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SUPERARE UN FALLIMENTO

Come affrontare una bocciatura?

Di Alice Dutto
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11 Luglio 2016 | Aggiornato il 13 Giugno 2018
Diagnosi, comprensione e giusta ripartenza, sono queste le tre fasi che individua Alberto Pellai, psicoterapeuta e ricercatore all'Università degli Studi di Milano, quando un figlio subisce un insuccesso scolastico. Come fare quindi per affrontare una bocciatura? La risposta in tre step.

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Partiamo da un presupposto: “un figlio non è la sua bocciatura”. Al contrario, se è stato bocciato vuol dire che qualcosa non va ed è un segnale importante da prendere in considerazione. «Spesso vuol dire che ha avuto un anno difficile, ma non è dandogli contro o screditandolo che potremo aiutarlo» sostiene Alberto Pellai, psicoterapeuta e ricercatore all'Università degli Studi di Milano. Ecco come affrontare una bocciatura in tre passi.

 

Primo passo: contestualizzare e comprendere

La prima cosa da fare è capire perché il ragazzo sia stato bocciato. «Nella maggior parte delle volte, le cause sono tre – continua il terapeuta –. Uno scarso impegno, un cattivo metodo di studio, oppure un errore di orientamento».

 

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Quest'ultima eventualità si realizza spesso all'ingresso nelle prime classi: «Se il preadolescente viene bocciato in prima media, vuole dire molto probabilmente che non ha fatto il salto di qualità richiesto dal cambio di scuola. In questo caso, è necessario lavorare sul metodo di studio. Se siamo invece alle superiori c'è da chiedersi se il tipo di scuola scelta sia quello giusta».


In questo caso, suggerisce l'esperto, i genitori devono valutare come procedere insieme ai professori: se credono che non sia il luogo giusto per lui, è bene capire se ci sono delle alternative migliori; se, invece, ritengono che ce la possa fare bisogna comprendere se sia un problema di metodo di studio, oppure di scarso interesse. «Se l'insuccesso è causato dal poco impegno è necessario porre dei limiti, dei confini e delle cornici chiare». Intervenire come genitori e far sentire il proprio supporto.

 

È poi molto importante anche chiedere al proprio figlio di analizzare il perché della sua bocciatura: ascoltare le sue ragioni e le sue proposte per evitare di ripetere un'esperienza così frustrante rafforzerà il vostro legame e vi aiuterà a superare il difficile momento.

 

Secondo passo: l'estate è un momento per riflettere


La pausa dalle lezioni è il momento ideale per riflettere su una bocciatura. «È un'occasione per insegnare al figlio che deve fare la fatica di fare fatica – commenta l'esperto –. Consiglio di impegnarlo in diverse attività, non necessariamente intellettuali». Ad esempio, gli si può affidare il compito di mantenere il giardino, o di fare la spesa agli zii. Impegni chiari per riparare ai propri errori.


«La punizione di per sé non serve a nulla: è bene occupare il ragazzo, che magari è stato distratto tutto l'anno da computer e videogiochi, in modo da togliergli anche il tempo di utilizzarli, ma non in modo repressivo, più in senso costruttivo. Invece di dirgli che non può utilizzare il telefono per tutta l'estate, gli si chiederà di leggere cinque libri, aiutandolo però a scegliere quelli che lo interessano di più».

 

È questo poi il momento giusto poi per fargli fare, nel caso siano necessarie, delle lezioni di recupero per colmare le sue lacune e prepararlo al nuovo anno.

 

Terzo passo: come reagire passata l'estate

«Passata l'estate, se vediamo che il ragazzo nel primo mese di scuola ha di nuovo dei problemi, è bene avere un confronto con i docenti di riferimento e definire aspettative chiare a breve e di lungo periodo, procedendo di nuovo a un'analisi di questo fallimento e tentando di intervenire le migliore dei modi, cambiando anche istituto se necessario».

 

In questo percorso, i genitori devono rimanere ben saldi e supportare loro figlio: «Il fatto che ci sia una bocciatura non è una promozione per nessuno, ma non sono loro a essere stati bocciati: il pensiero che serve è “come possiamo essere i migliori genitori per nostro figlio che ha subito un insuccesso scolastico”?». Il ragionamento deve essere dunque costruttivo, evitando di arrabbiarsi e tentando di sostenere il proprio bambino in questo momento di difficoltà.