Alimentazione

I disturbi alimentari nei bambini: come riconoscerli, affrontarli, prevenirli

Di Valentina Murelli
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18 Giugno 2018 | Aggiornato il 05 Marzo 2019
Stanno diventando sempre più frequenti anche sotto i 12 anni e spesso sono espressione di un forte disagio del bambino. Ne abbiamo parlato con la psichiatra Laura Dalla Ragione, tra le curatrici di "Le mani in pasta", un libro che fa il punto sull’argomento.
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Pochi anni fa, i disturbi del comportamento alimentare – anoressia e bulimia in testa – erano considerati tipici dell’adolescenza o della giovinezza

, e appannaggio quasi esclusivamente femminile.

 

Le cose, però, sono cambiate. In peggio. “Fino a 5/6 anni fa, nei nostri servizi vedevamo di rado bambine e bambini sotto i 10-12 anni. Oggi ne incontriamo di continuo”. Parola di Laura Dalla Ragione, psichiatra a capo della Rete per i disturbi del comportamento alimentare (DCA) dell’Usl 1 dell’Umbria, secondo la quale in Italia circa il 10% dei bambini sotto i 12 anni soffre di un disturbo alimentare.

Disturbi del comportamento alimentare, il 15 marzo è la Giornata del Fiocchetto Lilla


In una società dove l'aspetto diventa sempre più importante, l'età media in cui si manifestano i primi sintomi legati ai disturbi si sta abbassando sempre più. Per sensibilizzare sulle problematiche legate a questi disturbi, il 15 maggio ci sarà la Giornata del fiocchetto Lilla contro i disturbi alimentari. L'evento è stato voluto fortemente dall'associazione Mi nutro di vita e dal fondatore Stefano Tavilla. Nel 2011 questo papà perse la figlia Giulia proprio a causa di un'anoressia poi trasformata in bulimia.

 

“Parliamo nel complesso di 300 mila bambini, in maggioranza femmine ma non mancano i maschi: alcuni con forme lievi, altri con forme più gravi”. Ma di che cosa si tratta esattamente? E come bisogna comportarsi per prevenire o affrontare questo disturbi? Lo abbiamo chiesto proprio a Dalla Ragione, che è anche una delle curatrici, insieme alla neuropsichiatra infantile Laura Antonelli, di un libro sull’argomento appena pubblicato: Le mani in pasta (Il Pensiero Scientifico Editore, 2018).

 

Si stima che in Italia circa un bambino su dieci sotto i 12 anni soffra di un disturbo alimentare

 

Quali sono i disturbi alimentari più diffusi tra i bambini?


“Il più diffuso è il comportamento selettivo, per cui i bambini mangiano solo alcune tipologie di cibi, escludendo tutte le altre” spiega l’esperta. La scelta viene fatta in modo abbastanza casuale, per categorie che possono essere il colore o il tipo di consistenza: ci sono bambini che mangiano solo cibi bianchi, altri che mangiano solo cibi semisolidi come frullati o pappine, altri ancora, per esempio, solo pasta al pomodoro e hamburger.


“Una certa selettività e una certa ritrosia ad assaggiare cibi nuovi sono abbastanza comuni fino ai quattro anni” spiega Dalla Ragione. Dopo, però, i bambini dovrebbero progressivamente sperimentare cibi nuovi, anche con l’aiuto dei genitori che non dovrebbero arrendersi di fronte ai primi rifiuti, e perseverare nella riproposizione degli alimenti rifiutati (senza però costringere i bambini a mangiarli!).


Nei bambini con disturbo di alimentazione selettiva, invece, succede che le restrizioni diventano sempre più evidenti e numerose. “Poiché spesso gli unici alimenti introdotti sono ricchi di carboidrati - pasta, pizza, pane – non c’è, almeno all’inizio, un problema di crescita o di eccessiva magrezza” spiega la psichiatra. “A lungo andare, però, possono manifestarsi carenze nutrizionali, dovute per esempio allo scarso apporto di vitamine, e problemi della crescita”.

 

Un altro disturbo piuttosto comune è la disfagia funzionale, che si verifica quando un bambino ha subito un trauma legato al cibo, per esempio ha rischiato di soffocare per un boccone andato di traverso, o ha visto qualcuno che ha rischiato di soffocare. In questi casi il bimbo mangia con difficoltà proprio perché ha paura che il cibo possa fargli male.

