Bullismo

Bullismo a scuola, consigli per gestirlo

Di Sara De Giorgi
bullismoscuola
09 Settembre 2019
Con l'inizio della scuola ritornano una serie di problematiche tra cui il bullismo. Ecco alcuni consigli per gestire tutte le situazioni legate al bullismo e al cyberbullismo nell'ambito della vita tra i banchi, con una panoramica sugli aspetti contraddistintivi di quest'ultimo.
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Con l'inizio della scuola, oltre agli effetti positivi sulla socialità e sull'apprendimento, ritornano anche eventuali problematiche connesse alla vita tra i banchi: una di queste è, appunto, il bullismo.

 

L'American Academy of Pediatrics (AAP) ha voluto identificare e divulgare una serie di consigli per gestire situazioni di bullismo a scuola nel modo più corretto possibile, per garantire la salute e la sicurezza di bambini e ragazzi.

 

Purtroppo nell'ambito della vita scolastica ci possono essere varie forme di bullismo o di cyberbullismo, che si verificano quando un bambino attacca ripetutamente un altro bambino. Inoltre, il bullismo può essere fisico, verbale o sociale ed episodi ad esso legati possono manifestarsi a scuola, nel parco giochi, sullo scuolabus, nel quartiere, su Internet o mediante dispositivi mobili come i telefoni cellulari. Ma, per fortuna, ci sono molti modi per affrontare e gestire il bullismo, soprattutto se si verifica a scuola.

 

Ecco, dunque, come comportarsi se ci si accorge che il proprio bambino è preso di mira dai bulli:

 

  1. Avvisate i funzionari scolastici dei problemi e lavorate con loro sulle soluzioni.
  2. Insegnate a vostro figlio a sentirsi a proprio agio nel chiedere aiuto a un adulto di fiducia. Chiedetegli di identificare preventivamente la persona cui può chiedere aiuto.
  3. Riconoscete la natura grave del bullismo e i sentimenti di vostro figlio in relazione all'essere vittima di bulli.
  4. Aiutate il bambino a imparare a rispondere e, in particolare, insegnategli a:
    - guardare il bullo negli occhi;
    - mantenere la calma in una situazione difficile;
    - andarsene quando è il caso.
  5. Insegnate a vostro figlio a dire al bullo, con voce ferma: "Non mi piace quello che stai facendo" oppure "Per favore, NON parlarmi così".
  6. Incoraggiate sempre vostro figlio a fare amicizia con altri bambini.
  7. Supportate il bambino nelle attività che gli interessano.
  8. Assicuratevi che un adulto che conosce il bullismo possa fare attenzione alla sicurezza e al benessere di vostro figlio mentre è a scuola.
  9. Monitorate i social media o le interazioni nei messaggi del bambino in modo da poter identificare i problemi prima che possano sfuggire di mano.

E se scoprite che vostro figlio è un bullo? Di seguito, sempre secondo l'AAP, i modi in cui è possibile intervenire.

 

  1. Assicuratevi che vostro figlio sappia che il bullismo è una cosa negativa e non va mai messo in atto.
  2. Stabilite limiti definiti e coerenti sul comportamento aggressivo di vostro figlio.
  3. Aiutate il bambino ad imparare cos'è l'empatia chiedendogli di considerare come gli altri bambini si sentono riguardo al modo in cui li ha trattati. In particolare chiedete al bambino come si sentirebbe se qualcuno lo maltrattasse.
  4. Siate modelli positivi. Mostrate ai bambini che possono ottenere ciò che vogliono senza prendere in giro, minacciare o ferire gli altri.
  5. Utilizzate con lui una disciplina efficace, non fisica, come, per esempio, la sottrazione di privilegi.
  6. Elogiate il bambino quando si comporta in modo positivo (se, magari, ha aiutato o è stato gentile con qualcuno), invece di opprimerlo.
  7. Sviluppate soluzioni pratiche insieme al preside, agli insegnanti, agli assistenti sociali scolastici oppure insieme agli psicologi e ai genitori dei bambini che vostro figlio ha bullizzato.

E se il bimbo è testimone di atti di bullismo? Ecco cosa fare.

  1. Incoraggiate vostro figlio a denunciare gli atti di bullismo ad un adulto di fiducia e spronatelo a unirsi agli altri nel dire ai bulli di smettere.
  2. Aiutate il bambino a sostenere sempre altri bambini che sono o potrebbero essere vittime di bullismo. Incoraggiatelo a includere i piccoli che sono vittime di bulli nelle loro attività.

