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Fortnite: il gioco che spopola tra i ragazzini. Consigli e istruzioni per mamme e papà

Di Alice Dutto
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04 Luglio 2018 | Aggiornato il 19 Luglio 2018
Appassionarsi a un gioco di guerra può essere (anche) positivo. Esercita infatti delle capacità che sono utili per lo sviluppo di un individuo. Ci sono però dei limiti da rispettare per evitare che il gioco si trasformi in una dipendenza
 

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Gratuito, ripetitivo, equo e appassionante. Sono queste alcune delle caratteristiche vincenti che hanno fatto il successo di Fortnite, il videogioco che sta letteralmente spopolando tra i ragazzi.

 

CHE COS’É FORTNITE

Fortnite è un videogame lanciato a luglio 2017 da Epic Games, casa di sviluppo specializzata in battaglie in arena già creatrice di titoli di successo come Unreal e Infinity Blade.

 

All’inizio era disponibile solo per computer e console, ma dallo scorso marzo è arrivato anche sugli smartphone e da lì il suo successo è diventato esponenziale.

 

Si può giocare con la versione a pagamento o a quella gratuita (ma con acquisti in app). La prima si chiama “Fortnite Salva il mondo” ed è ambientata in un futuro in cui gli umani superstiti lottano per la sopravvivenza e per salvare ciò che resta del Pianeta.

La seconda si chiama “Battle Royale” ed è proprio questa, uscita a settembre, ad aver conquistato ben 45 milioni di giocatori tra le varie piattaforme.
Il gioco inizia quando si viene catapultati in un’isola deserta generata casualmente. Da lì si avvia la “battaglia reale”: 100 giocatori si affrontano cercando di eliminare tutti gli avversari recuperando armi e oggetti sparsi per l’isola in una corsa contro il tempo. Con il passare dei minuti, infatti, l’area di gioco si restringe. A seconda della modalità scelta, si può giocare singolarmente o in piccole squadre.

 

IL SUCCESSO DI FORTNITE, SPIEGATO

Ma perché questo gioco ha ottenuto un successo così vasto che, all’aumentare delle piattaforme di supporto, cresce sempre di più?


1. Giocare a Fortnite è gratis

All’interno del gioco c’è la possibilità di fare acquisti, “ma non sono strettamente necessari per diventare più forti - spiega Alberto Rossetti, psicoanalista e psicoterapeuta e autore del libro “Nasci, cresci e posta” - ed è un elemento molto importante, perché rende il gioco più equo fra i vari giocatori che possono confrontarsi sulla base delle loro abilità, magari migliorate per le ore passate a giocare, ma non per una questione di soldi spesi”.

 

Detto questo, ai giocatori piace spendere soldi nel gioco. Secondo i dati di SuperDataresearch, a maggio gli oltre 125 milioni di giocatori in tutto il mondo hanno fatto entrare nelle casse degli sviluppatori del gioco ben 318 milioni di dollari, superando di gran lunga i risultati raggiunti da Lineage (100 milioni di dollari), ma anche Pokémon Go e Clash Royale.


2. Non è troppo complicato

Ogni battaglia ricomincia da capo e ognuno è allo stesso livello, rendendo il gioco sempre imprevedibile e nuovo. “Magari qualcuno ha più esperienza, però tutti in teoria possono vincere - sottolinea l’esperto -. Questo dà speranza ai ragazzi, coinvolgendoli maggiormente”.

3. I giocatori sono avatar di “umani”

Dietro ogni personaggio c’è un ragazzo che sta giocando. “Un ragazzo quindi sa che non sta combattendo contro un computer, un algoritmo, ma con un altro bambino e questo aumenta l’adrenalina e il senso di sfida”.
 

4. Le battaglie sono rapide, ma non troppo
Le partite durano circa mezz’ora, un tempo medio - non troppo lungo, non troppo corto - che consente ai giocatori di appassionarsi, ma di avere anche presto il responso della battaglia. “In più, il campo si restringe con il passare del tempo, altra caratteristica in grado di rendere il gioco ancor più avvincente”.


5. Il gioco è disponibile in versione mobile
Si può accedere a Fortnite in qualsiasi momento e luogo, perché da qualche mese è disponibile sullo smartphone. “Giocare in mobilità, senza uno specifico device ma semplicemente dal proprio telefonino, rende sicuramente molto più accessibile il gioco”.

 

6. Più cartoon, meno violenza

Fortnite ha una classificazione PEGI 12, ciò vuol dire che è adatto ai ragazzi dai 12 anni in poi. “Grazie alla sua grafica da cartone animato e allo stile divertente, meno improntato sulla violenza, il gioco incontra il gusto di un numero maggiore di ragazzi, preadolescenti e adolescenti”.

