contamini, perdendo quelle caratteristiche che la rendono così speciale. Quasi un voler preservare la purezza di quel rapporto, insomma. Si tratta di paure inconsce, ma del tutto normali in una personalità in formazione.

 

Non è un segno di insicurezza
Cercare rapporti esclusivi non è segno di insicurezza o di scarsa autostima da parte del bambino. “Alla base c’è principalmente un’inclinazione caratteriale: vi sono ragazzini che giocano con tutti e non hanno problemi a fare nuove conoscenze e bambini più riservati e selettivi, che preferiscono sempre le stesse persone e fanno più fatica a fare amicizia” osserva la Urso. “Più che insicuro si può dire che il bambino che predilige il rapporto a due è ‘acerbo’, nel senso che, non avendo ancora imparato a relazionarsi bene con il mondo esterno, trova rassicurante avere accanto a sé una sola persona con cui costruisce un rapporto di familiarità simile a quello che ha con i genitori”.

 

Man mano che cresce, il gruppetto si allarga


“Con l’età i rapporti a due in genere si ampliano gradualmente, per arrivare verso le scuole medie, e quindi nell’età della preadolescenza, alla formazione di piccoli gruppetti di 3-4 amiche, che le ragazzine utilizzano come traghetto per staccarsi dalla famiglia e costruire una prima forma di autonomia. Anche allora saranno gruppetti fissi, ma va bene così” commenta l’esperta.

Consigli per i genitori


 

1 - Invitare ma non forzare la bambina a cercare altre amicizie
Proprio perché è un atteggiamento normale durante la crescita, non è il caso di forzare la bambina ad allargare le proprie amicizie. È giusto proporle ogni tanto di ampliare i propri confini, purché resti un consiglio e non un’imposizione. E se non raccoglie subito il suggerimento, pazienza!

 

2 - Favorire gli sport di gruppo
Gli sport di gruppo sono un buon ponte di relazione, perché si lavora sempre insieme e ci si deve confrontare di continuo in team. Ma anche perché, oltre agli allenamenti, sono previsti vari momenti di aggregazione, dalle feste della società alle cene di Natale o al pranzo di fine corso, che costituiscono ottime occasioni per allargare le proprie conoscenze.


3 - Invitare amici a casa
Organizziamo qualche pomeriggio a casa con amici che non siano sempre quelli della solita cerchia. Oppure proponiamo a nostra figlia di invitare l’amica del cuore insieme ad altre bambine, così può sperimentare che ci sono altre persone ed altre modalità per stare insieme e divertirsi


4 - Dare l'esempio
E’ normale che anche noi mamme abbiamo le nostre preferenze e le nostre amiche più strette ed è normale che le figlie, vedendo il nostro esempio, recepiscano il messaggio che il rapporto di amicizia preferenziale è quello a due. Pur senza stravolgere le nostre consuetudini, cerchiamo anche noi di allargare un po’ il nostro giro di amicizie e di aprirci a nuove conoscenze.
 

5 - Lasciare che sperimenti un’eventuale delusione
Può anche succedere che l’amichetta ‘del cuore’ ad un certo punto si senta soffocata da un rapporto così stretto e che l’idillio si rompa. “È un rischio che va messo in conto e che noi genitori non possiamo prevenire o evitare” risponde Elena Urso: “E non sarebbe neanche giusto, perché ai figli va lasciata, entro i giusti limiti,  la possibilità di sperimentare in prima persona l’errore ed imparare dai propri sbagli, senza avere di continuo la protezione o la mediazione di mamma e papà. È vero che per un genitore non è piacevole vedere il proprio figlio soffrire, ma finché non tocca con mano le conseguenze delle sue azioni, difficilmente riesce a modificare il suo comportamento solo sulla base di una raccomandazione ‘dall’alto’. A noi il compito di sostenerlo a sopportare la sua piccola sofferenza, dandogli il nostro conforto. E magari anche dei consigli. Se mai li accetterà”.