 

Più raro, ma con conseguenze più pericolose, è il disturbo da rifiuto pervasivo di cibo, che porta i bambini a rifiutare non solo di mangiare ma anche di bere. “In questi casi il sottopeso e la disidratazione richiedono ricoveri in ospedale e terapie lunghe e difficoltose”, conclude Dalla Ragione.

 

Le mani in pasta


Il titolo del libro curato da Laura Dalla Ragione e Paola Antonelli mette subito in chiaro le cose: per affrontare i disturbi alimentari dei bambini occorre mettere “le mani pasta”, cioè affrontare sia il loro disagio psicologico e relazionale, sia i problemi diretti con il cibo.

Non a caso, il titolo del libro è ripreso da quello di un progetto di ricerca sviluppato dalle due curatrici nell'ambulatorio per i disturbi del comportamento alimentare di Umbertide. Il percorso terapeutico proposto prevede una serie di incontri tra vari specialisti (psichiatri, psicologi, educatori, nutrizionisti) e  la famiglia, nei quali è compresa anche un’esposizione graduale e crescente all’interazione con cibo. “Alla fine, genitori e figli mettono concretamente le mani pasta, preparando del pane” spiega Dalla Ragione.

Il volume  - che è pensato in particolare per educatori e operatori della salute ma può essere letto da chiunque si interessi all'argomento - non si limita solo a descrivere questo progetto di ricerca. E’ invece un approfondimento sulle diverse manifestazioni dei disturbi alimentari nell’infanzia, sulle loro cause e sugli interventi possibili per aiutare i bambini e le loro famiglie a ricostruire un rapporto sereno con il cibo.

 

Quali sono le cause dei disturbi alimentari dei bambini?


“Come nell’adolescente, anche nel bambino il disturbo alimentare può essere il sintomo di uno stato di disagio, che può avere varie cause: può esserci stato un lutto importante, oppure l’arrivo di un fratellino vissuto in modo molto complicato” spiega l’esperta.

 

In alcuni bambini, questo può portare a difficoltà emotive e relazionali che si traducono concretamente in difficoltà nella relazione con il cibo. Per capire perché proprio il cibo, però bisogna fare un ragionamento più ampio, che includa tutta la società. “Il fatto è che il cibo è diventato un attore molto importante nella vita di tutti, e l’ambito alimentare è sottoposto a una forte pressione sociale. Si diventa tutti più sensibili a questo ambito, e se c’è un disagio si finisce con il manifestarlo proprio lì”.

 

Allo stesso tempo, però, secondo Dalla Ragione c’è anche poca attenzione generale all’alimentazione dei bambini. Non solo si sta poco attenti alla qualità di quanto gli si propone, con il cibo spazzatura che impazza anche tra i più piccoli, ma gli stili di vita degli adulti, sempre molto impegnati fuori casa, fanno sì che spesso i bambini mangino da soli.

 

“Eppure il cibo non è solo nutrizione, ma anche relazione. Se dall’alimentazione si toglie l’aspetto relazionale, è possibile che l’alimentazione stessa diventi un ambito di tensione, se il bambino ha altri problemi”.

 

Non sempre, comunque, la causa del disturbo alimentare è di tipo psicologico. Certi comportamenti selettivi o evitanti possono dipendere anche da condizioni fisiche sottostanti, come la celiachia o un reflusso gastroesofageo molto accentuato, oppure costituire una manifestazione di un disturbo dello spettro autistico. In effetti, nei bambini con autismo la selettività alimentare è piuttosto diffusa.

 

 

In che modo i genitori possono rendersi conto che c’è un problema?


Come abbiamo detto, fino ai 4/5 anni alcune difficoltà con il cibo possono essere normali e la linea di confine tra normalità e disturbo può essere sottile. Alcuni segnali, però, possono aiutare a far capire se c’è qualcosa che non va.

 

“Per esempio, se la neofobia, cioè la paura dei cibi nuovi, dura anche dopo questa età” sottolinea Dalla Ragione. “Poi anche il tipo di reazione del bambino di fronte alla proposta di alimenti diversi dal solito. Se è un bimbo semplicemente un po’ schizzinoso, magari protesterà anche in modo energico, ma accetterà di assaggiare e mangiare il cibo nuovo. Un bambino con disturbo selettivo, invece, molto difficilmente mangerà qualcosa di diverso: piuttosto andrà a letto senza cena”.