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Cyberbullismo, cos'è

 

Sempre più spesso si sente parlare in ambito scolastico di cyberbullismo, ossia della manifestazione in Rete del fenomeno più noto e ampio chiamato bullismo, generalmente caratterizzato da azioni violente e intimidatorie esercitate da un bullo, o un gruppo di bulli, su una vittima.

 

Le azioni di bullismo attuate in ambiente scolastico possono essere molestie verbali, aggressioni fisiche, persecuzioni.

 

La definizione più chiara del complesso e nocivo fenomeno del cyberbullismo viene dal Miur (Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca):

 

"Oggi la tecnologia consente ai bulli di infiltrarsi nelle case delle vittime, di materializzarsi in ogni momento della loro vita, perseguitandole con messaggi, immagini, video offensivi inviati tramite smartphone o pubblicati sui siti web tramite Internet. Il bullismo diventa quindi cyberbullismo. Il cyberbullismo definisce un insieme di azioni aggressive e intenzionali, di una singola persona o di un gruppo, realizzate mediante strumenti elettronici (sms, mms, foto, video, email, chatt rooms, istant messaging, siti web, telefonate), il cui obiettivo e quello di provocare danni ad un coetaneo incapace di difendersi".

 

Dunque, i ragazzi adoperano la rete non solo per socializzare, ma anche per esprimere aggressività, provocazione, sfida e competizione tra coetanei. Secondo il Commissariato di Polizia Postale on line, che riporta la legge n.71/2017 sul cyberbullismo, è fondamentale sapere che:

 

  1. Sul web ogni comportamento può essere tracciato, ricostruito e denunciato alla Polizia Postale e delle Comunicazioni, se arreca danno a chi lo subisce.
  2. Al compimento dei 14 anni, i ragazzi diventano penalmente responsabili delle loro azioni sul web (imputabili).
  3. Gli insegnanti in quanto pubblici ufficiali, hanno l’obbligo di denunciare fatti penalmente rilevanti (reati) commessi o subiti dagli studenti.
  4. Diffamazioni, minacce e insulti in rete devono essere denunciati dalle vittime: è importante informare le famiglie degli studenti su cosa sta succedendo e sul loro diritto di fare una segnalazione o sporgere denuncia.

Occorre, inoltre, sapere che:

  1. Molti comportamenti di prepotenza in rete non vengono percepiti dai ragazzi come reati, come fatti gravi, come danno per le vittime.
  2. Molti episodi di cyberbullismo nascono da antipatie reali, rivalità, prese in giro tra compagni di scuola.

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Riferimenti normativi

 

La Legge 29 maggio 2017 nr. 71, detta anche “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto al fenomeno del cyberbullismo”, ha introdotto nuove forme di tutela degli adolescenti colpiti da questo fenomeno. In particolare la Legge prevede:

  1. Informativa alle Famiglie: "il dirigente scolastico che venga a conoscenza di atti di cyberbullismo ne informa tempestivamente i soggetti esercenti la responsabilità genitoriale, ovvero i tutori dei minori coinvolti e attiva adeguate azioni di carattere educativo".
  2. Ammonimento: "fino a quando non è presentata querela per taluno dei reati cui agli artt. 594 (Ingiuria), 595 (Diffamazione) e 612 (Minaccia) del Codice Penale e all’art. 167 del Codice per la protezione dei dati personali, di cui al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196, commessi, mediante la rete internet, da minorenni di età superiore agli anni quattordici nei confronti di altro minorenne, è applicabile la procedura di ammonimento di cui all'articolo 8, commi 1 e 2, del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38. A tal fine il questore convoca il minore, insieme ad almeno un genitore o ad altra persona esercente la responsabilità genitoriale; gli effetti dell'ammonimento cessano al compimento della maggiore età".
  3. Oscuramento: "il minore che abbia compiuto almeno 14 anni e i genitori o esercenti la responsabilità sul minore, possono inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media un’istanza per l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi altro dato personale del minore, diffuso nella rete internet. Se non si provvede entro 48 ore, l'interessato può rivolgersi al Garante della Privacy che interviene direttamente entro le successive 48 ore. La Polizia delle Comunicazioni promuove progetti per sensibilizzare i giovani ad un uso sicuro, consapevole e responsabile del web".

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Fonti per questo articolo con link ad approfondimenti: American Academy of PediatricsMiur; Legge 29 maggio 2017 nr. 71Commissariato di Polizia Postale