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Alimentazione e diete

Come aiutare un bimbo sovrappeso dal punto di vista psicologico

bambinisovrappeso

27 Dicembre 2017
Quando un bambino è sovrappeso, è facile che si senta diverso o venga preso in giro dai compagni. Quale l'atteggiamento corretto da parte dei genitori per motivarlo a comportamenti alimentari più corretti, quali le frasi da evitare per non umiliarlo o rischiare di ottenere l'effetto opposto. Come aiutarlo a far fronte alle derisioni dei compagni o a filtrare i messaggi distorti dei media, affollati da bambini e adulti che si rimpinzano di junk food restando sempre in forma smagliante.  
Ecco i consigli della pedagogista Elena Urso

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Come aiutare un bambino sovrappeso dal punto di vista psicologico e qualche consiglio di prevenzione. Il parere della pedagogista Elena Urso.

 

Riconoscere il problema, noi genitori per primi
Se il bambino è oggettivamente sovrappeso, bisogna porre rimedio. Salvo rari casi in cui alla base c’è un problema metabolico, la gran parte delle volte l’obesità è determinata da cattive abitudini dietetiche e da scarsissima attività fisica. In accordo con il pediatra, si stabilisce un nuovo approccio alimentare e soprattutto si impostano nuove abitudini di vita, dando noi per primi il buon esempio.

Non negare la realtà
Se i vestiti della sua misura gli vanno sempre stretti o i compagni cominciano a prenderlo in giro per il suo aspetto cicciottello, inutile dirgli che non è vero. “Negare la realtà crea confusione nel bambino” dice la pedagogista. “Prendere atto di un problema ha il doppio vantaggio di rendere il bambino consapevole di se stesso e di insegnargli che una situazione, anche imbarazzate, può essere affrontata e risolta”.

Essere solidali in famiglia
Se il bambino deve rivedere la sua alimentazione, è bene che anche gli altri membri della famiglia si adeguino al suo nuovo regime. I bambini sono molto incentivati dall’imitazione, quindi sono più propensi ad accettare una nuova dieta se vedono che tutti la seguono. E non si sentono diversi.  

Dare piccole gratificazioni ogni tanto
Seguire una dieta non deve diventare un continuo di privazioni. Se desidera un certo tipo di dolce, lo può mangiare al mattino a colazione, quando ha di fronte tutta una giornata per smaltirlo; se il sabato sera c'è in programma una pizza con gli amici, a pranzo si ridurranno le porzioni per concedergli di mangiare a cena come noi.  

Non contare i bocconi
Non poniamo un’attenzione eccessiva sui pasti, che devono essere considerati un momento come un altro della giornata. E quando siamo a tavola, evitiamo di tenere gli occhi puntati su quel che mangia, rimproverandolo se prende più del dovuto. “Bisogna giocare d’anticipo, diminuendo senza grossi proclami le quantità nel piatto e mettendo in tavola tipologie di cibo che può mangiare, in modo da dargli l’impressione di prendere quel che vuole tra una scelta ‘lecita’ di alimenti ”dice Urso.

Riconoscere i nostri errori
Se fino al giorno prima era abituato a trovare per casa patatine e merendine, non possiamo aspettarci che il passaggio a gallette e cracker senza grassi sia indolore. “Inutile mentire dicendogli che il sapore è uguale” fa notare Elena Urso. “Tanto vale ammettere che è il nuovo cibo è meno salato, meno saporito, però mamma e papà hanno capito che fino a questo momento hanno sbagliato. Per rinforzare il discorso, si può aggiungere ad esempio che anche noi prendevamo tanti caffè al giorno, poi ci siamo resi conto che ci facevano male e abbiamo ridotto le quantità. Sentire i genitori solidali e coinvolti lo rassicura, perché insegna che sopportare una rinuncia non è la fine del mondo”.

Le frasi da non dire
Tutte quelle che cominciano con ‘devi’ o ‘non devi’; tutte le esclamazioni che lo mettono sotto un riflettore negativo, come ‘guarda quanto stai mangiando’, ‘non vedi quanto sei ingrassato’, oppure le osservazioni che pongono l’attenzione sull’aspetto fisico, sia pure in tono scherzoso, come ‘quanto sei cicciottello’. Sbagliate le battute ironiche, come ’non mangiare così poco!’, perché i bambini capiscono solo il senso letterale e non il doppio senso. Vietatissimo dirgli ‘ma non ti vergogni?’ se non ce la fa: è una frase che, lungi dall’incentivare il bambino a migliorare la propria situazione, mina la sua autostima e lo fa sentire un incapace.  