 

Un altro segnale potrebbe essere il rifiuto del bambino a partecipare a occasioni sociali – feste di compleanno degli amici, cene di classe – che lo mettono in difficoltà perché si rende conto di avere con il cibo un rapporto diverso rispetto a quello dei coetanei.

 

In caso di dubbi ci si può rivolgere al proprio pediatra, oppure contattare il numero verde per i disturbi alimentari del Ministero della Salute: 800180969

 

Come si affronta un disturbo alimentare dell’infanzia?


Escluse eventuali cause fisiche, “è importante rivolgersi a centri specializzati per i disturbi alimentari infantili, oppure a servizi di neuropsichiatria infantile” consiglia Dalla Ragione. “L’approccio che si è dimostrato più efficace è quello integrato, che prevede di lavorare sia con il bambino sia con la famiglia su due fronti: quello psicologico e relazionale e quello dell’educazione nutrizionale”.

 

L’inclusione e la partecipazione dei genitori al percorso terapeutico è fondamentale. “Se la famiglia non accetta di mettersi in gioco e assume un atteggiamento chiuso, di difesa, diventa tutto più difficile” sottolinea l’esperta.  

 

E a casa? “E’ molto importante non colpevolizzare mai il bambino e non forzarlo a mangiare. Gli si può dire che c’è un problema, certo, ma che lo si sta affrontando tutti insieme per risolverlo. E le variazioni nelle proposte di cibo vanno fatte a passi molto piccoli. Al bambino che mangia solo semolino in bianco, per esempio, a un certo punto si potrò provare a proporre del riso in bianco”.

 

Ricominciare a mangiare


In un capitolo del libro Le mani in pasta, le nutrizionista Maria Vicini, del Centro per i DCA Palazzo Francisci di Todi, propone alcune indicazioni generali per la gestione del pasto nelle famiglie alle prese con un bambino con un disturbo alimentare. Eccole:

- Orari e spazi del pasto definiti (no al bambino che mangia in salotto davanti alla TV, mentre mamma e papà sono in cucina);

- Coinvolgere il bambino nella preparazione del pasto e della tavola;

- Cercare di condividere il menù con tutta la famiglia, alternando alimenti accettati e alimenti “evitati” (che non devono essere eliminati del tutto da tavola);

- I genitori devono fungere da esempio nelle scelte alimentari;

- Ambiente rilassato, con diminuzione dell’ansia rispetto all’alimentazione del bambino;

- Comprensione delle difficoltà del bambino;

- Atteggiamento non impositivo;

- TV spenta.

 

Come si possono prevenire i disturbi del comportamento alimentare?


Poiché si tratta di disturbi complessi, con origine multifattoriale, non esistono ricette semplici e provate al 100% per la loro prevenzione. Ci sono però degli atteggiamenti che possono aiutare molto:

 

  • Restituire all’alimentazione l’importanza che ha, sia rispetto alla scelta e alla preparazione degli alimenti, sia rispetto al suo ruolo relazionale. “Il cibo deve avere un ruolo importante nella comunicazione all’interno della famiglia” suggerisce Dalla Ragione. Per questo è utile invitare i bambini a fare la spesa insieme, a cucinare insieme manipolando e annusando i vari alimenti.
  • Far sperimentare ai bambini più cibi possibili nei primi 7/8 anni di vita. “E’ un momento importante per la formazione del gusto: più cose riusciamo a fare assaggiare e sperimentare in questa fase e meglio è”.
  • Evitare il più possibile gli stress legati al cibo: l’attenzione dei genitori per l’alimentazione dei bambini non dovrebbe diventare ossessiva, e bisogna evitare di utilizzare il cibo come strumento di ricatto (“se non mangi non puoi vedere la TV”; “siccome hai preso un bel voto puoi avere una caramella”).
  • Mettersi in ascolto dei bambini, per cercare di intercettare i loro bisogni e i loro eventuali disagi.
  • Aiutare i bambini a costruirsi una buona competenza emotiva, una buona capacità di riconoscere e gestire le emozioni.