Educazione mamme e bambini

Educazione: TROPPI SI' non aiutano i bambini a crescere

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30 Giugno 2015 | Aggiornato il 28 Ottobre 2017
L'amore autentico è misura, esclude il 'troppo'. Una mamma che ama troppo dovrebbe interrogarsi sui motivi interiori che le impediscono di avere un atteggiamento equilibrato verso il figlio. A sostenerlo è Osvaldo Poli, psicologo e psicoterapeuta, relatore su questo tema al Festival dell'Educazione di Viterbo
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Tornate a casa stanche dal lavoro e nonostante le mille raccomandazioni vostro figlio non ha ancora fatto i compiti e non ha giustificazioni plausibili. Oppure: ha già mangiato due merendine e ve ne chiede insistentemente una terza. Che fate? La teoria è facile: nel primo caso la risposta è 'bene, vai a scuola senza compiti e ti prendi le tue responsabilità', mentre nel secondo caso non si cede e basta. Questa è la teoria. Ma nella realtà? Alzi la mano chi non ha aiutato a fare i compiti il figlio svogliato per non farlo sgridare dalla maestra o non ha concesso il dolce di troppo per evitare discussioni. 

 

Ma troppi sì non aiutano il bambino a crescere.

A sgridare le mamme è Osvaldo Poli, psicologo psicoterapeuta, autore di un saggio sul tema (Mamme che amano troppo, San Paolo), che era stato oggetto di discussione anche al primo Festival dell'educazione di Viterbo

 

 

 

Nella pratica educativa quotidiana, quale è il confine che ogni mamma non dovrebbe superare?  

 

“La linea tra accontentare un bambino e il fatto di farsi 'fagocitare' è quasi invisibile ma è fondamentale per evitare quella 'disperazione educativa' oggi tanto diffusa nelle famiglie.

Quando la mamma avrebbe voglia di assecondare il figlio, ma intuisce che non è opportuno, dovrebbe riuscire ad andare contro sé stessa in quel momento e dire 'no', pur se a malincuore.

 

Anche le espressioni 'comuni' indicano un approccio diverso: seguire il figlio nei compiti, per esempio, ha un altro significato rispetto a 'spingerlo a fare i compiti ' o 'stargli addosso'. (Leggi anche: I no che aiutano a crescere

 

Quindi, per lei, troppa disponibilità non fa bene alla relazione educativa? Può fare un altro esempio?

 

“Se la mamma passa il fine settimana a convincere il figlio a fare i compiti, e alle 18 di sera, lui non ha fatto nulla, è ormai super stanca, per non dire 'sclerata'. In questo caso, quel limite invisibile è stato superato e non va bene perché aumenta quella fatica educativa alla base della tipologia del genitore stressato.

 

E se tutto sommato questa tendenza a lasciarsi guidare dal troppo affetto può essere anche tollerabile nella prima infanzia, poi, nell'adolescenza crea le condizioni per un taglio del cordone ombelicale drammatico. (Leggi anche: Capricci bambini, come gestirli da 0 a 16 anni

 

Ma, secondo lei, come è possibile per la mamma capire se sta andando troppo incontro alle richieste del figlio?

 

“E' fondamentale recuperare l'antica virtù della temperanza, ovvero il senso della misura: il genitore equilibrato sa, quasi per istinto, che alcune cose sono opportune per il bimbo e altre no, intuisce quando si sta oltrepassando un confine.

 

Se il bambino, per esempio, chiede e ottiene il terzo gelato, occorre domandarsi: 'perché l'ho concesso?' In questo caso, la mamma sa che non è giusto, ma deve capire il motivo che l'ha resa incapace di agire con misura. E, allo stesso tempo, è importante valorizzare l'istinto genitoriale che è diverso dall'essere sempre disponibile.

 

In sostanza, la decisione di dire sì o no si dovrebbe basare sull'idea di crescere bene i figli con il senso della misura: questo è il bene educativo che a volte porta ad andare contro i sentimenti”. (Leggi anche: L'educazione dei bambini con l'intelligenza emotiva

 

Che cosa vuol dire andare contro i propri sentimenti?

 

“L'amore comporta il fatto di volere il bene educativo reale del figlio al di là delle emozioni di quel momento e delle proprie dinamiche psicologiche.

 

In senso generale, l'amore autentico è misura, esclude il 'troppo'. Una mamma che ama troppo dovrebbe interrogarsi sui motivi interiori che le impediscono di avere un atteggiamento equilibrato verso il figlio.

 

Se, per esempio, la mamma sa benissimo che il figlio non ha aperto il libro di storia, e lei gli ripete la lezione per aiutarlo, non fa il suo bene e dovrebbe domandarsi il perché del suo atteggiamento.

 

Sarebbe insomma opportuno fare la cosa che realizza il reale bene educativo del figlio - non offrirgli una scorciatoia poiché non ha studiato -  al di là dell'affetto”.

 

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