I RISCHI LEGATI A FORTNITE
È nelle esagerazioni che deve essere visto il pericolo dell’utilizzo di questi giochi. Non a caso, recentemente l’Oms ha riconosciuto ufficialmente la dipendenza da videogame come una patologia, il “gaming disorder”, che è stato inserito nel capitolo sulle patologie mentali dell’International Classification Diseases.

La dipendenza da gioco, si legge nel documento, consiste in “una serie di comportamenti persistenti o ricorrenti che prendono il sopravvento sugli altri interessi della vita”.

 

E proprio perché Fortnite è un gioco molto avvincente, che si basa sulla ripetitività, “può spingere i ragazzi a rimanere per molto tempo collegati e a rendere faticoso il loro distacco” avverte Rossetti.

 

Quando ci si rende conto che la passione per il videogame è totalizzante e prende ogni momento libero della giornata, quello è il momento di intervenire. “In adolescenza e preadolescenza è normale che i ragazzi si appassionino a una particolare attività; non va bene, però, se la passione diventa assoluta”.

 

COME INTERVENIRE

Preadolescenza e adolescenza sono momenti molto delicati e importanti per la formazione del carattere di ogni individuo. “In queste fasi della vita aspetti come lo sviluppo cognitivo, la mentalizzazione del corpo e la competizione non organizzata dagli adulti (quindi al di là di attività come lo scoutismo o le discipline sportive), sono molto importanti” spiega Matteo Lancini, psicologo, psicoterapeuta e presidente della Fondazione Minotauro di Milano, autore di numerosi libri sull’adolescenza.

 


Ma in una società ipercompetitiva, in cui sono stati via via chiusi o eliminati importanti spazi di socializzazione, come parchi e giardini, è accaduto che spesso questi aspetti fondamentali per la crescita si siano virtualizzati.

“Prima la competizione tra ragazzi era vissuta nel mondo reale anche in modo piuttosto violento, attraverso i giochi o vere e proprie battaglie tra bande - aggiunge Lancini -. Oggi invece queste esigenze, che sono proprie di ogni essere umano, sono sempre più spesso vissute attraverso degli schermi”.

 

1. Trovate delle giuste alternative
La questione fondamentale che mamme e papà devono capire è perché loro figlio sta giocando a Fortnite (o a qualunque altro gioco). “Bisogna comprendere se lo sta facendo perché si sta allenando per la sua crescita o se lo fa perché ha qualche difficoltà”.

 

Può accadere, ad esempio, che il bambino non smetta di giocare perché fa fatica a costruire delle relazioni. “Magari il ragazzo preferisce giocare rispetto ad andare in spiaggia. In questo caso, bisognerebbe focalizzarsi su quest’ultimo punto e chiedersi perché non gli vada di andare al mare. Magari è in imbarazzo nel mostrare il suo corpo, oppure non ha amici con cui giocare”.

Dirgli semplicemente di smettere sarebbe deleterio, perché attiverebbe solamente un conflitto. "Il ruolo degli adulti è invece quello di avvicinare alternative, magari meno isolanti rispetto a un videogame, che rispondano alle sue esigenze".
 

Ad esempio potrebbero invitare gli amici del figlio a passare insieme le vacanze o creare altri spazi di gioco nel mondo reale dove il ragazzo può sperimentare gli stessi elementi di crescita che esercita nel videogame. "Un’idea può essere quella di organizzare una partita di ‘paintball’ con gli amici”.

 

2. Definite insieme delle regole precise
Nella gestione della quotidianità può poi essere utile coinvolgere il bambino nella gestione del gioco. “Trovate insieme un compromesso. Stabilite il numero di partite che può fare, o il tempo massimo in cui può rimanere collegato e i luoghi e i momenti in cui può farlo”.


3. Rispettate vostro figlio
Soprattutto se avete stabilito delle regole comuni, cercate di rispettare le esigenze del vostro bambino evitando inutili conflitti. “Rispettate i tempi di gioco di una partita e ditegli di smettere solo quando avrà finito. Fate questo paragone: pensate che il bambino stia facendo una partita di pallone. In quel caso, probabilmente aspettereste il termine del match per riportarlo a casa. Applicate la stessa regola anche in questo caso” conclude Rossetti.
 

4. Controllate gli acquisti
Un altro problema potrebbe essere legato all’acquisto compulsivo di accessori e oggetti permesso dal gioco. Controllate le impostazioni dell’account e impostate l’eventuale blocco degli acquisti per essere al sicuro da acquisti inopportuni.