Non pesarlo di continuo
Se c’è da monitorare il peso, ci penserà il pediatra durante le visite di controllo; se dobbiamo farlo noi, una volta alla settimana basta e avanza.

Se ‘ruba’ un cioccolatino
Come comportarci se lo troviamo con le mani nel sacco, ad esempio mentre prende un cioccolatino di nascosto? “Non lo rimproveriamo e non lo accusiamo, ma insegniamo l’attesa” risponde Elena Urso: “suggeriamogli ad esempio di mettere da parte il cioccolatino per il dopo cena. Interporre del tempo tra un desiderio e la sua realizzazione gli fa sperimentare che allo stimolo si può sopravvivere e non si muore di fame se non si dà soddisfacimento immediato ad ogni desiderio”.     

Come gestire le prese in giro da parte dei compagni…
Essere derisi per il proprio aspetto fisico è una cosa che ferisce molto i bambini che, soprattutto quando si avvicinano all’adolescenza, hanno bisogno di essere accettati e di riconoscersi nel gruppo. Come aiutarlo? “Evitare certi atteggiamenti da parte dei coetanei è difficile” evidenzia la Urso. “E allora, mentre si lavora dietro le quinte, mettendolo nelle condizioni di perdere peso, occorre star vicino al bambino, ascoltarlo, dargli strumenti di consolazione, dicendogli ad esempio che si comprende il suo stato d’animo, che non è lui ‘sbagliato’, perché chi prende le persone in giro per l’aspetto fisico dimostra poca intelligenza e sensibilità”.

…E il confronto con i ragazzi della pubblicità
Assai spesso i media possono aumentare il senso di frustrazione di un bambino o un ragazzo obeso, perché mostrano bambini e adulti che mangiano e bevono di tutto di più e hanno sempre una linea smagliante. “In questo caso sta a noi genitori smontare certi meccanismi agli occhi dei bambini, spiegando loro che quel che si vede non è la realtà, perché la pubblicità ha l’obiettivo di invogliare a comprare ma rappresenta situazioni che non corrispondono al vero, perché un bimbo che si rimpinza di cioccolata non può essere né bello né snello" dice Urso.   

Piccole regole di prevenzione
Non investire il cibo di un valore eccessivo
Sul cibo le mamme investono tantissimo dal punto di vista affettivo: una volta abbandonato il seno, è gratificante vedere un bambino che mangia di gusto. E se comincia a rifiutare il cibo dopo che abbiamo dedicato tanto amore a prepararlo, ci restiamo male o ci facciamo prendere dall’ansia che resti digiuno. “È un atteggiamento che deriva da un retaggio culturale che ci portiamo dietro da generazioni” dice Urso: “un aspetto paffutello è sempre stato sinonimo di salute, mentre un fisico magrolino è associato ad uno stato di denutrizione. Peccato poi che quando si arriva all’adolescenza bello diventa sinonimo di magro, tonico, muscoloso. E per il paffutello abituato a mangiare di tutto di più, non è facile invertire la rotta”.

Prestare attenzione al rapporto entrate/uscite
Cioè a quanto mangia nell’arco della giornata e quanto movimento fa. Se ha fatto un’abbondante merenda la mattina a scuola o nel pomeriggio dall’amichetto e non ha praticato alcuna attività fisica nell’arco della giornata, non lo forziamo a mangiare tutto quel che abbiamo preparato per pranzo o cena.

Fidarci della sua capacità di autoregolazione
Noi genitori tendiamo a mediare moltissimo sulla questione cibo, così come su caldo e freddo, decidendo al posto dei figli quanto devono mangiare o coprirsi. “Sin dallo svezzamento, il bambino dovrebbe essere lasciato libero di mangiare quanto desidera e decidere quando smettere” sottolinea l’esperta. “Spesso i bambini mangiano più del dovuto perché non sono stati mai abituati a riconoscere i segnali di sazietà che arrivano del corpo”. 

Non usare il cibo come forma di compensazione
Quando il bimbo piange o fa un capriccio, non ci precipitiamo a dargli un biscottino per farlo stare buono: mettere in correlazione noia e cibo è una risposta inadeguata, che verrà memorizzata dal suo cervello come forma consolatoria per tutti i momenti in cui sarà annoiato o infastidito da qualcosa.