Gioco

Cinque buoni motivi per far giocare i bambini

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22 Ottobre 2013
Per lo psicologo americano Peter Gray, nella società occidentale i risultati scolastici dei bambini stanno assumendo sempre più importanza a discapito del gioco. Che, invece, resta fondamentale per queste ragioni: favorisce la creatività, migliora la salute mentale, lo sviluppo sociale, cognitivo e fisico
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I bambini, si sa, a scuola non aspettano altro che l’intervallo per correre a giocare. Ma se una volta il gioco faceva parte anche della didattica, oggi sembra scomparire: l’importante, soprattutto in occidente, è sempre più il risultato nozionistico. Tuttavia secondo Peter Gray, psicologo e docente al Boston College, il gioco continua a essere fondamentale per lo sviluppo dei bambini così come succede, del resto, per i cuccioli di tutti i mammiferi, che imparano a conoscere il mondo che li circonda proprio attraverso il gioco.

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“Con il gioco – sottolinea infatti Gray in un articolo pubblicato online su Aeon Magazine – i bambini imparano le più importanti lezioni della vita, che la scuola non può insegnare. Hanno bisogno di giocare, giocare e ancora giocare, senza interferenze da parte degli adulti”. Oggi, invece, è sempre più presente la dicotomia “imparare contro giocare”. “Imparare, secondo questa visione quasi automatica, è ciò che i bambini fanno a scuola e, forse, durante altre attività dirette dagli adulti – spiega lo psicologo -. Secondo questa visione, giocare diventa una pausa dall’imparare”.

Invece, indica Gray, “se amiamo i nostri bambini e vogliamo che crescano bene, dobbiamo dare loro più tempo e più opportunità di gioco, non meno”.

Perché ci sono almeno 5 buone ragioni per far tornare i bambini a giocare: i risultati positivi del gioco sono lo sviluppo della creatività, la salute mentale, lo sviluppo sociale, lo sviluppo cognitivo e lo sviluppo fisico.

  1. La creatività. Giocando ed esplorando da soli la realtà che li circonda, sottolinea lo psicologo, i bambini possono sviluppare la loro creatività. L’intervento degli adulti, attraverso attività o giochi guidati, o impedendo ai bambini di uscire da casa per andare a giocare con altri bambini, invece impedisce questo processo.

  2. La salute mentale. Gray sostiene che negli anni in cui il gioco libero per i bambini è andato calando, sono cresciuti i casi di disordini mentali quali ansia e depressione, che oggi sono cinque volte maggiori rispetto agli anni Cinquanta nella fascia 15-24 anni.

  3. Lo sviluppo sociale. I bambini hanno bisogno di giocare insieme per risolvere i propri problemi, per imparare a stare insieme agli altri e per “allenare” le capacità di leadership, di negoziazione e di compromesso. Molti studi, spiega infatti lo psicologo, hanno mostrato che se il gioco declina, cala anche la capacità di essere empatici nei confronti degli altri (cioè di vedere le cose dal loro punto di vista e mettendosi nei loro panni).

  4. Lo sviluppo cognitivo. La capacità di concentrazione nei bambini è limitata: tra i 6 e i 10 anni è al massimo di 30 minuti. Oltre questo periodo, “ogni insegnante – spiega Gray – sa che i bambini si distraggono, si agitano e non ascoltano più”. E qui, ancora una volta, si scopre l’importanza del gioco, “il cui ritmo è regolato autonomamente: ciò favorisce il recupero dell’attenzione e stimola i sensi”.

  5. Lo sviluppo fisico. “Quanti dei nostri bambini sono in grado di arrampicarsi agevolmente su un albero, di saltare un fosso, di correre a perdifiato?”, si chiede Gray. Pochi, si risponde. “Eppure, nelle aree più rurali, ai bambini viene naturale giocare in questo modo, restando in forma. In quelle più urbane e avanzate, invece, cresce l’incidenza dell’obesità”. Quindi, secondo lo psicologo, il gioco è utile anche sotto questo aspetto, che non è certo secondario.

Tra l’incudine e il martello, cioè costretti tra lo studio e genitori eccessivamente protettivi, è la conclusione di Peter Gray, i bambini non hanno più tempo né spazio per giocare. Lo psicologo lancia quindi un appello: “Se li amate, fateli giocare!”.